VULPIS? UNA INCOERENTE FACCIA DI BRONZO

    Era solo il 12 Dicembre scorso, non un secolo fa, quando lo sconosciuto, ai più, Marcel Vulpis, giornalista direttore di una testata ed agenzia di marketing dal nome pretenzioso di SportEconomy, fiera di collaborare con società del calibro di FeralpiSalò, Cesena, Lecce e ChievoVerona, dichiarava in una lunga intervista rilasciata ad un sito specializzato sulla serie C “mi candido alla presidenza della Lega Pro ed ecco perchè lo faccio”.

    Al giornalista Sebastian Donzella di Tuttoc.com, che lo invitava a dichiarare le motivazioni che lo avevano spinto a scendere in campo, Vulpis rispondeva senza mezzi termini. Sicuro di sé: “Quest’estate alcune squadre mi hanno chiesto di candidarmi. C’è da tempo, in Lega Pro, del malcontento. Ma per diventare cambiamento, questo malcontento deve passare dalla pancia alla testa. Altrimenti si vota di nuovo per lo status quo. Vulpis, di sicuro, è per il cambiamento. Non ho nulla contro Ghirelli, ci tengo a sottolinearlo. La nostra è una sfida generazionale: io guardo al futuro, lui è più ancorato al passato. I club devono scegliere quale visione del calcio vogliono”.  Il giornalista, dopo una serie di domande sul programma (con risposte per la verità che non hanno contenuti seri, ma sanno piuttosto di propaganda ed appaiono piuttosto fumose), lo incalza di nuovo. Gli chiede quante possibilità ha di farcela e lui risponde combattivo che “Siamo in crescita, mancano 30 giorni: sono un’enormità”.

    Oggi, 30 Dicembre, a soli diciotto giorni dai proclami di guerra e di sfida generazionale, questo campione di coerenza viene annunciato come candidato alla vicepresidenza della Lega Pro. Proprio da quel Ghirelli che riteneva tanto lontano dalle sue idee e con il quale invece va a costituire un triumvirato (con loro c’è anche Luigi Ludovici) che promette sfracelli (in quale senso sarà il lettore a giudicare) nel prossimo quadriennio.

    Una roba del genere non solo non si ricorda a memoria d’uomo, nella storia delle elezioni della Lega Pro, ma stonerebbe persino in un contesto di bassa politica locale. Perché certamente non sarà la prima volta che convenienze personali hanno il sopravvento sulla coerenza di chi si candida a qualcosa (vero Marco Tardelli?), ma un crollo così fragoroso di ogni dignità personale e professionale, una smentita così sfacciata di quanto espresso appena due settimane prima, urbi et orbi, davvero non si era mai visto.

    Non deve mancare il bronzo in faccia a questo campione di chiacchere che appena prima di Natale voleva asfaltare Ghirelli ed il suo modo (e mondo) di gestire la Lega Pro e che appena prima di Capodanno decide invece di candidarsi nella sua lista, sperando forse che nessuno si ricordi di quanto aveva detto. Così come non manca alcun senso dell’impudicizia all’inguardabile presidente di Lega Pro. Il peggiore della storia per pasticci combinati e promesse mancate (salvo quelle di assunzioni e robusti stipendi ai suoi amici), che si è preso del rincoglionito a mezzo stampa dal rampicante Vulpis (i rampanti sono un’altra cosa) il giorno prima di Santa Lucia. Salvo poi accoglierlo a braccia aperte il giorno prima di San Silvestro. C’è proprio da dubitare che abbia capito come si sono svolti i fatti. 

    In attesa di ulteriori sviluppi (e di approfondimenti che i Graffi faranno ), due sono i sospetti che sul caso mi vengono in mente. Il primo, che questo signor Vulpis sia in cerca di uno stipendio più sostanzioso di quello da direttore di SportEconomy. Che peraltro è roba sua, essendo la testata di proprietà di L&V editrice srl, di cui lo stesso Vulpis è fondatore e ceo. Il che significa che da giornalista-direttore-editore lo stipendio deve procurarselo da solo. Molto più comodo farselo pagare da quegli “allocchi” dei presidenti di serie C.

    Il secondo, che ai presidenti di serie C in fondo vada bene continuare a sopravvivere con le gestioni farlocche firmate Ghirelli. Al quale importa solo tenere a galla se stesso ed i suoi amici. E pazienza se la Lega Pro è diventata un carrozzone che sbanda ad ogni curva. Senza alcun controllo sulla corretta gestione delle singole società e sui requisiti di onorabilità e solvibilità di chi le dirige. Tu fai un favore a me ed io chiudo un occhio (anche entrambi) per te…

    Del resto gli imprenditori veri, quelli che considerano le proprie società come una costola delle proprie aziende e parimenti le gestiscono, con spirito imprenditoriale ed oculatezza, sono al massimo una dozzina. Troppo pochi per imporre un ribaltone vero e proprio finalizzato alla costituzione di una Lega che sia davvero il contenitore di sessanta società che brillano per spirito imprenditoriale. Per lungimiranza progettuale.

    Anzi, sono pure malvisti e combattuti dagli altri. Dai fregnoni che spendono soldi che non hanno. Che fanno fatica a pagare gli stipendi e spesso non li pagano. Che si prendono i soldi dell’incasso e si lamentano. Appunto perché ora gli incassi non ci sono più. Ci deve pensare il governo altrimenti con che campiamo?

    Ecco, per quelli così va bene Ghirelli con le sue maldestrezze. Va bene Vulpis con le sue chiacchiere e la sua mancanza di coerenza. Uno che si dimentica oggi di cosa ha detto ieri. Non vanno bene per i presidenti sani, che non spendono sei milioni di euro per essere ultimi in classifica. E comunque non spendono il denaro che non hanno. Purtroppo però i presidenti veri imprenditori in serie C, ripeto, sono pochi. Pochissimi e non possono incidere più di tanto.

    Finirà che si stancheranno e vorranno scendere dalla giostra. Quello sarà il momento in cui davvero finirà la Lega Pro, altro che professionismo o semiprofessionismo. Riforma dei campionati ed altre amenità del genere. La Lega Pro annegherà in un mare di debiti. 

    Questo è il quadro reale triste e drammatico. Porterà soltanto la firma di chi l’ha diretta e gestita.

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