VIVA L’ITALIA, UN PO’ MENO LA SUA COPPA

Viva l’Italia, un po’ meno la sua Coppa. Che, diciamola tutta, ha una formula che di più noioso e scontato c’è solo qualche convegno sui massimi sistemi in cui ti metti in ultima fila e consumi la batteria dello smartphone, mentre i relatori in quel momento “senza parola” fanno lo stesso.


L’abbiamo vista in tv spesso, nelle ultime settimane, la “manifestazione tricolore”, come la chiamiamo noi giornalisti con quest’orribile sinonimo pur di non cadere nella ripetizione che non piace ai maestri (ma il rimedio, a volte, è peggio del male). E l’abbiamo vista consegnarci le “magnifiche quattro”, tutte rigorosamente nel rispetto del fattore campo come previsto da una formula “al risparmio” che fa entrare di scena le big nel tabellone degli ottavi, in partite dal pronostico più scontato che schiacciato.

Si dirà, se proprio vuole esistere un controcanto: il Napoli in crisi ha battuto la Lazio che sogna lo scudetto, mentre Milan e Toro ci hanno regalato l’emozione dei supplementari. Però il problema non è la singola partita, è l’intera kermesse che non fa sognare (per niente).

A cominciare dall’estate. Turni a fine luglio e inizio agosto per squadre di serie B e C (qualcuna pure di D) svogliate e con la testa al campionato, la solita frase sui “carichi di lavoro che appesantiscono le gambe” di tutti gli allenatori e arrivederci in autunno per i turni che non vede praticamente nessuno.

Le piccole aspiranti rivelazioni muoiono pian piano, a volte sopravvive la rivelazione dell’anno (Alessandria o Pordenone) ma non sempre (vedi quest’anno), e così s’arriva in fondo senza aver lasciato una traccia di reale interesse al pubblico, mettendosi alle spalle stadi il più delle volte semi-deserti, tristissimi anche per la tv.

Strano – ma vero – dover prendere la Francia, Paese che ha il campionato più scontato al mondo, come modello. Lì, nella Coppa nazionale, in questa stagione ha conquistato le cronache ben al di là dei confini l’escalation del Saint-Pierre, club che rappresenta un’isola esterna delle Seychelles, unica squadra del dipartimento Oltremare ad essere approdata ai 16esimi di finale. Un po’ come se una nostra piccola formazione di Eccellenza o Promozione si ritrovasse in tabellone con le grandi della serie A.

E se l’Italia facesse così dall’inizio? Se a Ferragosto, invece che l’amichevole di casa Agnelli, la Juve giocasse in Coppa Italia – per dirne una a caso – a Roccella, a Cerignola o ad Agropoli? Sì, tutto in gara secca, se vi pare, ma in casa dei più deboli, con stadi (stra)pieni ed eventi veri, non come quei forzati trofei estivi che non interessano a nessuno.

Senz’offesa (per nessuno)….