Viterbese, l’intuito di Camilli, l’acume tattico di Calabro

L’intuito che alloggia nella mente di quel “vulcano” chiamato Piero Camilli l’ha avuta vinta una volta di più. Il crescendo di risultati che accompagna il cammino della Viterbese sta dando ragione alle sue scelte. Non a caso ho detto un “vulcano”. Quello è il carattere della persona. Lo è sempre stato. Un intuitivo. Un decisionista. Non potrebbe essere diversamente. Tanto affabile e avvolgente nell’ospitalità quanto irascibile ed incontrollabile se si cerca di pestargli i piedi.
Rifiutava, a ragione, il girone C ad inizio di stagione. Ne aveva ben donde. Gironi di Lega Pro fatti con il “falcione”. Fu uno sgarbo nei confronti di un imprenditore che ha fatto dei gialloblù laziali una società modello. Nei pagamenti e nell’organizzazione.
I fatti stanno dimostrando/confermando le grandi carenze di gestione della terza serie professionistica. La Viterbese denotava difficoltà di “acclimatamento”. La partenza in ritardo ed a rilento la relegava nelle zone basse della classifica. Occorreva una sterzata. Un cambio di rotta determinante.

Una decisione che Piero Camilli ha maturato in fretta. Ci ha messo poco tempo per cambiare il management tecnico e sportivo. Via chi aveva allestito la squadra in estate e via anche l’allenatore. L’arrivo di Danilo Pagni e di Antonio Calabro servì per restituire fiducia allo spogliatoio. I buoni risultati la giusta conseguenza.
Calabro vanta una media di 1,75 punti/partita. Nessuno in Europa gioca, come la Viterbese, ogni tre giorni. La proiezione dei risultati colloca i gialloblu al quinto posto in classifica (debbono ancora recuperare due partite). L’approdo alla finale della Coppa Italia di categoria rappresenta la ciliegina sulla torta. Fa di Piero Camilli il presidente più vincente nell’ultimo scorcio di stagione.
L’intuito di “vulcano” Camilli lo porta alle scelte più appropriate. Non a caso anche Massimiliano Allegri è passato dalle sue parti (come Pioli e Sarri del resto). Antonio Calabro si specchia nel carattere del suo presidente. Possiede la sua stessa determinazione, accompagnata da acume tattico, indispensabile per far bene. E’ giovane, preparato e di prospettiva.

Camilli ha avuto intuito anche con Danilo Pagni. Non è facile fare il direttore sportivo alla corte dell’esigente Piero. Il presidente conosce come pochi il mondo del calcio. Per questo va assecondato. Va interpretato e compreso in tutte le sue sfaccettature. Pagni si sta impegnando. Sul mercato ha operato con criterio. Ha sfoltito la rosa, i nuovi non appesantiscono la gestione. Chi già c’era è tornato su buoni livelli standard. I nuovi hanno inciso positivamente. Se arrivano i risultati parte del merito va riconosciuto anche a lui.

La Viterbese del presente, un mix di giovani ed esperti, sta ancora correndo dietro il recupero di partite (ne mancano ancora due, Cavese e Catanzaro). Viaggi interminabili che impongono alla società sacrifici anche di natura economica. Un ritiro tira l’altro. Una partita ogni tre giorni, come accennavo sopra, obbligano lo staff sanitario a sfidare le leggi mediche sul recupero fisico. Anche in questo Camilli da dimostrazione della bontà del suo management.

Infine la Coppa Italia. La Viterbese ci arriva per il secondo anno consecutivo. Nell’ultima edizione il trofeo gli venne “scippato” malamente dall’Alessandria. A fine gara il presidente andò, giustamente bisogna dire, su tutte le furie. Non risparmiò, nei suoi “apprezzamenti”, neppure Gravina e Ghirelli. L’avversario di questa stagione sarà il Monza di Berlusconi e Galliani. Chi vince passa direttamente agli ottavi di finale dei play off per dare la scalata alla serie B. Il trofeo è maggiormente ambito anche per questo. Dalle parti di Camilli ci si augura di assistere a una sana competizione. Sarebbe veramente un peccato se fatti che esulano dal recinto di gioco lo inducessero a riflettere sull’opportunità o meno di proseguire nel mondo del calcio.

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