VIBONESE, IL MODELLO IMPECCABILE DI PIPPO CAFFO

Quando sono stanco di ascoltare le “stronzate” (chiedo scusa per il francesismo) proferite da alcuni addetti ai lavori pugliesi, scendo in Calabria. Per ossigenarmi al profumo di un calcio diverso. Qualche ora di sano professionismo non guasta mai. Vibo Valentia è la tappa ideale.

Un grande piacere poter parlare di calcio con un caro amico. Un mio vecchio pallino irraggiungibile, da calciatore e da allenatore, Giacomo Modica. Integralista sì del 4 – 3 – 3 (mai tradire le proprie origini), ma disponibile ad altri schemi quando necessità lo richiede.

Pochi concetti, ma basilari per giocare al calcio. Lavoro, rispetto reciproco ed applicazione. Poi chi sa (chi comprende) cresce da solo. Ne sa qualcosa, appunto, il “rigenerato” Emmausso (giunto già, in questa stagione, a sette reti) come lo ha compreso Filippo Berardi, il talentino sanmarinese scuola Torino.

Anche lo spirito un po’ bizzarro di Leonardo Taurino (grandi qualità tecniche non sempre supportate dalla applicazione) si sta adeguando. Il ragazzo tarantino non deve farsi sfuggire l’opportunità che gli viene offerta, da madre natura, per affermarsi.

Veder giocare la Vibonese, in questa stagione, ti fa piacevolmente riavvicinare al gioco del calcio. I rossoblu non hanno nulla da invidiare a tante avversarie più titolate.

A Vibo, a differenza di quanto accade in altre piazze, vogliono andare tutti, per misurarsi professionalmente. L’ambiente è ideale per ricostruirsi. Un’isola felice come poche, la narrerebbero i poeti.

Ho citato Michele Emmausso, ma nel tempo potrei allungare notevolmente la lista. Ne sa qualcosa anche Errico Altobello, un ragazzo serio, che proprio alla corte di Pippo Caffo ha avuto l’opportunità di dimostrare la sua integrità morale e professionale.

Non a caso, però, ho accennato a Pippo Caffo. Il “motore” attorno al quale ruota tutta la Vibonese.

Un vanto non soltanto per la Calabria. Un’ eccellenza, unica in Italia, nella produzione industriale dei distillati. I sontuosi successi imprenditoriali, ottenuti unitamente a suo figlio, non necessitano di essere elencati.

Parlavamo di Pippo, una bellissima persona. Affabile. Sempre disponibile. Unisce alla capacità manageriale una semplicità di comportamenti disarmante. Impossibile non trovarsi in empatia con lui. Ho il rammarico di non averlo potuto conoscere prima.

Pippo Caffo coltiva, da sempre, la passione per il calcio. Quel morbo, paragonandolo al mal d’Africa, che una volta contratto non ti abbandona mai. Oso dire, senza tema di essere smentito, che è nato presidente. Senza di lui a Vibo non ci sarebbe il professionismo. Probabilmente non si parlerebbe neppure di Vibonese. Sotto la sua ala protettrice, con la politica del buon padre di famiglia, cresce tutto il movimento calcistico di quel territorio.

La Vibonese, come tutte le sue aziende, è divenuta in fretta un bel modello di difficile imitazione. Una valida gestione (non poteva essere altrimenti), una organizzazione snella, ma efficace. Infrastrutture idonee ed adeguate alle norme.

Pochi collaboratori, ma qualificati (alcuni, come Saverio Mancini, sono storici). Strategie adottate con l’armonia che regna nelle famiglie più sane. Le migliorie apportate nel tempo allo stadio Luigi Razza hanno fatto di quell’impianto una nicchia. Funzionale e accogliente.

La ciliegina sulla torta, ultima in ordine di tempo, la costituzione di un ufficio marketing in linea con le aspettative del club. La ricerca di un sostegno economico che nella gestione di una società di calcio è divenuto oramai elemento indispensabile.  Nel rispetto anche delle priorità imposte dalle norme vigenti. I primi risultati portati a casa dal responsabile Daniele Cipollina sono di grande auspicio (preziosa, al proposito, la collaborazione di Gregorio Galati). In concreto parlano i numeri (relativamente alla partecipazione pubblicitaria) e parlano le immagini (per quanto concerne l’accoglienza).

La pancia del Luigi Razza ospita oggi l’area ospitality del club. Splendida nel suo genere. Un’immagine positiva più unica che rara in categoria ed anche oltre. La dimostrazione di una crescita costante in termini di credibilità. Va da sé che l’insieme dei fattori sopra indicati conducano, inevitabilmente, anche alla ambita crescita dei risultati sportivi.

Perché è pur vero che il progetto iniziale puntava ad una salvezza tranquilla, ma in campo si va sempre per vincere. Così il tempo insegna che: un avversario alla volta, un punto alla volta, una vittoria alla volta. Mai porre limiti alla provvidenza … poi si sa le somme, nel calcio, si tirano sempre a primavera.

Nelle foto alcuni momenti dell’inaugurazione della nuova sala stampa e dell’area ospitality della Vibonese.