Viaggio dentro al “piattume” dei tempi moderni

Da qualche stagione a questa parte, eccezion fatta di quest’ anno con l’ arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus, la Serie A non risulta appetibile come un tempo durante il mercato estivo, figuriamoci in quello invernale dove appunto si va a puntellare o correggere quanto già fatto in precedenza.
Di fatto in questo mercato si sono visti per lo più movimenti di secondo piano ( basti pensare che la Juventus capolista ha preso solo Caceres come calciatore di rilievo, segno evidente che il livello del calcio italiano è veramente fermo a un punto zero o quasi).

Napoli, Inter, Roma e Lazio per esempio non hanno tesserato nessuno e non sembra affatto che questa decisione sia dettata dal fatto che se la passino bene. Diverso il discorso del Milan, che acquistando Krzysztof Piątek, si è assicurato le prestazioni di uno dei più forti centravanti dell’ era moderna, uno che ha la fame e il senso del gol di Inzaghi e la determinazione di Batistuta, tanto per intenderci e che potrà dare non poche soddisfazioni ai tifosi rossoneri, sempre che il buon Gattuso capisca che per diventare grandi e acclamati non è necessario portare sempre e soltanto la croce, ma anche e soprattutto offrire momenti di bellezza estetica attraverso il bel gioco.

Chissà forse con il passare del tempo potremmo arrivare ad ammirare nel Milan quanto oggi ci possiamo solo auspicare, a patto di non cadere mai nell’ errore blasfemo di far paragoni con il grande Milan di Sacchi o dell’ era Berlusconi, perché una squadra così bella come quella del buon Arrigo nasce ogni due secoli, forse.
Ma la domanda alla quale dovremmo riflettere un po’ tutti è un’ altra:” Come mai il campionato più bello del mondo improvvisamente vive un momento (che va da almeno dopo il mondiale 2006) così di appannamento e snobbismo?”
Ma la cosa che ci dovrebbe far riflettere è “perché il calcio italiano da ormai parecchi anni non produce talenti, né attira l’ attenzione dei tanti campioni mondiali ?”

In questo frangente ognuno potrebbe dire la sua e ogni tesi potrebbe essere quella giusta e plausibile, però sta di fatto che il livello tecnico del calcio italiano sia radicalmente calato, così com’è calato il livello culturale del paese (e qualcuno già in passato aveva fatto giustamente notare le similitudini), perché a furia di copiare, un po’ di qua e un po’ di là, alla fine ci siamo ridotti a perdere la nostra identità che con sudore, sia prima che dopo la guerra, ci eravamo guadagnati facendoci apprezzare per le imprese e per il senso epico ed estetico che ne avevamo dato e tratto (per esempio basti ricordare la partita Italia-Germania 4-3 del mondiale messicano del 1970 considerata ancora oggi la più bella ed emozionante di sempre e non a caso denominata “partita del secolo”).

Viviamo un periodo storico fatto di crisi identitaria e sociale, nella quale l’ effimero ha più importanza dell’ essenza, il business più della passione, il denaro più del sentimento: basti considerare che ogni anno ci sono squadre dalla grande storia e blasone che falliscono addirittura in Serie B (il Bari lo scorso anno e purtroppo in questi giorni il Palermo vive ore di grande apprensione), per non parlare della Lega Pro dove il livello di malcostume ha raggiunto livelli esorbitanti ormai da anni considerando che saranno almeno 30 anni che ogni anno ci sono squadre che falliscono durante il campionato o non si iscrivono a quello successivo.

A farne le spese sono sempre gli anelli deboli, dai calciatori fino ad arrivare ai tifosi, passando tutta la trafila di chi compone una società. Ma noi ci chiediamo, un po’ da tifosi e un po’ da cittadini, come mai possono accadere certe cose? E soprattutto come mai si ripetono ciclicamente? E’ mai possibile che chi debba vigilare riesca a chiudere sempre più di un occhio e che la legge non sia uguale per tutti?
Domande che ci lasciano spaesati e senza parole, privi di un fondamento e un riferimento di legalità nel quale credere e da poter osservare con orgoglio, che ci lascia ogni giorno sempre più smarriti e talvolta indifesi.
Siamo caduti in preda a quella violenza che ci vuole merce a tutti i costi, dove tutto ha un prezzo, ma soprattutto dove solo se hai soldi puoi dimostrare il tuo valore, con la perdita di qualsiasi moralità etica. Non è così e non dovrebbe affatto passare questo messaggio perché un calcio a un pallone e un gol fatto dal proprio idolo devono tornare ad essere momenti di pura gioia che possano permettere alle generazioni odierne (e future) di poter sognare di compiere un giorno la grande impresa di vincere la Champions League o addirittura il Mondiale per poter essere riconosciuti e acclamati finalmente di aver riportato la vera gioia e armonia in un Paese intero, perché oggi come ieri “la felicità è sovversiva quando si collettivizza” e questo paese ha bisogno di essere felice per poter ripartire nel sano e dovuto rispetto delle regole. Da parte di tutti.

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