VIA, GABRI E IL VECCHIETTO, O IL VENTO VI SPAZZERA’

    E neanche  a Ferragosto una riflessione carina per il nostro calcio?

    Niente da fare, non riesco ad avere un pensiero felice, alla Peter Pan. Neppure sotto il solleone.

    La prospettiva di una nuova stagione, con le stesse facce, gli stessi piccoli sotterfugi e imbrogli per mettere da parte qualche soldo. Il vecchietto di Gubbio che ci parla di etica mentre colleziona reati, mi mette i brividi. Altro che abbronzatura.

    Non una prospettiva di cambiamento. Una capacità di analisi. Una seria volontà di riformare il sistema che oramai sta implodendo. Come vedremo fra poco attraverso una seria analisi di numeri, null’altro che vagonate  di fuffa.

    Non c’è stata nessuna volontà di riformare i campionati. Il format. I pesi elettorali. Nonostante sia Gabri che il vecchietto di Gubbio sfoderassero,  nei rispettivi programmi, svolte epocali.

    Ma figuriamoci.

    Siamo in piena campagna elettorale, altro che tavoli di riforme, Vittorio, del calcio italiano chissenefrega. Da un lato per le elezioni della Federcalcio se ne parla il 15 marzo, così fino ad allora posso resistere. E poi sto brigando per farmi rieleggere. In qualsiasi modo.

    Addirittura la Raggi si ricandida a Roma come sindaco, nonostante gli sfaceli sulla pulizia, gli assessori cambiati, il traffico e il divieto del terzo mandato. Allora pure io posso farcela. Sono bello. Sono abbronzato. Posso fare salotto. L’deale per gli europei. Ho riempito la Federazione di amici e consulenti, a botte di 10 mila euro mese anche in piena crisi Covid. Ho mantenuto in vita la Lega Pro, che avevo contribuito ad ammazzare, così come il vecchietto di Gubbio, con stipendio misterioso deliberato non si sa da chi. Vecchietto  che è pronto, supino, a servirmi il suo 17% di una Lega destinata ad essere cancellata.

    Eppure (dico io Vittorio) questa sgangherata Lega Pro “vale” quanto la Serie A e la Serie B messe insieme. Non so se mi spiego, come direbbe Giancarlo Abete.

    E come ci giriamo, vediamo fuffa. Chiacchiere e menzogne.

    La Lega Pro prosegue il suo percorso di riammissioni e ripescaggi in modo da cercare di raggiungere il format a 60 e autogiustificare la sua esistenza. Il vecchietto Ghirelli (nella foto qui sopra) che straparla di necessità di sgravi fiscali e minaccia scioperi. Insomma una sorta di deja vu dello scorso anno. Il tutto, francamente, è molto imbarazzante.

    Intanto di recuperare i soldi della Lega che si è rubato Macalli non se ne parla (non ho paura di usare questa espressione perché una sentenza penale passata in giudicato lo ha oramai accertato). Di pubblicare il verbale di assemblea che avrebbe deliberato il compenso del presidente (minuscolo) non se ne parla. Come del direttivo che avrebbe stanziato lo stipendio di 200 mila euro al raccomandato di turno neppure. Il tutto condito con una sentenza che ha levato la proprietà della sede, per la quale si continua a pagare il mutuo alla Banca Popolare di Milano.

    E i costi da contenere, e i soldi e gli aiuti alle società che eroicamente ancora ci credono? Ma chissenefrega, io ho pure i consulenti per le aree strategiche e i rapporti istituzionali. Alle società gli rifilo campanili e pulmini.  Oppure gli cito il comitato etico.

    Il vento spazzerà via tutta questa gente. E’inevitabile. 

    E’ storico. In Italia le uniche riforme le fanno i PM. Non c’è scampo. Pagare un mutuo per un immobile non di proprietà? Percepire compensi mai deliberati? Incassare stipendio e pensione dallo stesso soggetto? Non recuperare le somme rubate?Tutto si può fare, e dai!

    E per non essere da meno anche Gabri ha rispolverato il Salaria Sport Village. Un bel centro sportivo vicino Roma, tutto da ristrutturare, piscine, campi da calcio. Vai con l’appalto.

    E Coverciano? E la crisi? E una riforma vera di governance levando i soliti corporativismi delle componenti, inserendo manager e amministratori indipendenti?

    Non se ne parla.

    La Lega Pro e la Federcalcio hanno introdotto le rose limitate a 22 giocatori. Figuriamoci la Associazione calciatori che tuoni e fulmini, vista la inevitabile perdita di posti di lavoro. Veramente non è proprio così. Calcagno, aspirante alla presidenza, sta pensando alle elezioni, non ai tesserati. Il tutto in vista un bell’accordo con spartizione di posti in modo da andare compatti con il proprio 20% che fa da ago della bilancia. A chi offre di più fra Gabri e Sibilia daremo il nostro appoggio.

    Queste sono le necessità dei tesserati, non i posti di lavoro perduti? Complimenti!

    Ma non dura, non può durare. Non ve ne rendete conto.

    Non potendo presentare il famoso Report del calcio, nella consueta riunione romana presso la Presidenza del Consiglio, Gabri Gravina ha pensato bene di fare la passerella a Sky. Per presentare il nuovo numero del 2019.

    E lì, in pochi minuti, si possono sciorinare cifre senza contraddittorio. Fare vedere come le entrate, sotto la sapiente guida di Gravina, siano aumentate.

    A parte la Federazione che senza partite della nazionale e quindi senza sponsor e pubblicità non sappiamo come possa andare avanti, ma sono proprio i numeri del calcio che sono impietosi.

    Basta approfondire  senza mistificare la realtà. Solo i Graffi (e per la verità Vendemiale del Fatto Quotidiano) sanno leggere?

    Realmente. Nella stagione 2018-2019 il calcio professionistico ha registrato il peggior risultato in termini di perdita degli incassi con  un “buco” di 395 milioni di euro (-83,9% rispetto a quella precedente. Nelle serie inferiori, che sopravvivono solo con i “lasciti” della serie A ancora peggio: in B  anche i ricavi sono crollati  (-11%), in Serie  c (minuscolo, si sa) ci sono stati 107 punti di penalizzazione per irregolarità amministrative.

    E allora, cosa vogliamo aspettare a riformarla con il tanto sventolato semiprofessionismo?

    Certo se aspettiamo Gabri e il vecchietto da Gubbio, che cercano di raschiare il barile sino alla fine, non andiamo lontano. Così si spiega la cifra record di 4,6 miliardi di debiti toccata dalle società nell’insieme dei tre campionati.  4,3 miliardi nella sola Serie A (+11%). 

    Senza contare che i ricavi da stadio sono ovviamente in flessione, perché si tratta di impianti vetusti, quasi tutti di proprietà comunale. E allora come puoi pretendere che una società, in convenzione, spenda milioni per ristrutturare uno stadio non di proprietà?

    Queste sarebbero le battaglie da fare con il Governo. Non ristrutturare il parco giochi sulla Salaria.

    Senza considerare che la stagione sportiva 2019/2020 è stata travolta dalla pandemia e quindi niente pubblico. Non oso pensare l’anno prossimo. Alla faccia di un Gravina che cerca di  recitare il trionfo del calcio italiano. Ci racconterà dei bagni in piscina al Salaria Sport Village?

    Ma di fronte a cifre  da fallimento come queste, come si sopravvive? Come può una società di capitali o addirittura quotata in borsa non dichiarare fallimento?

    Ma Vittorio ti meravigli? Ma con la superfuffa. Con le plusvalenze finte, si sa. E non parliamo di piccole realtà nascoste.

    La Juventus (9 scudetti) ha venduto all’Udinese il fuoriclasse Rolando Mandragora, che tutti i club stranieri ci invidiano, per 20 milioni di Euro. Mi perdonerete, io vedo partite tutti i giorni, ma francamente, mi scuso anche con il ragazzo, ma non so chi sia.

    Davide Bettella e Marco Carraro, pilastri dell’Inter. Sono andati all’Atalanta per 12 milioni di Euro.

    Tutta fuffa, ovviamente.

    Nella stagione sportiva 2018/2019 le plusvalenze delle società professionistiche hanno sfondato il muro dei 700 milioni di Euro. Ecco come si fa a ripianare i bilanci e le perdite.

    E la Covisoc? L’organismo di controllo voluto da una legge dello Stato? E La Figc chi controlla e come? Gli unici deferiti e condannati per plusvalenze sono stati il Chievo, che evidentemente non ha santi in paradiso e il Cesena che è fallito, e si è beccato 15 (inutili) punti di penalizzazione.

    E allora di fronte a tanta inerzia. A riforme solo annunciate. A raccomandati piazzati qui e lì. A numeri impietosi, ci vuole un bel coraggio a presentare il Report del calcio a Sky. Forse l’unica che ci può salvare sarà la Serie A che comunque ha immesso, nella governance, manager non provenienti dal calcio, ma dalle industrie e dalla banche.

    Se anche la Federcalcio non farà altrettanto, tenendosi invece stretti piccoli mestieranti alla Gabri Gravina o alla Ghirelli, non ci sarà scampo.

    Il vento, statene certi, li spazzerà via.

     

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