VADE RETRO …CONI

Si è straparlato in questa estate triste per il povero calcio italiano. Certo il nostro calcio bistrattato da incompetenti e avventurieri. Massacrato dalle ingerenze della politica. Ancor più dai provvedimenti abnormi assunti dai vari Tribunali Federali, Collegi di Garanzia e TAR del Lazio.
Un caos totale che ha rovinato il calcio professionistico. Poco in Serie A, per dire il vero. Moltissimo in Serie B e Lega Pro. Con danni quasi irreversibili, di immagine, ma soprattutto economici. Basta pensare alle trasferte da organizzare (dai Campionati di Lega Pro) che slittano quotidianamente a colpi di sentenze. Decisioni che hanno costretto a rinvii su rinvii.

Andiamo con ordine, per dire anche noi la nostra, senza troppi fronzoli. Cercando di spiegare, anche tecnicamente, quello che è successo. Per concludere che, se ci si fosse attenuti alle norme e alla Giustizia, tutto questo non sarebbe mai successo.

La madre di tutti i problemi è stato il Commissariamento. Potrà sembrare starno, ma quel palo colpito da Darmian, in Svezia, ha sconvolto tutte le procedure. Ha fatto saltare tutti gli equilibri.
All’assemblea elettiva del 29 Gennaio da una parte Gabriele Gravina, Presidente della Lega Pro dell’era post-Macalli. Un manager magari non geniale (potrà obiettare qualcuno) ma comunque abile conoscitore della macchina federale. Ha frequentato la Federcalcio srl, la società di servizi della FIGC. Si è occupato di appalti e ristrutturazioni del nuovo palazzo di Via Campania 47 a Roma. Quello dove oggi sono collocati gli organi di Giustizia sportiva. Sa bene come muoversi.
Dall’altra parte Cosimo Sibilia, Senatore di Forza Italia, Presidente della potentissima Lega Nazionale Dilettanti. Oltre a vantare un pesante 34 per cento in assemblea federale, ha ereditato una buona macchina costruita da Carlo Tavecchio in tanti anni di incontrastato potere.
Un potere che va dai campi in erba sintetica (con certificazione che viene data da società consorelle alla Lega) agli impianti di illuminazione (convenzioni con Enel). Sino al campo assicurativo dove per milioni di calciatori dilettanti occorrono altrettante polizze. Insomma, interessi economici molto rilevanti. Anche Cosimo Sibilia un candidato autorevole e qualificato.
In mezzo l’associazione italiana calciatori. Il sindacato dei calciatori che all’assemblea di Gennaio scorso si è trovata a fare l’ago della bilancia.
C’era da scegliere fra un operatore collaudato (Gravina) e un Presidente potente (Sibilia). Il buon Tommasi si è fatto “irretire” dal Giovannino nazionale. Non a caso Dagospia lo chiama Megalò anziché Malagò.


Il Presidente del Coni è un politico super presente. Dappertutto. Ha intessuto una rete di conoscenze e relazioni di democristiana fattura. E’ impelagato in mille iniziative fra le quali la candidatura alle prossime Olimpiadi invernali.
Erano in lotta Torino, Milano e Cortina. Chi ha scelto il nostro? Ma tutte e tre. E come sarebbe stato altrimenti. Per non rovinare i rapporti con nessuno. E così, per la prima volta, abbiamo nella storia una candidatura tripla. Non si sa però se il Comitato Internazionale Olimpico gradirà.
Approfittando dell’incertezza dell’associazione calciatori il nostro Malagò che fa? Convince il poco lucido Tommasi a non schierarsi. Promette chissà quali cariche. Regala sub-commissari di nessun potere. Il flop dell’assemblea federale è scontato e preannuncia l’arrivo di un doppio commissariamento. Federcalcio e Lega di Serie A.
È fatta. Il giocattolo è mio. Senza pudore, il nostro, si colloca sulla poltrona della Serie A e mette il suo vecchio braccio destro, Roberto Fabbricini, su quella al quarto piano di via Allegri.
I due, da quella nomina, ma è Malagò che è entrato a piedi pari nel mondo del pallone, ne hanno fatte di tutti i colori.

Alla Lega di Serie A, la più importante per il movimento di denaro che genera con i diritti televisivi, ha messo un suo fidato banchiere. Quel Micciché in totale conflitto di interessi.
Micciché è infatti il Direttore Generale di Intesa Sanpaolo. La banca che controlla Rcs, Rizzoli, Corriere della Sera. Presieduta da Urbano Cairo. Per di più proprietario anche del Torino.
Non a caso la Gazzetta dello Sport decide, amplifica, propone. Del resto è il più seguito e venduto giornale sportivo italiano. Non a caso, quindi, la Gazzetta anticipa il golpe della Serie B a 19 squadre. Come lancia alla candidatura, di nuovo Presidente Federale, Andrea Abodi, oggi al Credito Sportivo. Una nomina politica.
Una ingerenza intollerabile. Fabbricini vìola le norme. Cambia i format dei Campionati. Abusa dei suoi poteri di Commissario.
Malagò nomina un suo amico a Presidente di Lega e cerca di collocare qualcuno a Via Allegri. Tale che il Coni possa controllare, dopo il commissariamento, sia la Lega di A che la Federazione.
È bene, in ogni caso, che questa situazione finisca.


È di sabato scorso la notizia che il TAR del Lazio, con un decreto presidenziale (cioè senza neppure sentire le parti) ha annullato la decisione del Collegio di Garanzia (Coni padrone di casa). Collegio che, anziché decidere sull’evidente e clamoroso blitz sul format di Serie B, aveva rinviato tutte le decisioni ai Tribunali federali.
È di stamane la notizia che il Presidente del Collegio di Garanzia, l’ex ministro Franco Frattini, ha deciso di convocare le parti interessate per riportare la Serie B a 22 ed a consentire, finalmente, anche alla Lega Pro di partire.
Basta quindi con le ingerenze politiche. Il CONI e la politica debbono rimanere fuori dalla governance del pallone. È sempre stata una battaglia e un principio della Federcalcio, quello di tenere fuori la politica ed il CONI dall’autonomia federale.
Non è un caso che la FIFA non tolleri le influenze politiche all’interno delle Federazioni. Proibisce nomine dei vertici che non vengano dagli aventi diritto, ma che subiscano l’interessamento dei governi nazionali.

Ed è bene, come accennavamo, che le componenti Federcalcio mettano la parola fine al Commissariamento. Che erigano un argine, anzi un muro altissimo, verso Malagò e la politica. Restituiscano la Federazione alle sue componenti. Siano in grado di non farci mai più rivivere lo scempio di questa estate assurda.