UOMINI SOLI – Ma quanto pensate di durare?

Mi riecheggiano nella mente le note di quella famosa canzone dei Pooh e non posso che pensare al duo delle meraviglie Gravina-Ghirelli.
No, cari lettori, non mi riferisco a questioni di cuore. Anche se fra ex mogli abbandonate e private di alimenti. Compagne. Nuove mogli, figli ignorati e giovani ragazze prelevate da Firenze, ci si potrebbero riempire pagine di gossip.
Mi riferisco piuttosto al livello di Federazione e Lega Pro, ai minimi della storia. Senza scelte strategiche, con sperpero di soldi pubblici. Alle autodichiarazioni che tutto va bene, al non essere in grado di vedere al di là del proprio naso.
Ma il tempo è galantuomo e i nostri due “eroi” sono sostanzialmente uomini soli. Isolati e pronti ad essere spazzati via dagli eventi.
Gabri ha avuto sempre nella sua vita un profilo basso, non avendo del resto la preparazione o la capacità manageriale di un Carraro o di relazioni di un Malagò.
Ecco, Malagò, appunto.

Una delle scelte politiche di Gravina è stata quella di schierarsi contro Giovannino, a fianco di Sport e Salute e di Sabelli. Ha pensato così di accattivarsi le simpatie dell’ex manager di Alitalia e Piaggio.
Sì perché nel progetto della Lega di Giorgetti, Sport e Salute che ha preso il posto della CONI Servizi, diventa il vero gestore dello Sport italiano. Lasciando al CONI, la Federazione delle Federazioni, solo le briciole della parte olimpica.
Sabelli dovrebbe diventare il nuovo “distributore” delle risorse pubbliche attraverso le quali si sostentano le Federazioni, altrimenti destinate al fallimento economico-finanziario.
In testa alla classifica degli sperperi?
Ma la Federcalcio, “of course”. Una macchina enorme che spende quasi 40 milioni all’anno per funzionare (?!) come ho già  più volte sottolineato e con un budget previsionale per il 2019 di meno 9,1 Milioni di euro.
Spese pazze. Managers strapagati da immettere nel carrozzone. Amiche da supportare. Centri sportivi da ristrutturare (ora metteremo l’occhio sugli appalti).
Senza il contributo statale come si fa?
Ben venga allora Sabelli, Sport e Salute, la Lega e tutti i filistei.
Il CONI, Malagò, chissenefrega. Non conta più nulla, in barba alle norme e al CIO.
Addirittura per mettere una toppa al papocchio creato in Lega Pro con il Cerignola, si è andati contro il CONI e contro il Collegio di Garanzia. Alla faccia dell’autonomia della giustizia sportiva, rivolgendosi a qualche amico del TAR Lazio.
Insomma, come dire a Giovannino: non conti più niente e allora viva Sabelli.
Una sola scelta ha fatto Gabri (non in grado di dare un corso e una linea strategica alla Federcalcio) e mai scelta è stata più imprudente e dissennata.
La Lega non è più al Governo. Giorgetti è disoccupato e Sport e Salute, sapete chi ha come socio unico? Il Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Ma poi al di là dei partiti, siamo proprio sicuri che togliere il potere al CONI sia legittimo?
In campo internazionale già sono arrivati i primi missili. Ben sapendo che le commistioni tra politica e sport non sono ammesse e che le conseguenze sono rilevantissime. Arrivano sino alla esclusione dalle competizioni internazionali.

Ma come, Gabri, tu che sei un “prudentino”. L’unica scelta che fai è quella di scaricare Malagò e di seguire i soldi di Sabelli? Bravo, hai preso una bella toppa.
È di ieri l’uscita della nostra atleta più famosa, Federica Pellegrini, la più titolata campionessa di nuoto nella storia mondiale. All’incontro con il Presidente della Repubblica ha lanciato un bel missile su Sport e Salute, ricordando a Mattarella che lo Sport ha sempre funzionato e che non si deve stravolgere.
Le chiedo umilmente di proteggerci, di proteggere il nostro mondo. In Italia lo sport funziona e aiuta a crescere le generazioni nel segno della disciplina, del rispetto e del sacrificio”.
Capito Gabri, che bella mossa hai fatto.
Malagò ha schierato le sue truppe. Preparati al peggio.
Ma poi, schierarti con Sport e Salute. Abbandonare il CONI. Impugnare i provvedimenti del Collegio di Garanzia!
Gabri, non è proprio nelle tue corde.
Tu sei quelli dei racconti autocelebrativi, del sistemare gli amici (Valentini) e le amiche del cuore.
Non ti avventurare troppo che non sei capace.
Tu sei quelli che fa giocare l’under 21 a … Castel di Sangro. Dove hai conosciuto successi sportivi, prima che le “ombre” di partite truccate ne macchiasse il ricordo.
Per non parlare del convegno previsto per oggi su Gabriele D’Annunzio e lo sport (?). Si fa a Pescara.  Tutti in Abruzzo.  Ecco Gabri, quello è il tuo livello.
Piccoli convegni abruzzesi su D’Annunzio …
E poi la manovra per favorire gli amici e scaricare il Cerignola.
Ma continuando a fare così il reato (abuso d’ufficio) è dietro l’angolo.

Il Cerignola appunto. Ingiustizia è fatta. La ragione del club pugliese si è infranta contro le dinamiche dei poteri forti della Federcalcio. Nel giochino dei ripescaggi e delle riammissioni si è badato esclusivamente ad accontentare gli amici. Il Cerignola era diventato un ostacolo alla realizzazione di quell’insano “progetto”. Non trovando altri appigli si sono accaniti sullo stato dell’arte dello stadio Monterisi.
L’appiglio appunto? Quel certificato Fifa Quality Pro, rilasciato in esclusiva dalla Labosport, che in Italia lo hanno soltanto un paio di società. Il bel Gabri ed il girovago Ghirelli hanno in fretta calpestato il principio iniziale (dichiarato) sulla ripartizione dei sei posti disponibili per completare il format della serie C.

Dovevano esserci tre ripescaggi e tre riammissioni. Era contemplato anche il ripescaggio del Cerignola per arrivare a 60 squadre. Nell’apposita graduatoria stilata dalla LND i pugliesi erano davanti anche a Modena e Reggiana. Sembravano in una botte di ferro. In men che non si dica i ripescaggi sono diventati soltanto due. Le altre tutte riammesse.
Bisognava accontentare Nicola Canonico, a Bisceglie, per averlo obbligato a giocarsi la salvezza (persa) contro quella Lucchese che i regolamenti davano da sempre per spacciata. Bisognava accontentare anche Raffaele Trapani della Paganese. Un presidente decano della categoria. Un caro amico vittima anch’egli delle numerose carenze di un campionato falsato come non mai. In entrambi i casi bisognava riparare a un “danno” provocato dall’allegra gestione della Lega Pro della passata stagione.

Non faccio nomi, inutile sollevare un vespaio tra quelli che usano i paraocchi, ma in Lega Pro di impianti che rispondono, appieno, ai criteri infrastrutturali stabiliti dalle norme per il rilascio delle licenze nazionali, ce ne sono veramente pochi. Anche tra le neo promosse dalla serie D.
Dimostri Ghirelli, se ne ha certezza (ma non ce l’ha), che il Lecco (per esempio), all’atto dell’iscrizione al campionato (ma anche nel presente) era in possesso del certificato Fifa Quality Pro, obbligatorio per tutti i club che usano il sintetico (allegato A – Caratteristiche del terreno di gioco, al punto A – 2).
Il girovago Ghirelli, che invece nega al Cerignola l’accesso agli atti, ci consegna la conferma più lampante che non è tutto nella norma, come invece vorrebbe dimostrare. Il male è che purtroppo, in Lega Pro, non si riesce mai ad andare a fondo della verità. Qualunque sia la vicenda o l’argomento trattato.
Sulla Giustizia Sportiva Gabriele Gravina si è smentito da solo. Nei suoi intenti iniziali, riguardanti la riforma di quel settore, ogni decisione doveva essere assunta con pareri emessi dagli Organi domestici di giustizia. Nella vertenza intentata al Cerignola la Federcalcio e la Lega Pro sono venute meno a tale principio. Si sono rivolte al Giudice Amministrativo dello Stato. Opponendosi, per di più, alla pronuncia di quel Collegio del Coni, di grado estremo, che, non a caso, si chiama di “garanzia”.
Il Tar del Lazio, nella collegiale di lunedì scorso, ha deciso di non decidere. Fissando, per la trattazione di merito del ricorso, l’udienza pubblica del giorno 11 febbraio del prossimo anno. Una farsa. Una burla. Una presa in giro macroscopica per la regolarità e la credibilità di tutto il sistema calcio.
Il Cerignola, in tutte le sedi in cui è stato chiamato a difendersi, ha dimostrato di essere in regola con le norme. Meritava la serie C. Tutta la vita.
Ha subito una rapina, come asserito dal Sindaco Franco Metta. I danni sono ingenti. Una perdita al momento inimmaginabile. Per il Comune, per il Club e per i suoi tifosi. Qualcuno, se giustizia esiste, dovrà patirne le conseguenze. Prima o poi.
Ghirelli ha un bel dire quando si auto incensa.
Nella realtà stiamo assistendo, per l’ennesima volta, ad un campionato falsato. Finto. Farlocco. I segnali sono più che evidenti. Altro che i “pulmini”, i “campanili” e le famiglie riportate negli stadi. Come fa a vantarsi della presenza, nel format, di città come Bari, Cesena, Modena ed altre che, per tradizione, sono di categoria superiore.
Ghirelli sa, ma finge di non sapere, che in quelle città il calcio era fallito. Vuole trasformare una carenza del sistema in una nota di merito per se stesso. Ma faccia il piacere! Invece di pensare agli abbonamenti di Terni, di Catania e di Bari pensi ai miseri 193 biglietti venduti dal Rende (tifosi avversari inclusi) domenica scorsa. Nella la partita contro la Ternana.
Ghirelli non è più credibile, ove lo fosse mai stato. Ha fallito nel mandato affidatogli. Deve andare a casa! Per il bene del calcio.

Un avvio di stagione oltremodo stentato per gli arbitri di Lega Pro. In special modo nel girone C. Raccolgo i pareri generali di tanti club. Emerge scontentezza. Si rimprovera, alle istituzioni di categoria, una manifesta precarietà nella formazione di questi ragazzi. Ai quali per qualche verso, viene anche rimproverata una certa sudditanza psicologica, magari voluta dall’inconscio, nei confronti delle squadre rappresentanti piazze dalla tradizione sportiva più importante. Piazze che sono solo di passaggio (si pensa) in serie C.

Molti, tra presidenti, addetti e calciatori, lamentano, nei loro confronti, un atteggiamento di supponenza da parte di quelle che, ai miei tempi, chiamavamo le “giacchette nere”. Con gli arbitri di oggi è impossibile avviare un dialogo. Si registra una mancanza, totale, di collaborazione.
Si diceva, sempre ai miei tempi, che l’arbitro migliore era quello che in campo si faceva notare di meno. Con l’evolversi dei tempi sono invece diventati tutti protagonisti. Anche in negativo, ma protagonisti. Una cosa che non si può proprio vedere. Soprattutto in serie C.
Il prossimo 30 settembre la Lega ha fissato il tradizionale incontro tra i rappresentanti dei club e gli arbitri della CAN pro. La comunicazione, che per la Lega è stata firmata dal segretario Paolucci, sa tanto di imposizione e tanto poco di invito.
A cosa serve in una lettera di “invito” evidenziare che “la mancata partecipazione costituisce illecito disciplinare ed è sanzionata, su deferimento della Procura Federale, dagli organi della giustizia sportiva, con l’ammenda non inferiore ad euro 20.000,00”.
Che senso ha. Cosa sta scrivendo questo segretario sui generis. E’ una promessa o una minaccia? Quella lettera, per la forma, riporta alle storture ed alle sempre criticate imposizioni di “macalliana” memoria.
Che bisogno c’è di ricordare la sanzione? Conosciamo tutti quella norma. Se ritengo l’incontro costruttivo vengo, diversamente sai cosa me ne importa del deferimento. Quando a venir meno al proprio mandato (la crescita finanziaria) è proprio il presidente (minuscolo) di Lega che dovrebbe rappresentarmi, ma non lo fa!
Domanda. Sarà mai possibile un dialogo costruttivo con la categoria arbitrale da sempre restia al confronto pubblico? In quella lettera sarebbe stato più utile invitare ogni club a presentare le proprie proposte per migliorare i rapporti. Guardando ben oltre il consueto cerimoniale fatto di quattro chiacchiere, al volo, ed una inutile colazione di lavoro. Alla “volemose bene”.

Guardare oltre per migliorare le funzioni ed i reciproci comportamenti. Nel segno di una crescita professionale indispensabile. Per rispetto di costi ingenti e di investimenti notevoli che le norme di categoria impongono ai presidenti. Sarà mai possibile aprire alla discussione costruttiva, in virtù delle esperienze, anche negative, vissute (reciprocamente)? Analizzando, perché no, eventuali filmati di situazioni oggetto di contestazione.
Aprire uno sportello o un tavolo tecnico. Un progetto innovativo. Per confrontarsi nell’interesse comune. Perché no? Senza una reciproca apertura intellettuale non sarà mai possibile accantonare quel credo che identifica nell’arbitro un perenne avversario.
In questa Lega Pro, gestita con canoni obsoleti, di questi progetti, come di altri di grande interesse comune (marketing e finanza, per esempio), non si accenna mai. Ghirelli si finge smemorato, dice di ricordarsi solo l’accaduto dal 5 maggio scorso in poi. Il 13 giugno aveva però annunciato il blocco dei campionati. Lo sciopero. Non se n’è più saputo nulla. Avrà dimenticato anche quello. Un classico della sua precaria evidenza. Una ulteriore dimostrazione che le “chiacchiere” sono infinite, costantemente.
Mentre, caro il mio girovago, la realtà racconta che l’indice di crescita rimane sempre pari a zero.
Gravina e Ghirelli uomini soli.