UNA “SAGA” CHIAMATA LIVORNO CALCIO

    Avanti col tram! Livorno, piazza calda, ma appassionata, è ormai divenuta teatro di colpi di scena a ripetizione. Mi riferisco al club di calcio che rappresenta la città labronica. Ribaltoni societari in breve successione. Quello del 23 Ottobre è l’ennesimo cambio di proprietà in pochi mesi. Gli amaranto hanno iniziato la nuova stagione con il patron Aldo Spinelli (nella foto di copertina con Navarra ed il presidente di Banca Cerea Luca Paolo Mastena) il quale ha provveduto ad iscrivere la squadra al campionato. Il 3 settembre ha ceduto il 69% delle quote ad una cordata di imprenditori guidata da Banca Cerea.

    Più o meno a metà settembre, il 21% è poi finito a Rosettano Navarra. Vulcanico ex presidente del Frosinone il quale, poco più di un mese dopo, tra quotidiane polemiche con i soci e vicissitudini problematiche in seno alla squadra, ha gettato la spugna.

    Ha lasciato la presidenza e l’operatività al nuovo corso rappresentato da Giorgio Heller (nella foto qui a fianco). Neo presidente ed ex patron del Trapani nella scorsa stagione. Affiancato da Danilo Mariani, che, dopo tentativi seriali di acquistare società di calcio, ha trovato casa e Rosario Carrano, del gruppo omonimo, attivo nel campo dei prestiti di denaro e della cessione del quinto. Presidente del consorzio Valli Italiane, che, al di là della pomposità espressività del sito internet di riferimento, altro non è che un’associazione di produttori consorziati. Al fine, appunto, di vendere i propri prodotti (per lo più nel campo alimentare).

    Di certo questo Carrano, in trasferta dalla provincia di Salerno a Livorno, suscita più di una curiosità (qualche informazione che ha dato di sé non sembra molto chiara, saranno i giornalisti ad aver capito male?). Si vedrà a breve di che pasta è fatto l’uomo. Di sicuro però è quella di Giorgio Heller la figura più controversa, al momento, tra quelle sulla tolda di comando dei labronici.

    Heller è stato la scorsa stagione per un breve periodo il presidente del Trapani. La sua storia personale è però la parte più interessante del personaggio. Già piccolo produttore televisivo, il suo nome appare tra le vittime di usura nell’operazione Old Cunning, con la quale la Dia di Roma nel 2016 riuscì a smantellare un’organizzazione criminale dedita ai prestiti a strozzo e al riciclaggio. Furono messi i ferri ai polsi a  sedici persone. Tra questi Benedetto Stranieri, 53 anni, già arrestato nel gennaio 2015 dalla Dia di Roma. Per concorso esterno in associazione mafiosa su ordine della Dda di Catanzaro (nell’ambito dell’inchiesta ‘Aemilia’). Ex maresciallo dei carabinieri che, dopo essersi laureato in giurisprudenza, divenne avvocato e legale del noto boss di ‘ndrangheta, Nicolino Grande Aracri.

     Heller è stato anche anche presidente di Roma Capitale Investments Foundation. A questo incarico designato da Gianni Alemanno, allora sindaco di Roma. Alemanno volle creare questa Fondazione per attrarre investimenti privati nella capitale. 

    Una roba mica da ridere. Vi erano fondatori del calibro di Atac, Agenzia Spaziale Italiana, Poste Italiane, Agenzia Italia-Cina, Spoleto Credito e Servizi (segnatevi questo nome), Skyset, Valore impresa ed altre del genere. Tutta gente che un “prestito” poteva ripagarlo tranquillamente senza ricorrere ai cravattari.

    Se Heller ha passato un periodo agitato a Trapani, con la sua uscita dal club dopo poche settimane, non gli era andata meglio al tempo della presidenza della Fondazione. Sia per una vicenda che vide protagonista un membro del consiglio di presidenza alle prese con accuse di corruzione. Il podologo Ulissi. Proprietario di una pompa di benzina alla Magliana. Assegnato alla raccolta fondi tra i membri della Fondazione. Un ruolo che l’amico di Alemanno avrebbe interpretato in modo  poco ortodosso se è vero che proprio lui fece da collettore della mazzetta da 80mila euro (consegnata in contanti),secondo l’accusa, nella sua pompa di benzina alla Magliana (consegnatari tre rappresentanti dell’americana Accenture) con l’obiettivo di garantirsi l’assegnazione di un appalto del Comune di Roma. Sia per la vicenda del convento, con affaccio su piazza del Popolo, dato in comodato d’uso gratuito, nel 2012, dalla giunta Alemanno alla Fondazione perché ne facesse la propria sede.

    Quella disponibilità fu però revocata dalla successiva amministrazione comunale con un atto del 2014, a cui seguirono iniziative di cittadini che, plaudendo alla decisione della nuova Giunta capitolina, chiesero pubblicamente “quali progetti e attività ha svolto la Fondazione, dato che sul sito ne sono citati solo 5, di cui solo due con la relativa documentazione, con una qualità di presentazione peraltro piuttosto lontana dal livello che ci si aspetterebbe  dal vantato  “prestigio internazionale? E quali risultati concreti per la città sono stati prodotti in questo anno abbondante di uso gratuito dell’immobile? Come è possibile che una Fondazione con progetti e  contatti di respiro  internazionale, nata per “rivitalizzare la nostra città” e “lavorare con privati, enti pubblici e di beneficenza per promuovere, organizzare, creare e realizzare progetti strategici che avranno un impatto duraturo su Roma, la regione, in Italia e nel mondo” avesse come  esponente dell’ufficio di presidenza un podologo, (l’Ulissi di prima, ndr) con evidente scarsa esperienza nel settore, tra l’altro  successivamente indagato per corruzione dalla procura di Roma (per fatti precedenti all’istituzione della Fondazione)  insieme ad altre quattro persone (secondo le fonti giornalistiche anch’essi  entrati nella Roma Capitale Investments Foundation)?

    A seguire poi la vicenda dei prestiti a “strozzo” (nel 2016) di cui ho parlato prima e il fallimento della Spoleto Credito e Servizi (per anni azionista di maggioranza della Banca Popolare di Spoleto) di cui Heller era presidente, quando il fallimento venne dichiarato, nel dicembre del 2017. Si rilevarono danni notevoli per i quasi ventimila soci risparmiatori che ne facevano parte.

    Ora, colui che Alemanno ai tempi della Fondazione e delle successive inchieste che lo coinvolsero, definì “un piccolo imprenditore con esperienza di animazione sul territorio” ,dopo le esperienze da vittima di usurai e del fallimento della Spoleto credito e Servizi, sbarca nella rossa Livorno.

    Fa il presidente della società di calcio ed appena viene nominato a tale carica si premura di precisare che “Noi siamo imprenditori e abbiamo visto questa possibilità attraverso la quale contiamo di penetrare anche nel territorio cittadino per cogliere qualche opportunità di business. Il calcio, per noi, è sicuramente un buon biglietto da visita” e ovviamente anche di ringraziare colui che appare il regista dell’operazione, anzi lo è senz’altro visto che a dirlo è proprio lo stesso Heller : “Non escludo che in questo Livorno possa entrare anche Lamanna considerato l’aiuto che ci ha fornito in questa trattativa”.

    Io mi chiedo: cos’ha fatto di male Livorno? Ed il Livorno calcio. Cos’hanno fatto di male i tifosi livornesi per meritarsi queste sciagure? Mi domando cosa stiano facendo i vertici federali. La famosa commissione Federcalcio. Il vecchietto da Gubbio, presidente della Lega (Ghirelli) per impedire che situazioni del genere continuino ad esistere?

    Nulla, evidentemente.

    E’ ormai sotto gli occhi di tutti che la Lega Pro è fuori controllo. Vittima dell’incapacità e dell’inadeguatezza  della propria governance. Livorno, Carpi, Morelli, Banca Cerea, Heller, Danilo Mariani, Gherlone, Lamanna, il gruppo del Cuneo fallito. Direttori Sportivi che vanno e che vengono. Navarra che attacca i soci ed i soci che attaccano Navarra. Giocatori con i contratti, ma contratti senza garanzie fidejussorie. Stipendi non pagati. Contributi non versati. Croci sul campo. Quant’altro deve ancora succedere prima che l’indegnissimo presidente della Lega Pro intervenga a porre fine a questa “saga”?

    Non ha detto una parola sulla questione dei personaggi in scena. Non una parola sulle inadempienze verso i calciatori ed i tesserati, i dipendenti senza stipendio e quant’altro. Non ha eccepito alcunché sul fatto che un soggetto (una banca di credito cooperativo) abbia il controllo di due società di calcio. Appartenenti allo stesso campionato. Eppure ai tempi attaccava Lotito per Lazio e Salernitana, dove peraltro funziona tutto. Dove si paga regolarmente e certi personaggi nemmeno verrebbero fatti avvicinare al recinto più esterno dello stadio…

    Con una inevitabile chiosa finale:  alla luce di tale scempio come si fa a non dare ragione a chi taccia la Lega Pro di buffoneria folle e propensione alle chiacchiere?

     

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