Un uomo da marciapiede

Ho voluto prendere spunto dallo storico film di John Schlesinger con gli insuperabili Dustin Hoffman e Jon Voight, per distaccarcmi un po’ dal coro delle celebrazioni di questi tempi e per lanciare un grido di allarme sul futuro del nostro calcio.

Ricorderete forse la trama e la disperazione dei due personaggi alla ricerca di sopravvivenza e di espedienti per sbarcare il lunario quotidiano.

Sono il solito disfattista. Basta con le polemiche, rimboccarsi le maniche e lavorare, diamo tempo ai nuovi Presidenti di Federcalcio e Lega Pro di lavorare in pace.

Va bene, ma non possiamo far finta di nulla e di non vedere la realtà.

Ieri la scontata elezione di Francesco Ghirelli alla presidenza della Lega Pro, alla presenza di invitati e cortigiani (che poco avevano a che fare con la terza Serie. I personaggi scomodi e i giornalisti sono stati esclusi perché l’assemblea era “chiusa”).

Sarà, così  io sono stato fortunatamente ammesso, insieme ai vari Antonio Matarrese, Franco Carraro, Vito Tisci, Luigi Repace del C.R. Umbria, i segretari di FIGC e LND.

Grande assente, grande si fa per dire, l’Avvocato Balata, presidente della Serie B. Sgarbato il suo atteggiamento. Nessun rappresentante della serie B era presente. Neppure Miccichè per la serie A. Poco danno.Balata é il personaggio che, cavalcando le orme del commissario Fabbricini, ha gettato il calcio italiano nell’attuale caos dal quale non si è ancora usciti (sic), visto che sono pendenti i ricorsi al TAR del Lazio per l’Entella e quelli al Consiglio di Stato delle società che aspiravano ai ripescaggi.

Ma desidero andare con ordine.

Le prime parole di un emozionatissimo Ghirelli sono state per la federcalcio e Gravina: “Grazie a tutti, ma ora, con questo Presidente Federale si riusciranno a fare le riforme”.

Un abbraccio mortale che francamente lascia perplessi.

Sono troppo di lungo corso e possiedo la memoria di un elefante.

Gabriele Gravina è stato il primo serio oppositore in Lega Pro dell’era Macalli.

Il Ragioniere di Crema per quasi venti anni ha governato la terza serie, come si faceva una volta. In modo dittatoriale e privilegiando gli amici. Costruendo consensi con mezzi persuasivi (prima delle elezioni si elargivano alle società contributi a pioggia).

L’opposizione di Gravina, che contestava una gestione patriarcale e non moderna, promettendo sponsor, a livello nazionale, per anni, non ha fatto certo breccia.

Pur facendo parte del Consiglio Federale il suo apporto per la Lega Pro fu molto soft. Per non dire inesistente.

Macalli, comunque, consapevole di una gestione da prima Repubblica, decide di chiamare in Lega quale Direttore Generale, Francesco Ghirelli, vittima dell’ostrocismo in Federcalcio del post calciopoli e dei commissariamenti seguiti (Guido Rossi e Luca Pancalli).

Una scelta certamente azzeccata.

Ghirelli, con la sua forza innovativa, cambia decisamente il volto della Lega Pro. Elimina dirigenti inadeguati come il vecchio segretario “storico”. Si circonda di persone giovani e preparate. Rivoluziona l’Ufficio Stampa. Rilancia il marketing e stipula accordi con le testate giornalistiche.

Le iniziative si moltiplicano, l’Integrity Tour, i valori etici, la lotta alle scommesse. La Lega in pochi mesi era stata trasformata ed era molto presente sui media.

Questo protagonismo diede evidentemente fastidio al “Grande Vecchio” e l’amore finì. Finì anche perché Ghirelli scoperchiò alcune operazioni di bilancio certamente oscure. La distribuzione dei proventi per il minutaggio dei giovani veniva fatta senza passare per la commissione. Senza contare ingenti somme pagate, dalla Lega, per l’avvocato Catalano, legale personale di Macalli coinvolto (e condannato) per la vicenda dei marchi del Pergocrema.

Insomma, scoppiò la guerra fra Macalli e Ghirelli e lo stesso (con il suo staff) venne licenziato …

Ma  Francesco non è uomo arrendevole e, oltre al ricorso al Tribunale del Lavoro per essere reintegrato, scatenò anche molte società. Con l’aiuto di Gravina. I bilanci non si approvarono e la Lega Pro, con le inevitabili dimissioni del Consiglio Direttivo, finì commissariata.

Siamo nel Luglio 2015 e si insedia il Commissario.Tommaso Miele scelto da Tavecchio (una gestione non particolarmente felice).L’era Macalli era finalmente terminata.

Un epilogo certamente non felice per il ragioniere di Crema, condannato dalla Giustizia Sportiva e censurato per i propri comportamenti sino al TAR del Lazio.

Finalmente si arriva alla convocazione dell’assemblea elettiva. Siamo arrivati al 22 Dicembre del 2015.

Gravina, storico oppositore di Macalli è in pole position. Finalmente dopo anni di combattimenti la Lega Pro potrà essere gestita come piace a lui. Arriveranno gli sponsor promessi.

Ovviamente la vecchia nomenklatura (col k) non demorde e presenta un candidato. Raffaele Pagnozzi, un vecchio e navigato dirigente del CONI, segretario dell’Ente per anni con Petrucci e candidato, sconfitto da Giovanni Malagò, per la presidenza.

Una brava persona,  ma non certo un uomo nuovo. La sua candidatura suonava di restaurazione di dirigenti oramai scartati. Poche chances per il vecchio che avanza …

Nel frattempo il Tribunale del Lavoro reintegra il direttore generale Ghirelli. Si prepara un nuovo tandem per gestire la nuova Lega Pro.

E qui si scoprono gli altarini. Ghirelli e Gravina non si amano, per niente.

Il primo è un uomo concreto, duro, non amante dei compromessi. Gravina, l’ho detto già in altre occasioni, è un abetiano di ritorno. Decisioni poche, meglio condividere (sì, buonanotte).

E allora Ghirelli e alcuni Presidenti di Lega,  fra i quali Andrea Bacci della Lucchese, decidono di puntare su un altro cavallo.

Questo Bacci è molto, molto, amico di Matteo Renzi. Gli ha ristrutturato casa (pare gratis) sembra pure destinato a ruoli di governo.

Spunta, a sorpresa una terza candidatura, di natura totalmente politica. Quella di Paolo Marcheschi, un toscano (ma va?), senza alcuna esperienza di gestione calcistica.

Un errore formidabile.

È vero che i vari presidenti di Serie C sono imprenditori e che la politica sa imporsi, ma pensare ad un salto nel vuoto così importante …

Per farla breve. Gravina stravince con 31 voti. 13 a Pagnozzi (la vecchia guardia non muore mai) e solo 7 all’outsider Marcheschi, poi sparito dalle cronache calcistiche come è giusto  che sia.

Gravina si (ri)trova in casa Francesco Ghirelli come Direttore Generale. Reintegrato dal Tribunale e non certo scelto da lui come braccio destro. É ovvio ed umano che i rapporti fra i due fossero freddi.

Ecco che le idee, i progetti, la presenza sui media, tipici della gestione della Lega con Ghirelli, rapidamente si affievoliscono. Fino a scomparire.

Anche la Lega Pro, mi si consenta, è scomparsa!

Sparita dai media. Sparita nelle iniziative e con i soliti eterni problemi di società fallite. Di imprenditori farlocchi. Di gestioni problematiche. Di sponsor inesistenti.

Naturale che Gravina abbia tenuto in disparte Ghirelli, ma anche un errore formidabile. Madornale. Perché mai rinunziare all’apporto di un uomo così vulcanico? I benefici di un lavoro e di un progetto sarebbero stati a beneficio di tutto il movimento.

Ed invece Gravina, non propriamente un instancabile, si è circondato di alcune altre persone, a cui  ha delegato, dotate di poca esperienza e certamente non all’altezza. Lanciare i giovani nella governance. Una missione giusta che pero’ presuppone tempo, persone umili e disposte ad imparare.Troppo potere può dare alla testa.

È l’esempio di Mario De Luca, nominato direttore generale al posto di Ghirelli.

Un giovane (con molti sponsor) che vantava una piccola esperienza in Lega di Serie A e all’Ufficio Tesseramento della Federcalcio. Un po’ poco per sostituire una persona come Francesco Ghirelli, che vantava ben altra esperienza.

Lo stesso Francesco veniva quindi retrocesso alla carica di segretario generale. Un mestiere molto diverso, in quanto sovrintende alle attività della Lega e al suo funzionamento, ma non può  certamente essere una fucina di idee e di iniziative.

Il risultato, negli ambienti, è noto. Mario De Luca si rivela totalmente inadeguato. Dopo pochi mesi viene dirottato in un altro ufficio e sparisce dall’organigramma di Lega.

Nel contempo Gravina, nel vuoto di personaggi e di dirigenti nel nostro panorama calcistico, si candida alla Presidenza della Federcalcio. In concorrenza con Tommasi e Sibilia.

Ghirelli a quel punto, con i rapporti che ha, si batte per aiutare Gravina alla corsa della presidenza. Dicono i maligni più per liberarsi di lui che per credo reale di lasciare la FIGC in mani capaci.

Purtroppo le elezioni del 29 Gennaio, grazie all’ignavo Tommasi, finiscono con un nulla di fatto e con un nuovo commissariamento, imposto dal CONI e dal Giovannino nazionale. Con il tempo si rivelerà  come il più disgraziato commissariamento della storia della Federazione.

Grazie proprio agli sfaceli combinati da Fabbricini le componenti si ricompattano. Chiedono a gran voce di riconvocare l’assemblea elettiva federale.Tutti convergono su Giancarlo Abete. Di persone capaci c’è penuria, ma almeno è onesto. Di certo non uno che decide qualcosa. Un po’ come curare il cancro con l’aspirina.

Lo scontro è  tra le forze del CONI che cercano di prolungare il commissariamento e le componenti federali (il 73 per cento) che chiedono di restituire la Federazione ai dirigenti del settore.

Le macerie dei format e della Giustizia Sportiva sono ancora in essere in questi giorni. La legge 11 Gennaio 2018 numero 8 irrompe e non permette a chi ha già ricoperto tre mandati di ripresentarsi. Abete è quindi costretto a rinunziare.

Rimangono solo Gravina e Sibilia. Il presidente della Lega Dilettanti, visto che il mandato è solo per coprire il biennio prima delle Olimpiadi e considerando lo sfascio combinato dal commissario, decide di fare, opportunamente, un passo indietro. In buon ordine. Si assicura la vice presidenza vicaria e lascia spazio a Gabriele Gravina.

Anche in questa occasione,  per le elezioni del 22 Ottobre,  Ghirelli lavora per Gravina. Riesce alla fine a convincere financo l’AIC di Tommasi a votare per il nostro, eletto il 22 Ottobre con il 97 per cento dei voti.

Evviva.

Gravina si è presentato subito (ha anche detto che la nuova presidenza si è vista immediatamente). Infatti, anziché decidere di ribadire il format, pubblicare la classifica dei ripescaggi e dare un segno forte al calcio italiano (così bisognoso di interventi drastici) ha pensato bene di convocare un Consiglio Federale per decidere.  Nel frattempo Balata e compagni, ben più smaliziati e aggressivi, hanno ottenuto dal Consiglio di Stato di sospendere ogni decisione.

Sull’Entella ha deciso qualcosa il nostro Gabriele, visto che in fondo c’era una decisione del Collegio di Garanzia? Ma no, aspettiamo il TAR del Lazio.

Conclusione. È di queste ore la decisione dei Giudici amministrativi che nel rigettare il ricorso, sottolineano come si è perso troppo tempo: i campionati sono già iniziati (è Novembre).

L’Entella gioca oramai in Lega Pro. Gozzi, con una sentenza favorevole che risale a mesi fa, è rimasto con un palmo di naso.

Ma i segni del cambiamento in Federazione ci sono tutti.

Gravina è sempre in giro per eventi, ieri la elezione di Ghirelli in Lega pro, poi a Coverciano per i 60 anni della fondazione. E poi ci sarà Infantino e poi …e poi. Difficile andare in ufficio a Via Allegri tutti i giorni.

Il Club Italia? Si vedrà.

Il nuovo Segretario che deve coprire anche le funzioni di Direttore Generale? Sto pensando.

Nel frattempo, al quinto piano di Via Allegri, è tornata in auge una dirigente che lavora e cerca di tappare i buchi. Ma si, era una storica collaboratrice di Giancarlo Abete. Una brava ragazza, per carità. Necessità  imporrebbe ben altro. Abete, non eleggibile, ha quindi imposto una sua pupilla, seguace del suo credo. Prima di decidere meglio condividere.

Si prevedono quindi tempi lunghi per vedere qualche novità. Si vivacchierà per qualche tempo. Riforme vere? Poche. Probabilmente nessuna.

Si parla di pubblicare con largo anticipo il sistema delle licenze nazionali. Ottima iniziativa, ma a che serve sapere prima cosa bisogna preparare, se prima di fine maggio i campionati non sono finiti?

Diteci invece dei format. Ripristinate le fidejussioni bancarie. Potenziate davvero la COVISOC e i sistemi di controllo. Nominate subito un nuovo segretario generale e il nuovo responsabile del Club Italia.

Il 17 c’è una partita della Nazionale contro il Portogallo. Decisiva per la Nations League. Perché non nominare subito il nuovo responsabile?

Mistero.

L’unica uscita, del Gabriele 97 per cento, è stata per ribadire che il citi Mancini non l’ha scelto lui.Un bell’incoraggiamento non c’è che dire!

Saro’ forse pessimista come il film. Si vive un giorno alla volta, senza idee chiare, lavorando poco e vivendo giorno per giorno. Così pero’ non si va lontano.

Sono pronto a chiedere scusa. A ricredermi, ma certo l’inizio non è stato buono.

E anche tu, carissimo Ghirelli, che nei tuoi discorsi di insediamento citi sempre Gravina. Ti avrà aiutato ad essere eletto, non sappiamo che accordi ci siano sotto, ma ora basta. Ci aspettiamo di rivedere il Ghirelli di qualche anno fa. Quello passato da Gaucci a Materrese e Carraro.

La Lega Pro ha bisogno di una gestione decisa e competente. Non di persone imposte da altri che, non mi pare abbiano eccessivamente brillato. Sarebbe un bel segnale vederti andare anche al recupero di quei 277 mila euro spesi arbitrariamente da Macalli, che altri hanno “trascurato”. Sono soldi delle tue società.

L’atmosfera di “Un uomo da marciapiede” è una prospettiva che incombe su tutti noi che amiamo il calcio. Noi che pensiamo debba essere gestito in modo diverso da come è stato fatto in questi anni.

Altrimenti, sarà inevitabile, sarete spazzati via ben prima della fine dei mandati.

Ancora due anni? Senza riforme, decisioni e uomini capaci basteranno pochi mesi.

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