UN SECOLO D’AZZURRO PER REALIZZARE QUEL SOGNO

Un secolo d’azzurro a Taranto. Un sogno. Il mio sogno. Sono quattro mesi che ne parliamo, con Mauro Grimaldi, con Aldo Rossi Merighi e con Sabrina Trombetti. 100 anni di storia e di cimeli della nazionale italiana di calcio. Finalmente siamo in dirittura d’arrivo. Quel desiderio, che ho cullato per tanto tempo, diventa finalmente realtà, grazie alla fraterna amicizia che mi lega a Mauro Grimaldi ed alla disponibilità, totale, dell’Associazione S. Anna.


Sono orgoglioso di essere riuscito a regalare alla città questo evento, unico nel suo genere.

Un tuffo nel meraviglioso mondo dei ricordi della maglia azzurra. Della rappresentativa nazionale di calcio che amiamo più di tutte e che da sempre ha coinvolto ed emozionato tutti noi. Non ho mai visto giocare dal vivo Peppino Meazza o Silvio Piola, come Combi, Rosetta e Caligaris. Campioni del mondo della storica, indimenticabile e calcisticamente felice epoca di Vittorio Pozzo, che portò in Italia due coppe Rimet e la vittoria alle Olimpiadi. Erano, quelli, i miei miti del calcio di quando ero fanciullo. Di quando andavo a sfogliare lo “Sport Illustrato” ed altre riviste sportive dell’epoca, alla ricerca di documenti fotografici di quei campioni. Come dell’indimenticabile Valentino Mazzola, capitano di quel Torino imbattibile, purtroppo scomparso a Superga. Ricordo che allora le partite della nazionale le vivevamo con l’orecchio attaccato alla radio, solo successivamente davanti alla tivù. Rigorosamente in banco e nero. Allora ce le narrava, spesso se le inventava, un cronista d’eccezione, una voce unica, si chiamava Nicolò Carosio. La sua voce era inconfondibile. Per diversi anni la sua postazione era addirittura su di una sedia a bordo campo.
In quel tempo provavo anche io a diventare calciatore.
Gli scarpini erano di cuoio, avevano la punta rinforzata. Anche i tacchetti, asportabili, erano di cuoio e con i chiodi, si battevano sul tre piedi del calzolaio. Dopo un paio di partite bisognava sostituirli. Per evitare che si formassero le vesciche sotto i piedi. Si giocava su campi sterrati. Il pallone, pesantissimo, era di cuoio marrone, aveva all’interno una camera d’aria gonfiabile. Si chiudeva con un laccio. Se, per caso, lo impattavi con la fronte erano dolori. Le maglie erano di lana. I calzettoni non avevano piede. Si usavano cavigliere elastiche e sospensori.

Mauro Grimaldi oltre ad essere un valido manager e dirigente sportivo è uno scrittore affermato (sono numerosi i riconoscimenti ricevuti anche in questo settore, in una delle sue ultime creature racconta la vita di Nino Benvenuti). Dicevo di Mauro, coinvolgerà tutti noi narrandoci la storia avvincente della nostra nazionale di calcio.
La mostra è suddivisa in quattro periodi storici. Ci ricondurrà a ritroso nel tempo. La nascita agli inizi del ‘900, gli albori del calcio in Italia. Il ciclo di Vittorio Pozzo, i due titoli vinti a Roma ed a Parigi nel ’34 e ‘38. La ricostruzione dopo la guerra ed il tramonto dell’era mussoliniana. Infine i due mondiali vinti in Spagna ed in Germania. Il rigore decisivo di Fabio Grosso nella finale di Berlino. Le quattro stelle sullo scudetto tricolore.
Un ritorno entusiasmante al passato per quelli della mia generazione. La scoperta di un calcio che, purtroppo, non c’è più per i ragazzi d’oggi. E poi le maglie. Quella di Zoff, quella di Baggio, quella che indossò Francesco Totti agli europei del duemila, quando calciò il rigore con lo “scavino” bucando Van Der Saar.
Queste sono solo piccole anticipazioni per i tanti cimeli che vedremo esposti a castello aragonese, in quei cinque giorni. E poi le stampe, i tanti reperti d’epoca. Sono documenti, molti inaspettati, che appassioneranno anche i più giovani.
All’interno della mostra, nella tappa tarantina, non potevano mancare i colori rossoblu di casa. Abbiamo riservato, come era doveroso, un corner agli amici collezionisti delle maglie e dei cimeli del Taranto.
E poi i ragazzi di Oltre Sport. L’aspetto sociale della nostra iniziativa. Quei ragazzi, diversamente abili, che fanno parte della squadra di calcio in carrozzina. Ci tenevamo, in modo particolare alla loro presenza. Siamo onorati di averli nostri ospiti. Siamo orgogliosi della opportunità che ci è stata offerta per dimostrare la nostra vicinanza agli importanti temi della socialità e della solidarietà. Come allo sviluppo ed alla affermazione di quella loro, nuova, disciplina sportiva. Il calcio in carrozzina, appunto. Siamo tutti impazienti di vederli in campo. Al Palamazzola. La loro vicinanza ci ha aiutato a comprendere ed apprezzare il loro modo di essere partecipi. Di dimostrare come si può trasformare l’eccezionalità in normale quotidianità.
Venerdì prossimo, a palazzo di città terremo un convegno: “Il calcio è vita: nessuna violenza nessun razzismo” per il quale hanno confermato la loro presenza amici di rango nella scacchiera istituzionale del calcio italiano. Tra i relatori Cosimo Sibilia, Antonio Matarrese, Vito Tisci, Daniela Stradiotto e Luigi Barbiero.
A seguire, tutti al castello aragonese, per il taglio del nastro che ufficializzerà l’inizio della mostra allestita nella sala spagnola. Dimenticavo, l’ingresso è gratuito.

 

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