UN NOME UN DESTINO

Nomen omen. I Graffi non si chiamano così per caso.

Dopo aver illustrato, con dovizia di particolari, le squallide vicende che hanno caratterizzato la Lega Pro anche in questa stagione. Dai consulenti raccomandati agli inqualificabili avventurieri che pascolano in alcune società. Dalle vicende di Trapani, Livorno e Carpi, una delle pagine più brutte di tutta la storia della serie C. Alle false promesse, urbi et orbi, del vecchietto da Gubbio rivolte alle società della sua Lega letteralmente prese in giro (la questione del credito d’imposta è lì a testimoniarlo).

Ora i Graffi osservano.

Osservano l’ennesima debacle della governance della Lega Pro. Che troppo presto ha piantato la bandierina delle agevolazioni sul credito d’imposta concesso dal Governo nel recinto delle cose fatte per bene. In realtà, trattasi di una bella presa in giro di Ghirelli & Co .nei confronti proprio delle società affiliate.

Manca infatti il decreto attuativo del Governo.

Per cui l’agevolazione resta sulla carta. Soprattutto andrebbe a riguardare un periodo (il secondo semestre dell’anno corrente) in cui praticamente nessuna azienda ha mai neppure pensato di sponsorizzare qualcuno, data la crisi economica conseguenza dell’emergenza sanitaria.

Ragion per cui di che agevolazione stiamo parlando?

Il solito profluvio di parole inutili da parte di Ghirelli. Il vecchietto da Gubbio aggiunge vergogna ad imbarazzo congratulandosi, di facciata, con Umberto Calcagno per la sua elezione al vertice dell’Aic. Calcagno cioè l’autore, a più riprese, di iniziative che, buon pro per i calciatori, hanno messo a nudo l’inadeguatezza proprio del vecchietto da Gubbio a ricoprire l’incarico che, per bontà graviniana, ricopre (ricordate la vicenda delle liste? Quella dello sciopero?).

Povero Ghirelli, Povero vecchietto da Gubbio (nella foto sopra). Ormai non sa più che pesci prendere. Si presta pure al teatrino di congratularsi con il suo peggior nemico che l’ha sovrastato. Che in confronto a lui sembra un gigante della politica sportiva. Passivo nell’atteggiamento pur di portare acqua (cioè voti) al mulino di Gravina. Il bel Gabri alla disperata ricerca di consensi per bissare il mandato federale alle prossime elezioni di metà Marzo.

La Lega Pro è di nuovo appestata dalle fidejussioni tossiche (presentate da Arezzo, Livorno e Novara e rispedite al mittente). Come ai tempi di Finworld e dei casi che interessarono un paio di stagioni fa il Matera e la Lucchese, oltre che il Pro Piacenza e il Cuneo.

Società queste due in cui ai tempi agivano come direttori o amministratori due personaggi già passati per le armi dai Graffi.

Alfonso Morrone (nella foto di copertina con Gravina) e Roberto Lamanna.

Protagonisti anche delle cronache sportive di questa stagione. Tra banchette e ribaltoni. Naturalmente, anche in questo caso, l’unico intervento dei vertici di Lega è stato il solito refrain. “mai più casi Trapani” (o Rieti o Pro Piacenza ecc. ma sappiamo tutti come sono poi andate le cose, sono scoppiati di nuovo un caso Trapani, poi un caso Siena, poi un caso Livorno ecc.). Mai più casi Finworld. Infatti è scoppiato il caso Bank Winter che dal nome dovrebbe avere sede a Topolinia o giù di lì.

Sarà un caso che cose del genere avvengono solo in Lega Pro? A proposito. Prendo atto dell’intervista rilasciata ad altra testata dal vice presidente del Carpi Marcellusi. Sembra rispondere ai Graffi. Rassicura tutti sulla concordia di tutte le componenti sociali e l’unità di intenti di tutti i soci. Compresi quelli di minoranza.

A me risulta il contrario e per questo l’ho scritto.

Peraltro il tempo è galantuomo e si vedrà a chi darà ragione. Per ora dalla stessa intervista ricevo conferma di quanto riportato nei miei pezzi. I soci tuttora coinvolti nell’operazione, compreso il signor Marcellusi, che lo dichiara esplicitamente nella stessa intervista, furono cercati e finanziati dalla Banca di Cerea e dal suo (ex) presidente Mastena. Successivamente allontanato, con gli altri vertici, su disposizione della capogruppo. Il tutto per aver ideato e finanziato due operazioni (l’acquisto di Livorno e Carpi) che nulla avevano a che vedere con le finalità del credito cooperativo veronese.

Un’operazione opaca. Sulla quale la Lega di C ha glissato quanto a controlli. Forse condizionata (e sarebbe una colpa) dalla presenza all’interno del management della società carpigiana del direttore generale Alfonso Morrone.

Morrone appunto, l’uomo di Ghirelli e Gravina all’Avana. L’uomo che tuttavia pare in difficoltà. Messo nel mirino da quel Mussi, un avventuroso del calcio, al soldo del miglior offerente. Specializzato nel destabilizzare situazioni e società. Come meglio spiegherò appena ne avrò l’occasione.

In Lega Pro, purtroppo, ne vedremo ancora delle belle. Anzi, perdonate, delle tragiche.