TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE, anche tra i governanti del calcio italiano. Un consiglio ai Diesse…

    Questi governanti del calcio italiano sono proprio dei pallonari, nel senso di racconta balle. Maestri della fuffa e niente più. Fautori dell’etica (degli altri), ma poi pronti a fare papocchi. A raccomandare gli amici o meglio, le amiche.
    Con la “scusa” dell’ente di diritto privato si aggirano le norme, la trasparenza, il codice penale. Ci si dimentica che i soldi del CONI e di Sport & Salute, elargiti alle Federazioni, sono pubblici.

    Troppo spesso la Giustizia (quella vera, non quella Federale che si usa per scopi personali) si è occupata dei dirigenti. Rei di aver valicato le regole e che si difendono dietro lo scudo dell’essere soggetti privati. Come se le regole contassero solo per gli altri.
    Non voglio essere moralista, per carità, un ruolo che non mi appartiene, ma questo inneggiare alla morale, all’etica, alla trasparenza, dà solo fastidio.

    Basta grattare un poco e questi personaggi cadono miseramente, in un vortice di dimissioni, di cambi di poltrone, di movimenti per aiutare gli amici, in attesa di essere scoperti. Nel segno di: intanto ti piazzo, poi si vedrà.
    E tutti questi movimenti, le calunnie, le registrazioni segrete, sono lo specchio di un mondo che non piace.
    Soprattutto in questi tempi, con le elezioni in vista, si scatenano ancora di più i faccendieri. Si moltiplicano gli incontri. Si cerca di interpretare le norme per restare sulla poltrona o per ricandidarsi ancora una volta.

    E le competenze, le riforme, il contributo di professionalità al sistema?
    Ma Vittorio, ma chissenefrega, ma facce lavora’!

    Un quadro desolante. Fatto di grandi e piccole manovre.Di spifferi fatti arrivare ad arte in modo da far scoprire il papocchio. Tipo Montemurro del Calcio a 5.
    E, si badi bene, il tutto riempendosi la bocca con l’etica e la morale.
    A leggere l’articolo 7 dello Statuto della Federcalcio, presieduta da questo Gravina (“Gabri” per la sua amica) mi viene da ridere.
    Si impongono alle società l’adozione di codici etici, la nomina di organismi di garanzia composti da “persone di massima indipendenza e professionalità”.
    Sì, davvero.
    Nella realtà è tutta fuffa.

    La Lega Pro (quella del vecchietto da Gubbio) è capolista, sostengono loro, dell’etica e della moralità.

    Il Comitato etico è presieduto ovviamente da un amico, compagno di jogging mattiniero, altro che persona indipendente.
    È un ex Prefetto di Polizia, che in carriera ne ha passate tante ed oggi, superati i 70, è stato messo a presiedere il Comitato Etico della Lega Pro. Chi può dire niente …
    Ma oltre a corricchiare in souplesse tutte le mattine, con il presidente (minuscolo) della scalcagnata Lega Pro, non pare faccia altro.
    Eppure il Comitato dovrebbe sovrintendere e monitorare il rispetto del codice etico.

    Sì, caro il mio Ghirelli, quel codice etico che troneggia nel sito della Lega Pro accanto allo Statuto.

    Guarda che quel codice, in primo luogo, deve essere rispettato proprio dalla Lega.
    E’ quindi giunto il momento di fare luce su alcuni misteri, gaudiosi, del vecchietto di Gubbio, alla faccia della trasparenza (lasciamo perdere le capacità, lo stato comatoso della Lega Pro ne è la prova provata, per poi tacere della defiscalizzazione e dello sciopero).

    Lo Statuto di Lega Pro, (cosa volete cari amici io ancora sto appresso alle regole) stabilisce che la carica di Presidente della Lega Pro venga svolta gratuitamente.
    L’unica eccezione si ha nell’articolo 10, lettera f), che prevede, tra le competenze dell’assemblea di Lega, “l’eventuale determinazione del compenso”.
    E allora, alla faccia dell’etica e della trasparenza, ci faccia sapere se effettivamente, per la prima volta nella storia della Lega Pro, si è attivata tale deroga.

    Nel qual caso sono pronto a chiedere, subito, scusa.

    E, sempre per la trasparenza, si faccia luce sulla nomina di questo Segretario. Il Toninelli della Lega Pro, il Signor Emanuele Paolucci, coniugato con la figlia di Marino Bartoletti, grande amico di Ghirelli. Si quel Paolucci privo di qualsiasi esperienza e capacità.
    Qualcuno insinua che lo stesso percepirebbe uno stipendio di 200 mila euro (diconsi duecentomila) all’anno. Noi, dei Graffi, non ci  vogliamo credere.
    Quindi chiediamo chi abbia deliberato un compenso simile per un soggetto senza arte né parte. Che si è distinto per la palese incapacità gestionale o per la scarsa preparazione in materia sportiva e manageriale.

    Caro Dottor Cirillo, ordini allora alla Lega che i compensi del Presidente e del Segretario vengano inseriti nel sito ufficiale. Perché altrimenti viene veramente da pensar male.

    Da ultimo, il più recente capolavoro di questa gestione definita trasparente ed etica dal vecchietto di Gubbio.
    La nomina della giovane e piacevole dottoressa Francesca Buttara (nella foto accanto). Designata, nei giorni scorsi (ma da chi?), responsabile della Lega Pro alle relazioni istituzionali.
    A parte che questa bella fanciulla è sconosciuta agli organi istituzionali. Non si è mai occupata, infatti, di relazioni con Federcalcio e/o Leghe. Ma la notizia sconcertante è che per svolgere tale incarico (spettante in realtà al Presidente) la stessa percepirebbe un compenso di 65 mila euro annui. Mi sembra che anche in questo caso, ove la notizia rispondesse a verità, si sarebbe oltrepassato ogni limite. E non voglio essere cattivo!

    Sono cifre pazzesche, riferite poi ad una Lega che precipita di giorno in giorno e che Ghirelli, dopo Gravina, sta portando alla scomparsa dal panorama calcistico italiano. Altro che pulmini e campanili.

    Tutti i nodi vengono al pettine. Non c’è scampo. Prima o poi le cose si vengono a sapere. Come io sono solito asserire: nel calcio non si sa quello che non si fa!

    Come la questione della sede di Via Jacopo da Diacceto, il cui acquisto risulta revocato in favore di una curatela fallimentare, con tanto di sentenza passata in giudicato.
    E parlo di sentenza, non di bruscolini.
    Il Tribunale di Firenze, con sentenza numero 601/2013 del 22 Febbraio 2013, nella contumacia della Calcio Servizi, allora presieduta dall’onnipresente Macalli, ha revocato l’acquisto della sede di Via Jacopo da Diacceto.
    C’è stata poi una transazione? È vero che la Lega Pro paga ancora il mutuo alla Calcio Servizi (società partecipata al 100% dalla stessa Lega Pro) camuffato da canone di locazione?
    Questi sono misteri tutti da scoprire.
    E mi parlate di etica, legalità e trasparenza?
    Il vecchietto Francesco per ora ha ingaggiato la bella ragazza. Per il resto ci penserà.
    E’ tutto sconcertante. Presidenti …svegliatevi. E’ denaro vostro. Altro che tutto va bene!

    Non sta messa meglio la Lega di Serie A. Volano del calcio italiano.

    Il Presidente Micciché si è dovuto dimettere perché insolitamente (vero Gabri?) qualcuno si è messo a sindacare sulle modalità di elezione. Con un voto che non poteva essere palese. In una situazione di conflitto di interessi piuttosto evidente.
    Quello che è strano è che il bubbone non sia partito da una delle società (le società di serie A), ma dalla Procura Federale della Federcalcio.
    “Gabri”, infatti, la utilizza come strumento per liberare posti. Forse nella malcelata speranza di trovare una poltrona. Visto che la sua è in scadenza (finalmente aggiungo io).

    Ma non ho finito.

    Anche l’Amministratore Delegato Luigi De Siervo (qui accanto nella foto) è nell’occhio del ciclone, visto il maxi stipendio di 800 mila euro (bum!) attribuitogli da Micciché. Stipendio che, peraltro, non è mai passato in assemblea.
    500 mila euro è il compenso per la Lega e 300 mila per la carica di direttore della Lega Service
    (ma che il Prefetto Cirillo sta anche in Lega di A?).
    Sono cifre pazzesche.

    Ora alcuni presidenti (Roma, Genoa) stanno pensando alla sfiducia. Addirittura all’azione di responsabilità. Con restituzione di quanto percepito sino ad oggi.

    Tutti i nodi vengono al pettine. Perdonate se mi ripeto.

    Perché senza trasparenza cari Ghirelli, Cirillo e Gravina non si va lontano.

    E non è sufficiente portarsi dalla propria parte il mio amico Fulvio Bianchi, di Repubblica, per dire che tutto va bene. Per uscirne indenni.
    Anche “Gabri” prima o poi dovrà spiegare come sia possibile (al di là del nulla sulle riforme) retribuire una ragazza, la mitica avvocato Chiara Faggi, con uno stipendio di 130 mila euro l’anno più le spese (!). Si dimostri il contrario.
    Sono più di 10 mila euro al mese. Per una legale sconosciuta al mondo dello sport e delle istituzioni sportive.
    Non per nulla è la Risk Manager.
    E allora un consiglio alla avvocatessa Chiara Faggi. Nella qualità.
    Suggerisca a Gravina di strappare quel contratto e rivedere le mansioni.
    Perché qui c’è più di un rischio.

    Tutti i nodi vengono al pettine. Dicevo sopra. Bene non dimenticarlo.

    Perché prima o poi il tempo mette ognuno al proprio posto.
    Ogni regina sul suo trono. Ogni pagliaccio nel suo circo.

    Ho una frase anche per i miei amici di Adise ed Adicosp. Aprite gli occhi cari direttori sportivi. La fine del quadriennio olimpico determina l’inevitabile rimpasto a livello istituzionale. Ogni componente, al di fuori della Lega Nazionale Dilettanti, nel presente, deve pensare a risolvere i propri problemi. Sento parlare di disponibilità della sgangherata Lega Pro. Poveri illusi.

    Anche di alleanza con l’Associazione Italiana Calciatori.  Attenzione nel prendere contatti. Non è scontato che Umberto Calcagno (che risulterebbe non essersi ancora proposto ufficialmente) debba essere eletto presidente. La candidatura di Marco Tardelli si sta dimostrando più forte di quanto potesse apparire nel momento del suo annuncio. I progetti  del campione del mondo avrebbero già avuto riscontri positivi. Il suo grande carisma starebbe facendo il resto. Vi sollecito allora a non sbagliare la mossa, amici direttori sportivi.

    In questo sistema malandato, dove prevalgono le parole più dei fatti,non bisogna mai dare nulla per scontato.

    Personalmente ho sempre sollevato grandi perplessità. A dimostrazione del poco peso specifico della categoria (in generale) vi pongo una domanda: quanti degli iscritti a Adise ed Adicosp sono in regola con il versamento delle quote associative? Qual’è, perdonatemi, l’autonomia finanziaria di gruppo?

    E’ mia sensazione che in via Allegri vi facciano promesse solo per tenervi contenti nel presente. Si. Un contentino economico per mettere momentaneamente a posto i conti dell’Adise. Un altro per tranquillizzarvi sul riconoscimento dell’Adicosp. Tutte mosse scontate. Da campagna elettorale. Ho sentito alcuni di voi illusi di poter arrivare ad ottenere valore nei pesi elettorali. Ma quando mai! Rimanete, invece, con i piedi ben piantati a terra.

    Delle categorie dei così detti percipienti quella dei direttori sportivi è la meno considerata. Aprite quindi gli occhi e non fatevi prendere in giro!

    Senza calciatori, allenatori ed arbitri non si va in campo. Non si gioca. Senza direttori sportivi si!

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