Ternana in crisi, due partite per non sprofondare

Passaggio a vuoto o crisi. Magari una “crisetta” passeggera. Era questo l’interrogativo che ci eravamo posto dopo la sconfitta, prima in campionato, della Ternana a Pordenone. E proprio ai rossoverdi, com’era logico, avevamo lasciato il compito di fornirci il chiarimento indispensabile.
Proprio loro, Defendi e soci, con la prestazione fornita contro il Vicenza, hanno tolto ogni dubbio a qualsiasi appassionato o interessato alle vicende rossoverdi. Questa Ternana sta attraversando un periodo negativo che merita l’appellativo di crisi.


Lo dicono i numeri: due punti nelle ultime quattro uscite con un solo gol segnato e quattro subiti. Lo spiegano ancora meglio le prestazioni fornite dalla squadra di De Canio che, soprattutto in casa, quando è stata chiamata a fare la partita, ha mostrato il suo volto peggiore, in particolare contro il Vicenza, squadra fisicamente forte in difesa, agile dalla cintola in su con una idea di calcio chiara: Arma riferimento offensivo per far salire gli altri e Giacomelli a inventare per tutti. Contro questo tipo di formazione che non ha aspettato ma aggredito sin dentro la metà campo della Ternana, i rossoverdi sono andati in confusione totale, smarrendo ogni riferimento di un calcio che De Canio sta cercando d’insegnare dal mese di luglio. Qualche sortita di Furlan e Lopez sulla sinistra e niente di più. Per il resto tanti cross dalla trequarti e un possesso palla ridotto ai minimi termini.
Insomma, una squadra che si è smarrita completamente, che si è sciolta per cause che il tecnico ha cercato in qualche modo di spiegare anche se, era evidente il suo imbarazzo. Perché lui stesso ha chiarito un concetto. “Sapevamo che un inizio di campionato tanto ritardato ci avrebbe portato a soffrire le tante partite da giocare in un periodo breve. Pensavamo di poterlo gestire con una rosa abbastanza ampia e di qualità ma alcuni infortuni ci hanno scombinato i piani”.

Vero. Ma gli infortuni hanno colpito il centrocampo togliendo dalla disponibilità del tecnico prima Rivas, poi Altobelli quindi Vives. Dei tre soltanto Altobelli è tornato da due partite pur senza essere al meglio. Però una domanda sorge spontanea. Possono essere sufficienti queste tre assenze (due titolari) a giustificare il crollo delle ultime partite? Certi concetti di gioco a questo punto della stagione dovrebbero essere mandati a memoria e, pur con qualche aggiustamento, la squadra avrebbe dovuto mantenere la propria identità, magari senza fare sfaceli ma cercando di gestire le partite con l’idea quantomeno di non prenderle. Invece è andata in confusione totale venendo meno anche il concetto di squadra che, in casi di difficoltà, dovrebbe essere il fondamento della prestazione.

E’ proprio questo a rendere più complicata del previsto la situazione in casa rossoverde con il tecnico De Canio che è diventato il bersaglio principale delle critiche della tifoseria. Perché il ragionamento semplice, da bar dello sport, è uno soltanto: se la rosa è importante e la squadra non va la colpa può essere solo dell’allenatore. Tesi comprensibile ma un po’ troppo facile per essere vera al cento per cento. Certo è, in ogni caso, che le prossime due partite interne (recupero col Rimini e Fermana) saranno indicative non tanto sullo stato di salute del gruppo, quanto sul tipo di ragionamenti che in queste ore staranno facendo i vertici del club. Dal tecnico passando per il presidente fino ad arrivare al “patron” Bandecchi.

Quest’ultimo non si è mai visto né sentito negli ultimi mesi, ma di sicuro è aggiornatissimo sullo stato dell’arte. E siccome si aspettava una squadra vincente da subito è facile immaginare quale sia il suo stato d’animo. Viene da un’esperienza traumatica vissuta nella stagione passata, non vuole ripetere gli errori e non vuole commetterne di nuovi. Probabilmente anche lui aspetta chiarimenti in tempi stretti prima di scendere in campo.

 

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