Tavecchio ai graffisulpallone.com: ho avuto pressioni governative, il 29 gennaio l’errore più grande

Sono trascorsi nove mesi da quel 29 gennaio. In assemblea non venne eletto il presidente della Federcalcio. Un grave errore delle componenti. Giovanni Malagò aveva raggiunto il suo scopo. Il commissariamento della Federcalcio. Sappiamo tutti quali sono stati i risultati. Pessimi. La mancata partecipazione ai mondiali di calcio aveva portato Carlo Tavecchio alle dimissioni. Costretto dalla gogna mediatica nei suoi confronti, magnificamente cavalcata dal presidente del Coni. Neanche se contro la Svezia, il 13 novembre dello scorso anno, fosse sceso in campo lui, al posto dei calciatori, ed avesse sbagliato la più facile delle occasioni da gol. Oggi, alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente federale, ho ripercorso con lui alcune tappe significative di quel suo mandato. Non gli ho posto domande, mi sono limitato ad ascoltarlo. Ne è valsa la pena.

L’antefatto
‘Desidero ripartire da dove eravamo rimasti. Non dal punto di vista tecnico, ma delle date a cui si riferisce tutta questa storia. Dal 29 gennaio scorso, perchè ritengo che in quella data sia stato fatto il più grande errore dal punto vista politico della Federazione. In quella data si doveva eleggere il mio successore e non sarebbe stata concessa nessuna possibilità di ingerenza da parte del Coni.
Con l’operazione delle mie dimissioni, avendo io convocato l’assemblea per il 29 gennaio, avevo in precedenza stoppato quella voglia, quella iniziativa, quella frenesia del Coni di mettere le mani sulla Federcalcio . Ancor oggi, ripeto, non ho capito perchè non si è trovato l’accordo. Mi sembrava un fatto importante per creare le premesse delle riforme. Negli ultimi mesi avevamo anche tenuto dei contatti con Gravina e con i rappresentanti dei calciatori per creare i presupposti per la riforma dei campionati. Per avere una prospettiva che io avevo chiamato la madre di tutte le battaglie. Questo come preambolo, dal punto di vista dell’errore, che nessuno che si è mai posto ed ha focalizzato. Un errore tattico e politico della Federazione’.

Il fatto agonistico, Italia – Svezia
‘Detto questo bisogna parlare di un fatto agonistico che ha creato uno scompenso federale dal punto di vista gestionale. Alla sconfitta con la Svezia, ancorchè sconfitta agonistica che ha decretato l’esclusione dai mondiali, ha fatto riscontro una Federazione che dal punto di vista gestionale e organizzativo aveva ottenuto ottimi risultati. Economici come nella politica sportiva, nazionale ed internazionale. Si era fatto molto, basta ricordare solo i 4 posti per le italiane in Champions League che valgono 150 milioni, basta ricordare l’Europeo under 21, le 4 partite a Roma per l’Europeo, il Var, una grossa liquidità. Insomma l’impossibilità di commissariare. Questo che cosa vuol dire, vuol dire intrinsecamente che si erano realizzati risultati reali.
Non aver capito che il fatto della sconfitta avrebbe procurato, a mio avviso, una situazione di grave nocumento alla federazione è stato un errore grave. Un errore veramente grave’.’

L’arrivo del commissario
‘Queste sono le premesse per dire cosa poi è successo. I comportamenti. Una rovinosa caduta l’aver incaricato il Coni a discutere la questione finale ed a trattare le questioni federali. Siamo arrivati quasi al paradosso dove la magistratura, che quando era endofederale non aveva mai creato problemi di impiantistica e non aveva mai creato problemi di campionati e di ritardi, ha procurato tutte queste cose.
Io dissi all’epoca che non qualificarsi sarebbe stata una bomba. Dovetti rettificare quella frase che, all’atto pratico, risultò poi veritiera.
Avevamo impostato tutto un discorso anche nei rapporti internazionali. Una gestione nella quale eravamo riusciti a entrare ed ottenere concessioni sia dall’Uefa che dalla Fifa. Avevamo inserito due persone, una in Uefa, il vice presidente, accadeva perchè io avevo superato i 70 anni e non potevo più farlo per raggiunti limiti di età. In Fifa non ci sono queste restrizioni, ma volevano una donna, abbiamo messo la donna italiana. Evelina Christillin.
Un pacchetto di potenza notevole, come Federazione, arrivata ai massimi contesti. Agendo successivamente come se non avessimo ottenuto questi risultati abbiamo, ha votato Fabbricini per il Marocco, quando la politica internazionale prevedeva un apporto a Stati Uniti, Canada e Messico per i mondiali del 2026. Queste cose sono state fatte non certamente nell’interesse della Federazione. Sicuramente sono state fatte queste scelte per altri interessi, facilmente individuabili a favore di chi.’

Malagò voleva mettere le mani sul calcio italiano

‘Per di più dandolo in mano ad avvocati ed a burocrati, quando la federazione non ha bisogno di burocrati e di altri soggetti di estrazione particolare. Sai, in questi otto mesi ha dato certamente fastidio la mia nomina a commissario straordinario della lega di Milano. Ma il commissario si è dovuto applicare in quanto la lega di Milano non attuava la procedura di adeguarsi ai principi informatori. Era questo il problema. Alla quarta votazione doveva essere accettata la maggioranza semplice, questo era il motivo per il quale si intervenne. Questa operazione è stata fatta dal sottoscritto ma era nelle metodoligie della casa. Il presidente federale è sempre intervenuto in prima persona come commissario della Lega, in passato non è mai risultato che  fu nominato uno diverso dal presidente federale come commissario della lega professionisti di serie A, quindi io ho rispettato quelle che erano, chiamiamole, le regole della Federazione. Questo ha dato, a mio avviso, soprattutto molto fastidio a Malagò che aveva intenzione di metter anche in Lega di serie A persone sue. Cosa poi successa. Perchè in questo momento abbiamo solo uomini suoi da tutte le parti.’

L’indipendenza della Federcalcio
‘La federazione è gestita indipendentemente. Quella del calcio non è una federazione normale. Quella del calcio è una federazione, nel sistema sportivo italiano, che attraverso le scommesse procura miliardi di introiti allo stato e solo con le scommesse sul calcio. Miliardi di attività e sostenitore economico, la prospettiva di Malagò evidentemente era di arrivare a mettere le mani su questo pacchetto, su questa fonte di energia economica e sportiva, non è colpa di nessuno se il calcio rappresenta la più importante disciplina seguita dagli italiani’

La politica nel calcio
‘La politica di Stato si interessa al calcio, però ce da dire una cosa. Noi abbiamo cercato di copiare quello che accade in Francia e negli altri Paesi con il ministero dello sport. Nel ministero dello sport le competenze sono ridicole, sono solo di controllo, non ci sono interventi non ci sono particolari situazioni. Sostanzialmente in Italia è il Coni che gestisce le federazioni, il ministro ha solo questioni di competenza e di vigilanza che non sono granchè. Io domando perché il Coni è intervenuto con quel metodo? Elementi di difficoltà e di disturbo non ce n’erano. I campionati erano regolari, la liquidità c’era, quello che dovevamo ottenere lo avevamo ottenuto e non c’era la necessità di andare in televisione a ‘che tempo che fa’ per dire il presidente deve dimettersi. Una cosa inaudita. Questo è un fatto gravissimo. Allora quante federazioni dovrebbero essere commissariate
Solo sul calcio si presa questa iniziativa. Non è stata fatta per nessun altro, che dire della atletica che non vince mai nulla e di quelle discipline che non hanno mai accesso ai campionati del mondo. E poi questa politica di riduzione dei contributi attuata dal Coni. Una richiesta continuativa. Noi siamo passati da 70 milioni a 30. In questi anni tutte le attenzioni del Coni sono state rivolte a sottrarre liquidità alla Federazione. Ciò nonostante ho chiuso la mia gestione con una liquidità disponibile di 100 milioni di euro.’

Tornando a novembre 2017, le dimissioni…
‘Non mi sarei mai dimesso. Anche perchè le mie dimissioni sono state una scelta etica e morale. Visto che nessuno voleva prendersi una responsabilità. Nessuno si voleva prendere le colpe. La colpa allora se l’è presa il presidente. Davanti alla mancate dimissioni di quelli che erano i responsabili della disfatta contro la Svezia. Se si fosse dimesso il direttore generale che dirige il club Italia anche dal punto di vista amministrativo, il commissario tecnico, Oriali. Se si fossero dimessi loro non c’era più la necessità che si dimettesse il presidente. Era uno stillicidio quotidiano. Di stampa e di Coni. Addirittura a ‘che tempo che fa’ è andato in televisione lui stesso (Malagò), la sera. Davanti alle defaillance di altre federazioni non era mai andato.

Gli introiti dello Stato
‘Il calcio. Siamo il fulcro dell’economia sportiva. Sei miliardi di scommesse solo per il calcio. Se non metti il campionato italiano non scommette più nessuno. Prova a mettere il tiro a volo o il tiro con l’arco nelle scommesse. Se non si scommette sul calcio ne deriva un grande danno per lo stato. Sostanzialmente il Coni ricava 450 milioni dallo Stato. Tutto il resto non sta in piedi, perlomeno non autonomamente. La Federcalcio non ha questi problemi e potrebbe veramente stare in piedi da sola.’

La politica sportiva internazionale e quelle invasioni inopportune
‘Ho un rimpianto. Nel nostro contesto avevamo ottenuto tanto a livello internazionale. Con una politica perfetta. Ora si arretra di anni. Una cosa è importante. Per le elezioni di Infantino ho avuto pressioni governative, avrei dovuto votare Al Khalifa. Io ho avuto pressioni enormi. La prima volta avrei dovuto votare per Blatter. Ho ricevuto pressioni enormi per votare Blatter! Che vinse e poi si dimise. Perché erano arrivati gli americani che avevano scoperto delle truffe in centro America a carico della Fifa e delle componenti delle Federazioni. La prima votazione l’aveva vinta Blatter, ma noi in un voto palese avevamo dichiarato che votavamo per Infantino. La seconda volta, addirittura non contenti giunsero altre pressioni, Malagò stesso era intervenuto chiedendo la votazione per Al khalifa che poi ha perso contro Infantino. Poi praticamente ne sono state fatte di tutti i colori in politica internazionale. Si volevano fare degli interessi che non erano quelli della Federcalcio come per esempio quando si è andati a votare per il Marocco. Perchè si è votato per il Marocco e non per gli Stati Uniti per i mondiali del 2026? Secondo te è normale che la Federcalcio sapendo che nel 2022 i mondiali si giocano nel Qatar vota per il Marocco che appartiene alla stessa fascia araba? La spiegazione? C’erano degli interessi che si andavano a costituire, dei pacchetti che andavano a votare per quanto riguarda i membri del Cio.
Ed allora non abbiamo votato per il Canada, per gli Stati Uniti o per il Messico. Infatti i mondiali del 2026 si giocheranno negli stati Uniti. E secondo te in questo contesto come è valutata l’Italia? Io so che questa estate il commissario ha votato Marocco. Siamo in grossa difficoltà. Sicuramente non avremo possibilità per l’europeo. Le nostre alleanze non erano di quella portata, infatti il Marocco ha preso pochissimi voti.’

La giustizia sportiva
‘La Federcalcio è stata punita nel 2006 con l’istituzione del collegio di garanzia del Coni che ha creato sempre una serie di difficoltà. Vedi le decisioni di quest’anno. La giustizia endofederale ha sempre permesso che i campionati fossero iniziati regolarmente ed ha sempre creato situazioni di assoluta regolarità. In questo momento siamo ad ottobre ed i campionati sono ancora da sistemare.
A questo punto bisogna creare le premesse per avere una riforma assolutamente urgente e staccarsi dal Coni per le questioni di giustizia sportiva. Inutile tenere un giudizio intermedio al Coni, si fa la giustizia endofederale e poi, eventualmente, al Tar. Giudice sportivo, Tribunale Federale, Corte D’Appello e da ultimo il Tar.

Il futuro
Gravina è un uomo di esperienza. Come ho detto all’inizio di questa nostra chiacchierata, riparto da dove eravamo rimasti. Il 29 gennaio è stato fatto un errore. Non si dovevano attendere tanti mesi, inutilmente, per arrivare alla stessa conclusione. Il 29 gennaio ha rappresentato lo spartiacque che ha creato la situazione anomala che, nel presente, sta vivendo il calcio italiano.