TARANTO VIVE(va) DI PANE E CALCIO

    A Taranto, i tifosi hanno già cercato di gestire la società di calcio. E’ stato il flop più clamoroso di tutta la storia del club ionico. Una cosa raffazzonata che, tolto l’entusiasmo del primo momento, è naufragata nel peggiore dei modi.

    Taranto vive di pane e calcio.

    Il susseguirsi degli eventi e delle generazioni ha però cambiato il modo di interpretare i ruoli. Oggi allo Iacovone non si va più per sorreggere i propri colori. I “padroni” della curva nord si arrogano il diritto di “indirizzare” le opinioni. Si deve contestare a prescindere.

    Basta un megafono.

    I ventenni attuali che ne sanno della storia del Taranto. Vivono le sensazioni del presente. Erasmo Iacovone è l’idolo perenne di tutte le generazioni. Molti ragazzi di oggi non sanno neppure in che ruolo giocava Erasmo Iacovone. La gioventù moderna frequenta la curva nord per sfogarsi. Non per tifare quella maglia e quei colori. Il “branco” rumoroso segue l’invito del megafono istintivamente e intona il coro. Gli chiedi del perché e del per come non ti sa nemmeno rispondere.

    La cultura del tifo non esiste più.

    A Taranto, tra chi segue le vicende della squadra di calcio, si sono create varie fazioni. Il movimento ultrà ha smarrito la propria vera identità. Si contesta tutto per il gusto di sfasciare. Dal prezzo dei biglietti d’ingresso allo stadio al massimo esponente della società. Ogni pretesto è buono per cercare di “distruggere”. Oggi è ricorrente un “ritornello”: portare i libri in tribunale. Senza che ci sia nessun nesso logico.

    Esiste anche il “partito” del sentito dire. Quelli che contestano perchè… “mi hanno detto che”. Sono i più pericolosi perché danno voce a situazioni irreali del passaparola. Come mancati pagamenti e inesistenti procedure giudiziarie. Quelli che dicono di non essere più andati allo stadio dalla “famigerata” partita con il Catania, ma che, guarda caso, sostengono di sapere sempre tutto. Anche per questi la soluzione migliore è quella di portare i libri in tribunale.
    Per ripartire da zero, dicono.

    Dimenticano che soltanto qualche anno addietro per ripartire dalla serie D (nel post fallimento del principe delle auto a kilometro zero) si incontrarono difficoltà enormi. Proprio di natura economica. Alcuni delegati partirono (all’ultimo momento) alla volta di Roma, per perfezionare l’iscrizione, sprovvisti del quantum necessario in denaro che fu reperito soltanto cammin facendo.

    Ma di cosa dobbiamo parlare se una società nata senza debiti sulle ceneri di un fallimento, soltanto da pochi anni, ha accumulato, nelle gestioni precedenti a quella attuale, una notevole massa debitoria nei confronti dell’Ente Pubblico.

    Sono sempre stato tra i più acerrimi oppositori di Massimo Giove. Gli ho più volte rimproverato, anche pubblicamente, che il suo era un passo sbagliato. Che non doveva avventurarsi nella gestione del Taranto. Troppe le magagne lasciate sul percorso dai suoi predecessori. Dai debiti nei confronti dell’Erario a quelli nei confronti delle banche. Il tempo le avrebbe rese insormontabili agli occhi dell’opinione pubblica.
    Puntualmente si sta avverando. L’ignoranza (dal latino nescire) del non conoscere la realtà dei fatti porta a quelle insulse conclusioni dei libri in tribunale.

    A Taranto in molti parlano soltanto per sentito dire.

    Gli oneri di una società di calcio sono facilmente identificabili. Si raggruppano in poche voci. Il costo del lavoro dei dipendenti (collaboratori, calciatori e tecnici), le trasferte, i ritiri, l’uso degli impianti, i procuratori. Per il resto “minuteria” assolta per contanti.
    I dipendenti del Taranto non sono in arretrato con i loro emolumenti. Vengono pagati puntualmente (nelle categorie dilettantistiche, per di più, non vi è il ricarico degli oneri riflessi). Per tutte le altre voci di gestione non mi risulta che ci siamo creditori e che qualcuno abbia attivato le procedure giudiziarie per il recupero di quanto eventualmente dovutogli. Al di la del fatto che, per le trasferte, esiste uno sponsor ed i ritiri si pagano anticipatamente a mezzo bonifico altrimenti non ti accolgono in nessun hotel. Per di più non ho mai visto l’Erario chiedere il fallimento di una società di calcio.

    In questo campo le rateizzazioni si accumulano alle rateizzazioni sino a quando non giunge l’ennesima “rottamazione” che abbatte tanti oneri. E si riparte con altre rate. Altrimenti (solo per fare un esempio) in molti dovrebbero spiegarmi come hanno fatto quest’anno ad iscrivere il Catania.

    Poi il “Fallimento” può rappresentare la panacea di tutti i mali quando esiste l’interesse di investitori solvibili. In tal senso, non mi risulta che dinanzi alla porta di Massimo Giove ci sia mai stata la coda.

    Recentemente Giove ha espresso la sua volontà di continuare, magari con un progetto diverso. Ma ha anche detto che è pronto a fare un passo indietro dinanzi all’interessamento di qualsiasi soggetto solvibile ed in grado di garantire al club rossoblu un futuro migliore di quello attuale. Non mi sembra ci siano state risposte. Oppure che ci sia stata la corsa alla presentazione delle manifestazioni d’interesse per poter accedere alla visione dei libri contabili

    I cori fatti intonare recentemente dai “padroni” della curva nord chiedono a Giove di andarsene. E’ lecito allora presumere che abbiano pronto un sostituto (credibile e solvibile) ancora occulto. Bene. Esiste realmente un progetto? Lo rendessero palese.
    Ricordo soltanto che l’ultima volta che imposero la loro volontà, perché sobillati, D’Addario subentrò a Blasi (che grandissima scelta!!).

    Sappiamo tutti come è andata a finire.

    Comments (1)

    1. Alberto Agusto

      Egregio Galigani,

      sono un inguaribile tifoso del Taranto da circa 40 anni e in passato sono anche stato molto critico con Lei quando ha ricoperto ruoli dirigenziali .

      Tuttavia non poso non essere completamente d’accordo con Lei nella Sua analisi nonché nella Sua battaglia contro Ghirelli e Gravina.

      Complimenti.

      Alberto Agusto

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