Taranto, la voce dei tifosi e…le tristi verità

“A tante ore di distanza, l’amarezza non se n’è andata. Forse stiamo esagerando perché siamo scottati dalle tantissime delusioni passate, ma la sensazione di rivedere un film d’orrore già visto tante volte ce l’abbiamo in tantissimi. Noi facciamo sempre i tifosi: supportiamo, ci appassioniamo e speriamo nel meglio. Sarebbe ora che anche gli altri facessero ciò che devono fare. E mi riferisco soprattutto alla società: fate le cose come si devono fare, diamine. Ci avete rifilato per l’ennesimo anno un mercato fatto senza DS, sapendo benissimo che tutte le volte che ci abbiamo provato è finita malissimo. Ci avete rifilato l’ennesima scommessa in panchina, quando tutti – TUTTI – chiedevamo una guida sicura, sia a fine campionato, sia quando avete deciso di cambiare Cazzarò. Ci avete rifilato l’ennesima pantomima sull’attaccante, sfogliando la margherita e rimanendo col cerino in mano invece di portare a casa gente di calcio. Ora dopo una giornata siamo già a inseguire e con un pubblico scoraggiato, arrabbiato, avvilito. Il tempo l’avete avuto, ora servono i fatti. Ora SERVONO le vittorie, anche il più innamorato dei tifosi non sopporta più la D”.

 

Quello sopra riportato è lo sfogo di un amico tifoso (ne conservo il post) che ho trovato su “messenger” questa mattina. Fa coppia con tutti coloro che, telefonicamente o fermandomi in strada, mi hanno esternato lo stesso pensiero da ieri pomeriggio. A partita conclusa. E sono tanti.
La gente è delusa.

Avevo deciso di non scrivere più del Taranto. Vengo tirato per i capelli perché più persone stamane sostenevano che avrei consigliato io l’assunzione di Panarelli. Non è vero. E’ una assurdità tanto gratuita quanto macroscopica (che prescinde, in ogni caso, dalle capacità di Panarelli). A tutti i miei “figliocci” (in senso calcistico) ho invece sempre consigliato di cercare fortuna altrove. Incluso Michele Cazzarò prima che rinnovasse. Anche a Ciccio Passiatore (che sbagliando ho caldeggiato a Giove) ho ripetuto sovente la stessa cosa. In precedenza, alcuni anni orsono, anche a Enzo Maiuri. A tutti l’ho anche motivato.

A quanto scritto da quell’amico tifoso io aggiungo:
fare calcio e ottenere risultati a Taranto, nelle condizioni attuali, è impossibile. Anche l’avvento di Giove, è dimostrato dai fatti, non ha condotto alla serenità. Quell’elemento indispensabile per godere della passione dei tifosi. Le difficoltà ambientali si aggiungono a quelle economico/finanziarie. Mi smentiscano i fatti, non le parole.
Gli esempi? Le quote del club “consegnate” a una fiduciaria. I ricavi prodotti dall’esercizio sociale che “transiterebbero”, per accordi contrattuali, in una impresa collaterale (impresa che avrebbe come soci Giove, Cardamone, Montella o persone a loro riconducibili). Le tante promesse, sempre disattese.
Ritardi o affanni che si sarebbero accumulati nel pagamento dei servizi (anche di ristorazione) e delle prestazioni lavorative. Ritardi che risulterebbero essere presenti anche nel pagamento delle consulenze e degli “arretrati”. Anche quelli ereditati dalla gestione Zelatore/Bongiovanni. Collaborazioni ombra che si agiterebbero dietro le operazioni di facciata. Metodi obsoleti che non conducono a nulla di realmente concreto. Sistemi di una gestione poco condivisa e niente affatto apprezzata.

L’imprenditore è colui che investe nell’esercizio della propria attività per ottenere, nel tempo programmato, degli “utili”. Risultati tradotti in immagine, economie e finanza. In questo Taranto la programmazione è assente. Basta “allungare” lo sguardo sul settore giovanile. Sulle infrastrutture e sul progetto tecnico/sportivo. Soltanto parole.

Il Taranto vuol dire soltanto prima squadra. E’ sempre stato così nella testa di Giove. Un organico competitivo solo sulla parola, allestito con approssimazione. Che ridonda di compromessi. Tecnici quanto sportivi. Nello spogliatoio come nei rapporti con la città. Qualsiasi allenatore, in siffatte condizioni, si scontrerebbe con le difficoltà.

“Nel calcio non si sa quello che non si fa”, ripeto spesso.
I primi a manifestare pubblicamente le proprie “titubanze” sono proprio i tesserati e gli addetti ai lavori. Gli spifferi hanno origini lontane/remote. Fuoriescono dagli spogliatoi, dal magazzino, dal sottopassaggio, dal parcheggio dello Iacovone. Dallo stanzone dei massaggi. Dalle panetterie. Nessuno ne ha l’autorizzazione, ma parlano tutti. L’ultimo dei “passa parola” è già concentrato sulla data del prossimo 25 settembre. Invito a centrare l’argomento.
Ecco perché asserisco che con questo metodo si può fare soltanto “pallone”.

Il calcio, credetemi, abita altrove!

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