TAMPONARE E NON RIFORMARE, RIPARTE MALE IL CALCIO ITALIANO

In Italia, più che in altri Paesi, si sta facendo una corsa contro il tempo per riprendere a giocare e concludere i campionati. I vertici federali del calcio italiano, sembrano confusi, ma al tempo stesso  determinati a trovare soluzioni per la ripresa. Senza prendere in considerazione tanti aspetti fondamentali, come la salute collettiva e le difficoltà che vivono le categorie minori, a causa dell’emergenza covid 19.

Tra le idee bizzarre c’è quella di far disputare le restanti gare di campionato al centro sud, dove il virus ha colpito in misura minore. Dovesse essere davvero così, ci piacerebbe comprendere come potrà essere organizzato il tutto. Gravina e la sua band, nonostante le dichiarazioni dell’ex medico della Nazionale, Enrico Castellacci, che si è detto perplesso sul fatto di poter riprendere a maggio, continuano sulla loro strada. Tra le motivazioni del dottor Castellacci, quella riguardante i protocolli sanitari, argomento su cui i medici non sono stati invitati a discuterne, quando invece avrebbero potuto proporre delle direttive.

Per poter far rispettare il rigido protocollo sanitario, occorre avere delle strutture all’avanguardia ed un qualificato staff medico. Requisiti di cui molte società non dispongono, soprattutto in categorie come la Serie C e la Serie D, categorie già gravate da seri problemi economici. Come pensano di ripartire in queste condizioni i ben pensanti che governano il nostro calcio ? Perché invece non si pensa a salvaguardare la salute di tutti e pensare come riformare i campionati? Questi interrogativi crediamo che Gravina o Ghirelli nemmeno se li pongano.

E’ giunto il momento di prendere decisioni coraggiose mettendo da parte gli interessi personali.

Occorre recuperare credibilità in uno sport, che seppur rappresenta la quarta industria del Paese , continua ad essere sempre più lontano dalla gente. Questa sarebbe l’occasione giusta per migliorare le cose, soprattutto nelle categorie minori. La Serie C con il format attuale non può reggersi, è necessario attuare delle riforme con costi sostenibili e defiscalizzazioni.

Ad oggi, invece, conta soltanto finire il campionato (quello di serie A), fregandosene altamente se tutto il resto è al collasso. Purtroppo, il calcio italiano, finché sarà gestita da figure che pensano esclusivamente al proprio orticello, difficilmente potrà crescere e tornare ad essere competitivo. Crediamo fermamente, che si stia perdendo l’ennesima occasione per dare una svolta definitiva ad un calcio che continua a distinguere tra figli e figliastri.