Supercoppa Italiana si gioca in Arabia: il vile denaro calpesta i diritti delle donne!

Supercoppa Italiana in Arabia: ingresso per le donne solo in alcuni settori, evviva la discriminazione!
Da diversi anni il calcio italiano viene esportato nel mondo. Non solo per coinvolgere realtà che non fanno parte del vecchio continente, lo si fa, soprattutto, per interessi economici. Il sodalizio tra Italia e Arabia Saudita, è sempre più forte, grazie alla Super Coppa Italiana, evento oramai divenuto tradizionale nel paese arabo.

Il prossimo 16 gennaio, a Jedda, si sfideranno Milan e Juventus per contendersi questo ambito/ importante trofeo nazionale.
In queste ore non si è discusso minimamente delle questioni legate alla sfida sul campo. Eppure Mila e Juventus sono tra i due club più titolati del calcio italiano. Tutto è stato oscurato dala vicenda riguardante il sesso femminile. Le donne sono trattate senza alcun rispetto nei paesi arabi, che rimasti ancora all’epoca medievale.

Nei giorni scorsi, era trapelata la voce che le donne arabe sarebbero potuto andare allo stadio per assistere alla Supercoppa Italiana, solo se accompagnate da uomini. Questa situazione ha scatenato notevoli polemiche, con tanto d’indignazione da parte delle istituzioni e non solo.
Le risposte erano attese soprattutto dalla Lega di Serie A, promotrice lo scorso 23 e 24 novembre di una bellissima iniziativa contro la violenza sulle donne. In quell’occasione, ricorderete, tutti i giocatori, non solo di serie A, scesero in campo mostrando sul viso una riga impressa con un rossetto scarlatto, sotto l’occhio sinistro. La stessa Lega di A, seppur in maniera tardiva, ha avuto una reazione a tutela delle donne. Soprattutto per salvare la faccia e non passare per incoerenti. Come spesso sta accadendo negli ultimi tempi.

A nostro avviso, crediamo che la Lega di Serie A si sia opposta ai principi della civiltà araba solo per spegnere le polemiche. Certamente non per essere solidale verso le donne arabe, alle quali è negato un diritto fondamentale: la libertà.
E’ chiaro che ai vertici del nostro calcio, non interessi nulla del fatto che in Arabia Saudita, nel giorno della gara, verranno richieste cinque condanne a morte per l’omicidio Khasshogi. Forse neppure lo sanno.

Le dichiarazioni rilasciate dal presidente Micciché, il quale ha assicurato che le donne potranno partecipare liberamente, da sole, all’evento sportivo, è stato il modo per salvarsi (come si dice) in calcio d’angolo. Soltanto per evitare l’ennesima figuraccia.

Quello che più conta a Micciché e soci è l’accordo raggiunto, per i prossimi tre anni, con l’Arabia Saudita. Un contratto che prevede 21 milioni di introiti a favore della Lega di A. Ove chi tira le fila del nostro calcio crede di aver fatto bella figura si sbaglia di grosso. Purtroppo davanti al Dio denaro viene fuori l’ipocrisia e l’incoerenza di certi personaggi. La domanda è: cosa pretendono dal calcio questi signori? Presto detto: visibilità e denaro. Tanto denaro. Lottano per se stessi, per salvaguardare il proprio fondo schiena. All’uopo difendendo strenuamente la loro poltrona. Nel frattempo il calcio sistema, italiano, si sgretola. Miseramente.

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