Sono il padrone della festa, faccio come mi pare

Sono il padrone della festa, mi avvalgo della facoltà di fare come mi pare!

Una espressione che sembra “costruita”, di proposito, a modello, per taluni dei massimi esponenti del calcio italiano. Un sistema che sta andando veramente alla deriva. Dove alcuni fanno soltanto i propri comodi a tutela di quello che ritengono il bene più prezioso. Il loro fondoschiena.
Vittorio ma ti sei impazzito? Cosa vuoi farci intendere, quali sarebbero le verità?
Amici lettori vi debbo delle spiegazioni. E garantisco che ne ho di notizie valide, custodite nel cassetto dei “graffi”.

Prendiamo, ad esempio, la serie A.

Il 19 marzo del 2018 (alle ore 16,00) è convocata a Milano (in via Rosellini,4), in seconda convocazione, l’assemblea ordinaria della Lega di A. All’ordine del giorno, al punto 4: Elezione del presidente della Lega. Presiede Giovanni Malagò, il Commissario Straordinario, che nomina segretario verbalizzante l’avvocato Ruggero Stincardini (responsabile affari legali della Lega).
L’assemblea è validamente costituita e si snocciolano uno dopo l’altro tutti gli argomenti all’ordine del giorno. Sino a giungere alla elezione del presidente.

In una riunione informale, del precedente 5 marzo, le società avevano già espresso una unanime condivisione sul nome del candidato Gaetano Miccichè. Tanto che il presidente della Juventus, in apertura dell’argomento, propone al presidente, che accetta, di procedere all’elezione per acclamazione.
Decisione alla quale si oppongono il presidente dei revisori dottor Simonelli ed il giudice sportivo dottor Mastrandrea. Ritengono che l’unica modalità possibile, da seguire, sia quella dello scrutinio segreto. Peraltro indicato nello Statuto regolamento della Lega stessa.

Il presidente dispone allora che si proceda nella forma regolamentare. Vengono distribuite le schede di voto (di colore giallo paglierino) ed i delegati vengono chiamati ad esprimere, segretamente, il voto ed a depositarlo in un urna chiusa. Appositamente predisposta.
E sin qui tutto si svolge nel rispetto delle norme.

A votazione (segreta) conclusa, prima dell’apertura dell’urna, Baldissoni, il delegato della Roma, chiede la parola. Dichiara di voler comunicare (ed esprimere) in modo palese il proprio voto a favore del candidato Gaetano Miccichè. Di seguito tutti gli altri delegati, di tutte le società, dichiarano di voler comunicare (ed esprimere) anche loro in modo palese il voto espresso. Tutti a favore del candidato Gaetano Miccichè. Al che il presidente dell’assemblea, al termine delle unanimi espressioni di voto palese, proclama eletto, a presidente della Lega di serie A, il dottor Gaetano Miccichè.
Giovanni Malagò dispone anche che le schede votate non siano scrutinate, ma siano inserite, a cura del dottor Mastrandrea, in plico sigillato. Conservate poi nella cassaforte della Lega. L’incaricato procede come richiesto. Il plico sigillato è firmato dallo stesso Mastrandrea, dall’avvocato Stincardini e dal presidente dell’assemblea Malagò.

Ingiustizia è consumata. Una “leggerezza” che manager e dirigenti di quel valore non avrebbero dovuto consumare.

Manca il rispetto dei crismi statutari. Non è cosa di poco conto. Nessuno degli intervenuti ha osato contestare apertamente il sopruso.  Gaetano Miccichè sarebbe stato certamente eletto ugualmente. Non è la persona che si contesta, ma il modo illegale di agire. Si dirà che nessuno degli intervenuti ha voluto obiettare in forma palese, ma se la notizia (documentata) arriva sul tavolo dei “graffi” sta a significare che qualche malcontento, all’uscita da quella sala, deve esserci pur stato. Il sospetto è che qualcuno non avesse votato Miccichè, non rimane che aprire la cassaforte.

Nel rispetto di quel “mi avvalgo della facoltà di fare…” anche il secondo argomento che intendo trattare.

In data 11 ottobre scorso il presidente federale, il bel Gabri come io spesso lo definisco, firma il comunicato ufficiale numero 98/A della Federcalcio. Manifestazione di interesse a nomina componente della Commissione di Vigilanza selle Società di calcio professionistiche (Covisoc).
Nel comunicato si dice che in considerazione della imminente scadenza del mandato dei componenti quella Commissione. Attesa la necessità di garantire il funzionamento e la continuità della stessa. Ritenuto opportuno acquisire le candidature per ricoprire il ruolo di componente della Covisoc anche attraverso una manifestazione di interesse. Dato atto che … bla… bla… bla.
Coloro che abbiano interesse ad essere nominati possono presentare la propria candidatura entro il 21 ottobre, alle ore 13,00.

Il tutto in appena dieci giorni.

Il bel Gabri, quelle rare volte che decide di prendere una decisione, risulta essere più veloce della luce. Questa commissione deve stargli particolarmente a cuore. Ecco infatti che nella prima riunione di Consiglio Federale, il successivo 5 novembre 2019 (dal 21 ottobre sono passati scarsi 15 giorni), porta alla nomina dei nuovi componenti. Il nuovo presidente della Covisoc è Maurizio Longhi. Sulla persona nulla da obiettare. Un vero professionista.
A una ricerca più approfondita, risulta però che il nuovo presidente non ha alcuna esperienza nel controllo della gestione economica di società di calcio e di regolamenti. Ricopre, guarda caso, la carica di vice presidente vicario in BCC – Credito cooperativo di Roma.

Ma come Vittorio quella nella quale risulta essere vice presidente lo stesso Gabriele Gravina?

Giustappunto. Nulla che voglia ledere la serietà e l’integrità del dottor Longhi (a parte la scarsa conoscenza della materia), ma è perseverante il sistema adottato dal bel Gabri. Torna alla mente quel ritornello: “sono il padrone della festa, faccio come mi pare”. Un altro anello che si aggiunge alla catena. Mattone dopo mattone, amico dopo amico, erige il suo fortino all’interno del palazzo.

“Mi avvalgo della facoltà di fare quello che mi pare”, mai citazione potrebbe risultargli più calzante.

In questa analisi non si poteva trascurare Francesco Ghirelli. Il buon Francesco ci riserva quotidianamente delle “pillole”, sempre più esclusive, sulla sua saggezza e preparazione calcistica. Lo scorso 13 novembre in una intervista rilasciata al “Corrierone” (a firma Vincenzo Sardu) preconizzava (anticipava) il percorso regolamentare nel caso di esclusione di una società dal campionato. Il riferimento era in relazione alla precaria situazione del Rieti:
“Un posto per retrocessione diretta del girone C sarebbe assegnato. A tutte le altre 19 squadre sarebbero aggiunti tre punti per tutto il girone d’andata a vantaggio, evidentemente, di quelle che con il Rieti hanno perso o pareggiato o devono ancora giocarci contro. Per chi ha già battuto i laziali non cambierebbe nulla”.
E’ veramente preoccupante che il presidente della Lega Pro che non conosca le norme. Gli sarebbe bastato andare a rileggersi, prima di avventurarsi in cose nelle quali non è evidentemente preparato,  il contenuto dell’articolo 53 delle Noif “Rinuncia gare o esclusione della società dal campionato” che, al comma tre, recita l’inverso di quanto da lui dichiarato:

“Qualora una società si ritiri dal Campionato o ne venga esclusa per qualsiasi ragione, tutte le gare disputate nel corso del campionato di competenza non hanno valore per la classifica, che viene formata senza tenere conto dei risultati delle gare della società rinunciataria od esclusa”.  Quindi una ripassatina alle carte federali non risulterebbe certamente disdicevole, al buon Francesco.

Giunti a questa altezza appare più che evidente che Ghirelli è talmente oberato (povero lui) dall’impegno e dall’attenzione che deve rivolgere al “progetto” pulmini e campanili che gli è venuto meno il tempo per dedicarsi alla regolarità del campionato.

La situazione di Rieti è tragicomica. Si corre peraltro il rischio di ripetere la farsa della partita dello scorso campionato tra Cuneo e Pro Piacenza (ricorderete, oltre a quella ridicola messa in scena dal risultato farsesco, andò in campo una magazziniere non tesserato). Dissero, Gravina e Ghirelli, che non sarebbe accaduto mai più.

L’articolo 48 comma 3 delle Noif – Attività ufficiale ed attività non ufficiale, recita: “In tutte le gare dell’attività ufficiale è fatto obbligo alle società di schierare in campo le proprie squadre nella migliore formazione consentita dalla loro situazione tecnica”.

In quell’intervista al “Corrierone” Ghirelli ha anche dichiarato che “stavolta i trucchi di far giocare un manipolo di ragazzini presi dalle giovanili o tesserati alla vigilia del match, non si potrà utilizzare”. Sarà molto interessante verificare come intendono procedere, al proposito, i pseudo dirigenti del Rieti. Per intanto il Prefetto della città laziale ha deciso che si giocherà (se si giocherà) a porte chiuse.
Ove domenica, contro la Reggina, scendessero in campo veramente i ragazzi della formazione Berretti (come da più parti si ipotizza) perderebbe la faccia tutto il calcio italiano. Gravina e Ghirelli in primis, sono recidivi. Corazza e soci di gol ne potrebbero realizzare anche cinquanta. E farebbero bene. Si scriverebbe la pagina peggiore del calcio italiano.

Ma a noi che ce ne importa Vittorio. L’importante è poter continuare ad auto incensarsi. Raccontare all’immenso popolo del calcio che va tutto bene. Che presto arriverà la liquidità sempre attesa (inutilmente) dai presidenti dei club. Che il Governo concederà quanto prima la defiscalizzazione alle società della Lega Pro. Che nel breve attueremo la riforma dei campionati. Che ci interessa a noi se, nel calcio italiano, l’acqua scarseggia e la papera non galleggia.

Noi siamo i padroni della festa ed a tutela dei nostri fondoschiena, ci avvarremo sempre della facoltà di fare come ci pare! Statene certi.