SKY NON PAGA, IL SISTEMA IMPLODE, LE CHIACCHIERE FANNO ZERO…

    Figuriamoci se in un momento come questo i “nostri”, inteso negli attuali governanti del calcio, sono in grado di prendere una decisione. Di fare chiarezza. Di comunicare almeno un programma chiaro da seguire.
    Lo spettacolo offerto, nel recente passato, è stato il solito: si gioca, non si gioca, porte aperte, anzi no.
    Il tutto mentre, il giorno dell’ultimo (inutile, of course) Consiglio Federale, dalla stanza del presidente (minuscolissimo) si levavano grida da osteria.
    Presenti: il vecchietto di Gubbio, il povero Gabri, messo di fronte a situazioni obiettivamente più grandi di lui e si, il grande anzi il “Magno” . Si, proprio lui, Claudio Lotito, vero presidente della Federazione, della Lega, del sistema calcio italiano.
    La paura è, oggi (dipendiamo tutti dall’evolversi del male), quella di dover fermare tutto. Di prendere decisioni e di dare certezze.
    L’antitesi di questi dirigenti allo sbaraglio.
    L’unica cosa che sanno fare è: chiacchierare….

    “Non si riesce a dare un’immagine di compattezza all’interno delle varie componenti del calcio. Noi supplichiamo che, in questo momento di difficoltà, si possa prendere spunto per cambiare un po’di cultura sportiva. Oggi la Federazione ha una sua centralità, l’abbiamo riconquistata con grande sacrificio e grazie alle idee e ai progetti. Vogliamo far capire che stando insieme, facendo sistema, possiamo centrare risultati importanti. Chi vuole far parte di questa logica, troverà una Federazione pronta a sostenere dei progetti, chi non ne vuole far parte resterà fuori per sempre”. Gravina ha escluso che le formule dei campionati possano essere soggette a cambiamenti nella parte finale della stagione: “Modificare i format sarebbe un errore grossolano, Tutti i campionati devono arrivare alla fine e se non sarà possibile si dovrà tenere conto dei risultati sul campo. In ogni caso arriveremo ad avere promozioni e retrocessioni. La B vuole cambiare il numero di partecipanti alla prossima stagione? Nessuno me l’ha proposto e in ogni caso possono toglierselo dalla mente fin da subito”.

    Quella sopra riportata è la solita intervista, inutile, rilasciata da “Gabri” e pubblicata venerdì su Tuttomercatoweb.com
    Parlare di centralità della Federazione e di grandi progetti fa cadere le braccia.
    Ma chi pensa di prendere in giro? Giusto la sua “prediletta” a 10.000 euro al mese.

    Il nulla, di questi anni di governance federale, è sotto gli occhi di tutti. Nulla di quanto promesso nei ridondanti programmi elettorali è stato realizzato. Modifica dei pesi elettorali, con la serie c (rigorosamente minuscolo) che conta più della serie A? Beh… ci stiamo pensando.

    Riforma dei campionati, non esiste momento migliore del presente per attuarla. Basterà far rispettare le norme in sede di rilascio delle licenze nazionali. Serie A composta da 18 squadre. Serie B altrettanto. Due gironi di serie C da 18 squadre. In totale 72 club professionistici. Più in basso tutto sotto l’egida dalla Lega Nazionale Dilettanti, anche qui con una innovativa rivisitazione del format. In Europa soltanto l’Inghilterra supera l’Italia nel numero delle squadre professionistiche. Globalmente però incassano, a stagione, 3,5 miliardi di euro di diritti televisivi (contro 1,2 ripartiti dalle nostre società).

    Riforma della Giustizia sportiva? Ah qui sono stato bravissimo. Ho messo tutti amici miei con la mia “prediletta” a coordinare i rapporti tra Federcalcio e gli organi di giustizia (alla faccia dell’indipendenza).
    Idem alla Covisoc. Ho piazzato il mio capoufficio della BCC (uno spettacolo! Siamo passati da un professore universitario di economia di intermediazione finanziaria, bocconiano, il Professor Bisoni, a un bancario).

    E poi ho istituito i “tavoli”. Vittorio, cosa pretendi di più, lasciami in pace.

    Ancora peggio, se possibile, il vecchietto di Gubbio. Il presidente della serie c ( rigorosamente minuscolo) Ghirelli è oramai sull’orlo della schizofrenia. Anche lui promette risorse a tutti. Non si rende conto che la sua (purtroppo) Lega è sull’orlo del baratro e forse oltre, come oramai molti presidenti hanno compreso.
    La defiscalizzazione, con tanto di sciopero, è finita nel nulla….
    Da povero (in senso metaforico) schiavo di Gabri e dell’ Associazione Italiana Calciatori (di Tommasi e Calcagno) che deve servire, nel loro disegno, a consentire la rielezione, si è affrettato a dire che gli stipendi dei calciatori andavano pagati. Che quasi tutte le società avevano provveduto lo scorso 16 marzo. Che saremmo risorti, come l’araba fenice.

    Addirittura parlava di sciacalli. Riferito ad avvocati che spiegavano il motivo giuridico per interrompere giustificativamente le retribuzioni…

    Uno schianto epocale.

    Tutte le società sono insorte. I giuristi hanno spiegato al vecchietto che, senza la prestazione, lo stipendio non va pagato e comunque va ridotto (consultare prima un legale no, eh?).
    Ovviamente lui, il vecchietto, non ha potuto dire che lo avevano costretto a dire così per non disturbare l’umore di quel grande grande elettore che è l’Associazione Italiana Calciatori.
    E mo’ come faccio?
    Alla faccia dell’autorevolezza auto-pronunciata le società hanno preso provvedimenti in autonomia: riduzione stipendi, ferie obbligatorie e, senza luce, arriveranno anche i licenziamenti. Sulla scorta del modello svizzero del Sion. Vista l’impossibilità di fornire la prestazione, arrivederci. I lavoratori calciatori non sono infatti diversi dagli altri. Con buona pace di questa miope associazione calciatori, che non si rende conto (forse non vuole?) della situazione.

    La stessa Associazione Italiana Calciatori che, mentre i giocatori di Parma e Spal stavano scendendo le scale degli spogliatoi per entrare in campo al Tardini, aveva proclamato lo sciopero (!) con tanto di comunicato diffuso alle Leghe.

    Nei “Graffi” non sono solito parlare senza essere documentato. Riporto (qui di seguito) il bollettino di guerra…

    “L’AIC, nell’intento di tutelare il diritto fondamentale alla salute dei propri associati, anche al fine di garantire la loro incolumità potenzialmente lesa da un pericolo alla propria salute grave ed immediato proclama lo stato di agitazione e indice lo sciopero per le giornate del 08/03/2020 de del 09/03/2020, riservandosi la proclamazione di ogni ulteriore azione collettiva”.

    Di fronte a tale assurdità, che è poi rientrata, costringendo comunque le squadre già pronte, ad un’ora di attesa, viene da riflettere sul ruolo recitato. Sulla volontà di affrontare la situazione con un minimo di lungimiranza reale.
    La salute prima di tutto. E’ sacrosanto. Ma il vero problema è fornire una risposta: come si affronta, realisticamente, l’emergenza?
    Trovata la soluzione. Afferma il vecchietto di Gubbio. E ti pareva!
    Ecco a voi un bel tavolo di confronto con l’Associazione Italiana Calciatori. Annunciato in pompa magna a firma del segretario Paolucci (quello che non risponde mai alle società e si nega al telefono, non per cattiveria, solo perché non sa proprio fare). 
    Riporto (qui sopra) il comunicato del nostro.  E mi interrogo. Annuncia la conference fra Aic e presidenti? O almeno con il Consiglio Direttivo di Lega?
    No, troppo difficile.
    “Questa mattina si è tenuta in call conference la prima riunione del tavolo permanente sull’emergenza….”
    Oh no. Per cortesia un altro tavolo, no. E poi, spiegatemi, chi partecipava all’importante evento? Paolucci e Calcagno? E i presidenti come vanno avanti?
    Qui, oramai, è come tentare di curare l’epidemia con la valeriana.
    E’ doveroso invece essere chiari, mentre in televisione scorrono le immagini dei camion militari che trasportano le bare fuori da Bergamo.

    Cari Gabri e Ghirelli, le chiacchiere stanno a zero.
    Riprendere il campionato?
    Forse, un giorno (se l’evolversi del male lo concede), ma certo non a porte chiuse.
    Qui, come stanno facendo i governatori ed i sindaci, in assenza di testa (modello Gravina) le decisioni vanno prese per cercare di tappare i buchi.
    Se non c’è certezza del “doman”, come insegna Lorenzo il Magnifico, bisogna anche iniziare a pensare che i campionati potranno non riprendere. E allora bisogna programmare, pensare, organizzare.
    Come credono di risolvere i problemi? Con i tavoli e con le chiacchiere?

    Provo io a disegnare uno scenario.

    In caso di non ripartenza dei campionati, in tempi ragionevoli, Sky si rifiuterà di corrispondere i ratei dei diritti televisivi dovuti. Invocherà la causa di forza maggiore (si fatemi causa, con i tribunali chiusi). Vedo già la scena che si rappresenta davanti ai miei occhi.

    Senza diritti televisivi il sistema non regge. Implode. A cascata. Chissà se Gabri se n’è reso conto.
    Anche la Serie B (per esempio) deve ancora percepire ottanta milioni. Più sotto cifre inferiori per Lega Pro e Dilettanti.
    Il tutto senza incassi da stadio, anche se, nella maggioranza dei casi, sono minoritari.
    Per una volta occorre allora decidere, tagliare, programmare.

    Presto detto.

    In Lega Pro occorrono dimissioni immediate del vecchietto. Tanto i presidenti sono pronti a sostituirlo. Costatato il grande successo della sua governance…
    La sede della Lega la si trasferisce a Roma. Negli Uffici federali c’è spazio più che sufficente. Il tesseramento si centralizza. Oppure potrebbe andare a Milano, insieme alle Leghe professionistiche e comunque con le difficoltà che presenta il mercato di immobili uso ufficio che risulta essere saturo.
    Con 4/5 mila euro all’anno si affittano locali magnifici. Si fa una sede splendida e funzionale. Anziché pagare mutui su immobili della Calcio Servizi (per centinaia di migliaia di euro) si vende, quanto prima possibile, la sede in via Jacopo da Diacceto. Considerando che ha un garage di 50 posti macchina, molto appetibili in zona Santa Maria Novella, oltre al fatto che il palazzo è bellissimo. Anche se, in verità, non adatto per lavorarci.
    Il personale va totalmente ridotto. Basta sperperi.
    Il raccomandato del marketing è bene che ritorni da dove è venuto (Infront). Come l’addetta ai rapporti istituzionali, che non serve assolutamente a nulla.
    I rapporti con le Istituzioni li deve tenere il presidente e non la bella signorina Buttara (così risparmiamo anche questi 65 mila euro)

    La carica di presidente deve essere a titolo gratuito. Come da Statuto. Il segretario, soprattutto dell’attuale livello, può percepire, al massimo, 2/3 mila euro al mese. Non i 200 mila come nel presente. Potrà sembrare incredibile, ma è vero (per caso, fanno a metà col presidente?)!
    Continuiamo poi con il recuperare, una volta per tutte, il denaro (quei 277 mila euro) di cui si è appropriato il Ragioniere Macalli per la vicenda marchi del Pergocrema.
    Si abbassino drasticamente i costi per l’iscrizione al campionato. Si aboliscano le rette per la Calcio Servizi. Perché i servizi li deve rendere la Lega.

    Basta infine con le chiacchiere.
    Stesso metro in Federacalcio.

    Caro Gabri e caro collegio sindacale (silente), permettetemi una considerazione: senza gli Europei e senza le due amichevoli della nazionale, programmate prima degli stessi, lo sapete che il budget federale del 2020 lo potete buttare in un secchio?
    Spiegate come pensate di tappare il buco, anzi la voragine. Valutabile, non soltanto per me, in svariati milioni di euro (il valore è purtroppo approssimativo, visto che il bilancio preventivo non lo avete pubblicato). Niente partite della Nazionale. Quindi niente sponsor e incassi al botteghino. Niente contributi Uefa almeno per le prime tre partite. Niente diritti televisivi. Insomma nada de nada. La vedo certamente buia.

    Iniziamo allora a ricontrattare tutti questi stipendiati a 10 mila euro al mese, fra “predilette”, marketing e Salaria Sport Center.
    E’ una questione di dignità.

    Amici lettori mentre questi personaggi fanno tavoli e chiacchiere, leggetevi l’intervista del Presidente Balata rilasciata all’Ansa, che riporto qui a fianco.(clicca qui: Un piano Marshall per il calcio)
    Si parla di piano Marshall. Di fondi da richiedere al Governo. Soprattutto di riappropriarsi di somme in essere per “Rischi e Oneri” che dovrebbero giacere nelle casse federali.

    Si leggono cose concrete e di buon senso.

    E quindi, cortesemente, appena finiti i campionati o meglio, attribuiti obtorto collo i titoli sportivi, secondo quanto reso sul campo sino ad oggi (una disdetta per il “magno” Claudio), andate tutti a casa. Si facciano, il prima possibile, le elezioni.

    Perché le chiacchiere, è bene che si sappia, sono finite.

     

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