Se non siamo ai titoli di coda, poco ci manca.

E’ proprio vero.  “Thats all folks” che tradotto sta a significare “è tutto gente”.  Effettivamente se non siamo ai titoli di coda, poco ci manca. 

Faccio un salto all’indietro. A sabato 17 Ottobre dell’anno corrente. Un anno che più infausto non si può.

Già di buon mattino. L’informatissimo portale Livorno Live (quotidiano dei tifosi amaranto nel mondo) scrive testualmente : Il presidente della Lega  di C (nella foto il vecchietto  da Gubbio, recentemente assunto anche al ruolo di cantastorie)  si e’ chiesto, in pratica, se la Federcalcio ha avallato il passaggio di quote relativo alla cessione del Livorno in data 11 settembre, in base ai criteri di sostenibilità dei singoli soggetti. E siccome proprio stamani il Presidente Gravina non ha saputo rispondere in merito, ci risulta  che nelle prossime ore dovrà avvenire un pronunciamento ufficiale da parte della Federcalcio.”  

Due giorni prima, su Amaranta.it, agenzia giornalistica dedicata allo sport di Livorno, comparivano queste altre dichiarazioni del fantasioso presidente della serie C (sempre il vecchietto cantastorie di Gubbio): “  “Al di là della fideiussione integrativa e’ importante, entro domani, il versamento di 450 mila euro degli F24. Quelli sono il vero spartiacque della situazione debitoria del Livorno. In questo senso ci risulta che questi emolumenti potrebbero essere coperti dalle 200mila euro della prima rata del paracadute della retrocessione, oltre che dalle 150 mila euro di ricapitalizzazione da parte di Spinelli. Mancherebbero 100 mila euro di competenza degli altri soci”. 

All’ora di pranzo del giorno dopo però il vecchietto di Gubbio, cantastorie in crescendo inarrestabile, dettava una secca smentita. Che veniva riportata dagli esterrefatti redattori del portale. Davano in ogni caso conto di non essere stati i soli a recepire le dichiarazioni rinnegate: “Non ho mai parlato con nessuno come viene riferito, né fatto cifre e nomi. Forse va cambiato il nome di chi ha rilasciato l’intervista”.

Ma meno di tre giorni prima il loquace cantastorie di via Jacopo da Diacceto aveva affermato, ai taccuini di LivornoToday, “Spinelli deve fare un passo avanti, è l’unico che può salvare il club. ..La fideiussione è secondaria, prima bisogna salvare un pezzo di storia del calcio italiano. Ed il solo che può farlo è Aldo Spinelli” 

E l’otto Ottobre precedente, a Tuttomercatoweb, commentava: “Sono preoccupato perché non si capisce chi fa cosa, quali sono i ruoli in società, quale ruolo abbia la banca e chi l’ha coinvolta… Non sono una persona ansiosa, ma confesso che questa confusione nell’asset societario mi mette ansia. Spero non ci sia un’altra Trapani, ma prima di tutto occorre chiarificazione. Per noi è difficile districarsi in questa faccenda”.

Andiamo bene mi sono detto.

In pratica, nell’arco di dieci giorni, il vecchietto cantastorie ci ha fatto scoprire che:

a) segue con ansia la questione Livorno e la cosa lo sorprende non poco perchè lui non è una persona ansiosa.

b) Secondo lui, garantire, come da regolamento, con una fidejussione i contratti di quei malcapitati dei calciatori che sono stati ingaggiati da qualcuno dei diversi direttori sportivi amaranto, succedutisi via via nell’arco di pochi giorni, incuranti del fatto che già ne avevano qualche dozzina in rosa,  è una questione secondaria. Prima bisogna che Spinelli salvi la storia. Pazienza se qualcuno ha preso in giro (creandogli anche un danno economico e professionale) quei professionisti che avevano creduto di andare a giocare nel solito e ben organizzato Livorno. Ed invece si sono ritrovati in un bordello della peggior specie.  

c) ha ipotizzato che qualcuno, qualche buontempone evidentemente, nulla avendo da fare a metà Ottobre, si sia fatto passare per lui (cantastorie con tanto di barba, occhiali e taglio di capelli alla moda) ed abbia snocciolato una serie di adempimenti da assolvere, con tutte le cifre precise, alla stampa labronica. La quale puntualmente pubblica tutto quanto, a nome di Ghirelli Francesco da Gubbio, famoso cantastorie. Salvo poi dover registrare una smentita seccata dello stesso: avete sbagliato  dovete cambiare il nome di chi vi ha detto quelle cose, non ero io. 

Siamo, evidentemente, a “Tale e quale show”. 

Il botto, in questo penoso spettacolo di tragicommedia in cui la governance della Lega fa la parte peggiore, deve ancora venire. Da ieri mattina circolano dichiarazioni, puntualmente riprese dai portali e per il momento non ancora smentite dagli attori in scena, secondo cui :

a) Ghirelli non sa se la Federcalcio ha avallato il passaggio di quote da Spinelli agli imprenditori saliti agli onori delle cronache di queste settimane (perchè non lo sa? Non gliel’hanno detto o non si è informato? Nel primo caso non lo terrebbero in considerazione, nel secondo dovrebbe sentirsi in difetto).

b) non lo sa nemmeno Gravina (che della Federcalcio però è il presidente, strano no?) e allora la cosa si fa curiosa: chi ce lo deve dire? 

Sembra veramente uno scherzo. Purtroppo, nella realtà, non lo è. 

E’ invece la fotografia impietosa di come stanno le cose. E’ il manifesto dell’inadeguatezza di Federcalcio e Lega Pro a fare le cose più semplici con serietà. E’ la dimostrazione che non si hanno gli attributi (o la volontà) per dire ai mascalzoni: “Voi nel calcio non potete entrare, state fuori! Alla larga“. 

E invece? Autostrade aperte a tutti i soggetti che proprio limpidi non sono. 

A proposito di limpidezza. La Federcalcio riesce a non dotarsi di tale indispensabile qualità persino nell’ambito della giustizia sportiva. Lo dimostra l’ottimo reportage di Vincenzo Iurillo sul Fatto quotidiano di due giorni orsono. 

Protagonista del pezzo giornalistico, che ha fatto scalpore in queste ore, è Gerardo Mastandrea.

Non è l’attore (che si chiama Valerio). E’ il giudice sportivo della Lega di serie A. Ha deciso la sconfitta a tavolino con un punto di penalizzazione per il Napoli che non si è presentato a giocare a Torino contro la Juventus. Perchè obbligato, dalla Ats di Napoli Nord, a rimanere in isolamento causa covid.

 Il Fatto quotidiano ricorda che Mastrandrea era il capo dell’Ufficio legislativo dell’allora ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Una dozzina di anni fa si sedette a tavola all’Harry’s Bar di Roma con Denis Verdini. Un incontro conviviale finito nelle carte dell’inchiesta fiorentina sulla “cricca” degli appalti della Protezione civile ai tempi del G8.

Scrive Iurillo che Mastandrea “ da persona informata sui fatti, rispose alle domande degli inquirenti sulla partecipazione al pranzo di Riccardo Fusi, titolare della Btp. La presenza allo stesso tavolo di Matteoli, Verdini e Fusi era quantomeno inopportuna. Perché, secondo l’accusa, al centro di quella frequentazione c’era l’appalto “Scuola dei marescialli” di Firenze. Lavori nel 2001 aggiudicati alla Btp di Fusi. Poi passati alla Astaldi dopo un contenzioso con lo Stato. Seguì un “lodo arbitrale ” che assegnò a Btp 34 milioni di euro di risarcimento e poi il tentativo di Fusi di riottenere l’appalto con il ritorno di Berlusconi al governo, attraverso la sua amicizia con Verdini. Mastandrea disse ai pm che aveva avuto l’impressione che Verdini volesse farsi bello con Fusi dimostrando di aver “fatto un lavoro di messa in contatto ”.

Tra una pietanza e l’altra, Mastrandrea – che per conto del ministero si occupava della vicenda Astaldi-Btp-Scuola dei marescialli – si sentì rivolgere da Matteoli, e dinanzi a Fusi, questa domanda: “Mastrandrea, che cosa state facendo?”. L’illegittimità di Astaldi sull’appalto “Scuola dei marescialli” a Mastrandrea non pareva così evidente. Tanto che ai pm dichiarò: “Vado dal ministro e dico: ‘Guardi non ci sono le condizioni per sospendere il cantiere, a mio avviso… Non me la sento di farle firmare alcun atto che comporti la sospensione dei lavori’ “

E bravo Mastandrea, che si era seduto al tavolo con il ministro che di quella partita era l’arbitro. Ma al tavolo si era trovato, anche allora, con una sola delle due “squadre” in campo.

Oggi Mastrandrea è giudice sportivo presso la Lega di serie A. E’ proprio a lui che decise a suo tempo di affidarsi il presidente della Federcalcio Gravina per quel ruolo delicato.

Irritato per la mancata partecipazione alla gara da parte del Napoli: “Juve – Napoli? chi non rispetta il protocollo deve pagare” – titolarono siti e quotidiani in quei giorni. Riportando le dichiarazioni dello stesso presidente federale: ” 3 a zero a tavolino per i Bianconeri? Abbiamo un giudice sportivo e una procura federale che fanno il loro mestiere”. Quelle infatti sono state le parole del presidente federale sull’argomento.

Bello no? Anzi, limpido! Anzi trasparente.