RIFORMA DELLO SPORT, TANTO TUONO’ …

    Tanto tuonò che piovve. Vogliate scusarmi, amici lettori, per il riferimento a Socrate ed a sua moglie Santippe.

    Non si può dire che l’approvazione della Riforma dello Sport, ratificata tra i primi atti del neo governo Draghi, non costituisca un fondamentale punto di svolta per l’organizzazione sportiva italiana. In generale. Tuttavia non si può nemmeno evitare di rimarcare che alcuni provvedimenti risultano meno impattanti di quanto ci si aspettasse. O di quanto fosse previsto in origine. Mi rifaccio all’inizio dell’iter programmato dall’ex ministro Spadafora lo scorso autunno.

    Bisognerà infatti aspettare il Luglio 2022 per l’attuazione della definizione del ruolo del lavoratore sportivo, con tutele previdenziali ed assistenziali tanto in ambito dilettantistico quanto nella sfera professionistica. Provvedimento questo che dapprima era programmato per il mese di Settembre di quest’anno. Il lavoratore sportivo, a partire da luglio 2022, verrà regolarizzato col versamento di contributi previdenziali per chi supererà la no-tax area di 10.000 euro annui.

    Allo stesso modo, l’abolizione del vincolo sportivo è stata rinviata di cinque anni anziché decorrere, come previsto in un primo tempo, dallo stesso termine del mese di Luglio ’22.

    Quest’ultimo aspetto è destinato ad abbattersi come uno tsunami sul settore dilettantistico. L’allarme è stato lanciato immediatamente dal presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia: “Il calcio di base ha ricevuto un altro duro colpo, come se non bastassero già gli effetti terribili della pandemia. Con l’approvazione dei decreti di riforma dello sport, concepiti dal precedente esecutivo, vengono ancora una volta penalizzate le società dilettantistiche, a cominciare dall’abolizione del vincolo. Vorrei anche ricordare a chi gioisce per questa presunta rivoluzione che senza le ASD non esisterebbero neanche i lavoratori sportivi. E tutto ciò arriva mentre stiamo faticosamente creando le condizioni per far ripartire alcune delle nostre attività”.

    Gli strali di Sibilia sembrano diretti a Francesco Ghirelli, il quale, come al solito, tenta di mettere il cappello su una riforma che certo non può essere considerata una conquista della sua governance. Curiosamente però e con scarsa onestà intellettuale, il presidente della serie C sembra rivendicarne i meriti:  Il Consiglio dei ministri, presieduto dal professore Mario Draghi ha varato i decreti delegati sulla riforma dello sport su cui aveva lavorato il ministro Spadafora. Un passo innovativo è costituito dall’approvazione dell’apprendistato, strumento che diventa concreto nel calcio e nello sport. Ci siamo battuti a partire dal governo Letta, allora non arrivammo alla conclusione dell’iter seguito dal ministro Giovannini perché per opera dell’onorevole Renzi cadde il governo.” 

    Colpa di Renzi quindi se tutto questo non è avvenuto prima? Una spiegazione piuttosto bislacca e che è ingenerosa verso le limitate capacità di incidere della Lega Pro. Intesa come istituzione, che di smalto e prestigio, negli ultimi anni, ne ha perso qualche tonnellata. Sino a rendersi insignificante alla luce dei rapporti istituzionali vari.

    Mi limito quindi ad osservare che gli avvenimenti a cui fa riferimento Ghirelli risalgono a quasi otto anni fa. Basterebbe questo per derubricare a “minchiata” la rivendicazione avanzata dal sempre più confuso presidente di Lega Pro. Il quale sembra non rendersi conto delle baggianate che spara e ne approfitta addirittura per qualificarsi come punto di riferimento dell’intero sistema scolastico italiano : Oggi aver approvato l’istituzione dell’apprendistato consente di pensare ad un percorso formativo dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici. Indica una direttrice di riforma per il sistema scolastico italiano, a partire da un nuovo rapporto tra sport/calcio/sistema formativo nazionale.

    Beh, non avrei mai pensato che dopo Maria Montessori e qualche altro meritevole pedagogo nazionale anche Ghirelli potesse essere ascritto tra le figure di riferimento degli educatori e delle educatrici di fama quantomeno nazionale.

    Il tempo dirà se queste riforme saranno un toccasana per il movimento calcistico nazionale. Quel che è certo è che ora la curiosità si rivolge anche alle prossime mosse attese in via Allegri. Il riconfermatissimo presidente Gravina ha preannunciato il (solito?) tavolo per le riforme.

    Mi auspico che non saranno botti o “chiacchere” di Carnevale. Il tutto servito in ritardo. Le mosse del recente passato lasciano ampio spazio al dubbio. Sbaglio? Per il bene del calcio italiano mi auguro di si. Tranquilli, presto lo scopriremo.

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