RIETI CALCIO, UN DEPRECABILE GIOCO AL MASSACRO

Dalla padella nella brace. Parlo del Rieti calcio. Non si può dire altrimenti. Avevo scritto recentemente dei laziali sollevando un vespaio. Si dichiaravano tutti “santarellini” (scandalizzati) i soggetti coinvolti, più o meno direttamente in quest’amara vicenda. Dall’ingenuo (?) presidente Curci (viene da chiedersi se ci è, ingenuo, o se ci fa) all’ex Mariani, come Fabiani ed il direttore sportivo Pierluigi Di Santo. Le responsabilità, le colpe erano, tutte, sempre di altri.
Fatto è che il Rieti non vinceva una partita. I rumors sulle cattive condizioni economiche del club, era soltanto l’inizio di stagione, erano già più che evidenti. Era sensazione palese che nella rosa fossero stati inclusi diversi “zainetti”. La maggior parte provenivano, come il loro allenatore, dal settore giovanile della Salernitana. Giovani calciatori, non ancora idonei alla categoria, mandati allo sbaraglio, con la comprensibile seppure non condivisibile disponibilità (economica?) di taluni genitori. Il tutto con la sola prospettiva di cumulare presenze (di nessun valore) in serie C.

I segnali di una stagione “balorda” per il Rieti erano più che evidenti. Ma nessuno ha, allora, battuto ciglio.

Avevo anche scritto, ricordo bene, che alcuni soliti noti, fiutando la situazione, si erano “appoiallati” alle falde del Terminillo in attesa del sopraggiungere della “preda” stremata (il Rieti appunto). Avevo accennato genericamente a soggetti che già in altre piazze, anche nel recente passato, si erano evidenziati per gestioni scellerate che avevano portato alla radiazione altri club. Anche in questo caso avevo sollevato le rimostranze di chi, con la coda di paglia, si sentiva tirato in ballo.
Tutti innocenti “santarellini”.
Nel frattempo il presidente Curci “brigava”, ora con quello ora con l’altro, nel tentativo di passare quella patata bollente in altre mani. I gruppi si accavallavano alle “cordate”. Tutto appariva molto semplice. A sentire tutte le voci sembrava che sul Rieti calcio stessero per “piovere” euro, milioni di euro, in quantità industriale.

Sino a giungere al trasferimento delle quote sociali nelle mani di un non meglio identificato gruppo campano. Ne fanno parte anche un paio di ex calciatori, con alle spalle una discreta carriera. Si sono esposti, faccio fatica a comprendere con quale scopo specifico. Non hanno offerto garanzie, si sono limitati a promesse verbali.  Tanto che, ancor oggi si rincorrono voci sulla solvibilità, o meno, di chi sarebbe alle loro spalle.

A dirigere la società viene chiamato un caro amico, Gigino Pavarese.

Mi sono permesso di (s)consigliare Gigino. Gli sono affezionato, l’ho visto crescere professionalmente, gli ho detto di non accettare quell’incarico. Si stava verificando, alle sue spalle, quello che era accaduto lo scorso anno a Cuneo, da dove era “scappato”. Il desiderio di rimettersi in gioco però è stato più forte, purtroppo, dei miei consigli. Ieri mi ha scritto una letterina di dieci righe. Mi ha raccontato del grande entusiasmo che lo aveva portato ad accettare quell’incarico. Come fosse sembrato un progetto stabile e non lo era. Si è dovuto ricredere perché tutti i presupposti sono venuti meno. Per non mettere in discussione la sua credibilità ha rassegnato le sue dimissioni. Queste le sue parole, ma nel calderone, momentaneamente, ci è finito anche lui. Ha sbagliato a fidarsi. Bene per lui che se n’è tirato fuori. Perché ha messo la faccia con i calciatori esponendosi a una pessima figura. Guardandoli negli occhi ha promesso la sanatoria di situazioni (anche economiche) che non aveva nessuna possibilità di realizzo.

Nelle ultime ore è un rincorrersi di situazioni tragicomiche nella Rieti calcio. Trascuro volutamente l’aspetto societario. Un interesse che sta scivolando in secondo piano perché emergono fatti “imbarazzanti” relativi alla gestione finanziaria. Canoni di fitto mai pagati. “Bollette” di utenze elettriche scadute e tutt’ora in carenza, tanto che si è giunti alla sospensione del servizio. Steward che vanterebbero un credito molto vicino ai 50 mila euro. Croce Rossa, Vigili del fuoco una marea di inadempienze economiche. Uno sfascio totale come si può ben dedurre.

Emerge allora che nella gestione Curci (almeno nella più recente) non si pagava nulla e nessuno (sic!). Emerge anche che i nuovi arrivati, nonostante le tante belle promesse proferite (pagamenti di stipendi, canoni e servizi) non hanno fatto fronte agli impegni assunti. Si narra di bonifici bancari (e di cro) andati dispersi negli immensi meandri della rete satellitare (si sfiora il ridicolo). Per retribuzioni a tesserati, oneri riflessi, utenze e servizi. Bugie puerili rincorse da puntuali smentite. Provvedimenti che sarebbero stati adottati nei confronti dei tesserati e mandati conferiti per agire prontamente smentiti dallo stesso legale del gruppo. Ma poi quale gruppo! Giuseppe Troise dovrebbe spiegare alla città di Rieti quale era, nello specifico, la reale prospettiva delle persone che dice di rappresentare.

Emerge che il Manlio Scopigno domenica prossima potrebbe essere addirittura interdetto alla Rieti Calcio. L’ente preposto avrebbe interrotto l’erogazione di energia elettrica (per un buco di circa 7 mila euro). La partita,il calendario prevede il confronto con la capolista Reggina, è pertanto in forte dubbio.
Il tutto a prescindere dalla disponibilità dei calciatori di scendere in campo o meno. La rinuncia aprirebbe la porta alla prossima radiazione del club.
Risulterebbe, tra l’altro, che l’attuale fantomatica dirigenza si starebbe adoperando per reperire nuove divise da gioco avendo in animo di far scendere in campo ragazzi tesserati per il settore giovanile. Una situazione “fantozziana” ridicola e insostenibile alla quale fa eco la dichiarazione dell’ex patron Curci che sarebbe intenzionato a riappropriarsi della società e pronto a pagare tutto e tutti. Beato lui.

Tanti, troppi condizionali “costruiti” sulla pelle del derelitto calcio reatino. Una sola cosa appare al momento certa. Si va verso una fine indecorosa annunciata da tempo.

E Francesco Ghirelli, il presidente della Lega Pro, in tutto questo? Parlarne, nello specifico, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Lui però vive tranquillo per i (suoi) pulmini e per i (suoi) campanili. Perché va tutto bene (se lo dice lui!). La serie C, a parer suo, sarebbe stata messa in sicurezza con regole nuove (ma quando mai!). Lasciamolo allora vivere nel suo oblio e nelle sue convinzioni. Lasciamo pure che la serie C vada allo sbando..

Nella foto di copertina l’ex patron Curci con il diesse Di Santo