RIAPRIRE GLI STADI, MA QUANDO MAI! GIUSTO GHIRELLI?

Sarà perché oltre alla faccia facciosa, come l’ha ironicamente definita lui stesso, in una delle innumerevoli ospitate tv dalla Gruber, ha anche il dono della chiarezza e della schiettezza.
Ma a me il milanesissimo ed interista “sciur dutur” Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco, è sempre stato simpatico.
E la sua considerazione aumenta ancor più allorché definisce, senza tanti giri di parole, un coacervo di fesserie il tanto decantato (dalle autorità sportive nostrane) protocollo tra Federcalcio e Comitato Tecnico Scientifico. Alla luce degli oltre cinquanta casi ormai di positività in serie A.
Per non parlare, poi, delle serie minori.
L’insistenza con la quale i vertici del calcio ed il commissario tecnico della Nazionale chiedono di riaprire gli stadi, al di là del limite di mille spettatori, non solo cozza con la realtà, che si sta di nuovo facendo preoccupante , ma viene punita dal Covid stesso che, evidentemente, deve avercela in particolare con chi lo sottovaluta.
Infatti dopo aver fatto vedere i sorci verdi a Johnson, Trump e Bolsonaro, che pensavano di farsene beffe, ha messo a letto Del Pino che beffe voleva farsene del provvedimento dell’Asl di Napoli
Nord, intervenuta a piedi uniti per impedire lo svolgimento di Juventus- Napoli a seguito della positività di qualche calciatore azzurro.
Per non parlare del bel Gabri (Gravina) pure lui corso di filato a isolarsi per precauzione.
In mezzo a tutto questo, il presidente di serie C (il vecchietto Francesco di Gubbio effigiato qui sotto),vaga sconsolato ripetendo come un mantra e con le lacrime agli occhi, come Bobo nelle migliori vignette di Staino (al quale Bobo però assomiglia solo per la barba e gli occhiali, della sua sagacia nemmeno a parlarne), che bisogna riaprire gli stadi.
Perché altrimenti il sistema salta. Sostiene lui che ha ridotto la serie C sul lastrico.
Francesco da Gubbio ha scoperto anche l’uovo di colombo pur di dare una giustificazione alla sua pessima governance.
Forse non se n’è accorto. Ma anziché gli stadi hanno riaperto le rianimazioni. Che già lavorano di brutto. Piuttosto che piangere e compatire, cerchi un rimedio sostanziale alla sua malagestio.
Per esempio restituire alle società, che l’anno scorso hanno pagato per intero un campionato svolto soltanto in parte, la metà dell’importo dell’iscrizione e di tutti gli altri importi necessari per partecipare al campionato in corso. Potrebbe significare un buon inizio. Un piccolo aiuto ma certo ben accetto.

Un segno concreto di buona volontà. Non le solite chiacchiere

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