RESTITUITECI GLI UOMINI DI CALCIO

    I Graffi, indubbiamente, hanno fatto il loro buon lavoro. Hanno graffiato a dovere. I pezzi, con la puntigliosa ricostruzione delle stranissime vicende inerenti Livorno e Carpi, non sono passati inosservati.

    La notizia era nell’aria da qualche giorno, ma è stata resa ufficiale non più tardi di quattro giorni fa. Come, del resto, era prevedibile attendersi. Dopo il gran rumore creato dalle vicende Livorno e Carpi. Con tutto il contorno di polemiche. Di loschi figuri e brutte vicende.

    A difendere il buon nome di CereaBanca 1897 è scesa in campo direttamente la capogruppo Iccrea. Con un provvedimento del 2 Novembre scorso, ha rimosso, dai loro incarichi, il presidente della banca Luca Paolo Mastena, il suo vice e altri quattro consiglieri del CdA.

    Tutti a casa. Cacciati! “ Il provvedimento -scrive Iccrea banca in un comunicato – si è reso necessario al fine di ripristinare una coerente esecuzione delle direttive della capogruppo, restituendo CereaBanca 1897 alla sua tradizionale missione di banca del territorio”.

    Nuovo presidente è stato nominato Marco Pistritto. Figura di primissimo piano nel mondo del credito cooperativo. Coordinatore del presidio territoriale di Padova di Iccrea SpA. Suo vicario è Franco Castagna ed anche i sindacati cantano vittoria. Perché erano preoccupati per la piega che aveva preso la vicenda del finanziamento milionario concesso dalla banca. Il tutto per favorire, la scorsa estate, l’acquisto di Livorno e Carpi (finanziamento che in qualche modo andrà pur restituito). 

    Fabi e First Cisl di Verona scrivono in un comunicato che «Le operazioni di finanziamento a società di calcio fuori dal territorio di competenza costano la poltrona del presidente Mastena e di altri cinque consiglieri». Per i sindacati dei bancari, però, questo «è solo l’epilogo di una lunga vicenda da noi portata alla luce in varie occasioni», con proteste contro «l’arroganza del presidente».

    Arroganza che l’ha portato a credersi il nuovo Geronzi del pallone. A circondarsi di personaggi già coinvolti in vicende di fallimenti societari nel mondo del calcio. Personaggi tuttora in sella, o dietro le quinte, con compiti di regia nelle due società che, dopo anni di successi in campionati di categoria superiore, dopo essere state abbandonate per validi motivi dai rispettivi patron (Spinelli e Bonacini) si trovano ora a navigare in acque pericolose.

    Eh già, perchè risulta ai Graffi, ma è fatto di cui corre voce anche negli ambienti legali veronesi, che la nuova governance della banca voglia vederci chiaro sulle modalità di concessione dei finanziamenti (si parla complessivamente di due milioni di euro) grazie ai quali alcuni imprenditori, la scorsa estate, hanno potuto realizzare il sogno di calarsi nei panni di nuovi Boniperti del terzo millennio.

    Certo, si sono indebitati con la banca, ma a che condizioni e a che pro? Con quali garanzie? Ci si chiede. I dubbi non riguarderebbero tutti gli imprenditori coinvolti, ma qualcuno più di altri. Su entrambe le sponde. Qualcuno che dovrà sudare le proverbiali sette camicie per convincere i nuovi vertici. Infastiditi moltissimo (i vertici della banca), per la gravissima perdita d’immagine a seguito di questa vicenda. Dovranno dimostrare, quegli imprenditori, come hanno “meritato” quei finanziamenti.

    Insomma, si preannuncia un altro terremoto a breve. Potrebbe avere ripercussioni non indifferenti sulla qualità, uso questo termine, nel prosieguo della stagione di entrambe le compagini. Quella labronica e quella emiliana. E se per la prima si intravedono nuvoloni all’orizzonte (finalmente anche la Federcalcio è intervenuta per verificare i passaggi di quote tra soci che non sfigurerebbero in una eventuale black list, da sempre promessa, ma mai sinora realizzata da Gravina & Co.). La tranquillità del Carpi potrebbe essere solo apparente. Assicurata dai risultati sportivi sin qui raccolti, ma che, come tutti, i risultati possono anche cambiare.

    Specialmente se il buon lavoro tecnico svolto da Pochesci venisse messo a dura prova, con il rischio di essere vanificato.

    Difficoltà di convivenza, per esempio, tra il direttore generale Alfonso Morrone. Sempre ciarliero con la stampa  (ora più che mai) a difesa del proprio ruolo, ed il signor nessuno, aspirante direttore sportivo (non solo per un pezzo di carta rilasciato dal premiato diplomificio Coverciano). Andrea Mussi. Già calciatore in ventitrè società in diciotto anni di carriera. Direttore sportivo del Pavia nel 2015/16 (la società alla fine di quella stagione fallì). Osservatore della Pro Vercelli. Direttore sportivo dell’Albisola, salvatosi nel 2018/19 per l’estromissione dal campionato di Cuneo e Pro Piacenza e per la retrocessione dell’allora disastrata Lucchese. In pratica, penultimo dei sani, che però l’anno dopo sparì dalla geografia della Lega Pro.

    Eppure Alfonso Morrone (nella foto a fianco), presidente di Adicosp, nel 2015 prese proprio spunto dalla vicenda Mussi (in quanto diesse del Pavia, inizialmente senza patentino). Per valorizzare la sua associazione. Spingendola in una crociata contro gli abusivi. Impossibile citare tutti gli articoli di stampa sulla questione, farei notte (nell’attuale direttivo di Adicosp – Associazione direttori e collaboratori alla gestione sportiva – c’è però chi ben si ricorda quanto sopra…), mentre ora, immagino con grande sforzo (altrimenti sarebbe un guaio), è costretto (dopo il ribaltone societario) a tenersi al suo fianco proprio quell’Andrea Mussi (nella foto di copertina) la cui vicenda lo rese un paladino (mah, davvero?). Della giustizia giusta e delle cose fatte per bene nel mondo del pallone.

    Mi sono permesso un’espressione di dubbio perché sorge il sospetto, visto come stanno procedendo le cose a Carpi. Che quello di Alfonso Morrone, dal 2015 ad oggi sia stato un cammino per diventar qualcuno? Con una certa predisposizione a calpestare persino le proprie convinzioni? Il già detto, già promesso e già assicurato? Ove questo calpestare debba servire per arrivare comunque da qualche parte e a portare a casa la pagnotta.

    Come stanno procedendo le cose a Carpi?

    Procedono nel senso che, parole di Alfonso Morrone, egli  afferma di essere “ colui che ha avviato il discorso Carpi con Bonacini e una parte degli imprenditori che ci sono oggi, quindi ho vissuto la storia dal primo giorno, sin da metà luglio. Ci sono stati problemi di assestamento che sono stati brillantemente superati “.

    Alfonso Morrone però non dice che fu proprio lui ad invitare al “banchetto” CereaBanca, che stava trattando il Livorno. Perché la coperta era corta (aveva tentato anche di acquistare il Grosseto, venendo respinto con danni). CereaBanca si dichiarò disponibile, ma impose suoi uomini di fiducia tanto in società (Morelli), quanto nell’organigramma.

    Alfonso Morrone non dice nemmeno che dopo i due mesi di contrasti con “gli uomini della banca” allorché finì ai margini, di fatto congelato nel suo incarico, fu salvato dall’intraprendenza di uno dei soci. Inizialmente schierato con la banca, ma poi dissociatosi dal modus operandi della parte sportiva.

    Questa persona risponde al nome di Federico Marcellusi (nella foto qui sotto), titolare di un’azienda con sede a Villafranca di Verona. Passato dall’essere un semplice, anche se qualificato, socio di minoranza al divenire, dopo il ribaltone, vicepresidente con potere di firma.

    Alfonso Morrone, nell’intervista rilasciata, ieri l’altro ad un sito online di Carpi, esalta i giovani che non hanno trovato spazio nelle società di provenienza, ma che si stanno mettendo in luce con la maglia biancorossa. Cita Niccolò Marcellusi.

    Non dice però che Niccolò Marcellusi è il figlio del vicepresidente con potere di firma.

    Non dice che la società di provenienza,  in cui il giovanotto avrebbe avuto poco spazio, non è l’Atletico Madrid ma l’Atletico Cenaia (Eccellenza toscana).

    Non dice che questo talento in erba ha giocato, sinora, centoquindici minuti con la maglia del Carpi in otto gare di campionato. Cioè poco più di dieci minuti a partita.

    Strano modo di esaltarsi.

    In passato ho fatto la guerra agli allenatori con lo zainetto. Ai direttori sportivi abusivi. Ai procuratori incaricati di fare i ds da presidenti compiacenti e un po’ stupidi. Ai calciatori raccomandati e così via.

    Continuerò a rompere le scatole. A farlo, nella convinzione che non tutto il calcio fa schifo.

    La memoria mi porta allora a galla un pensiero.

    Sono lontani, lontanissimi, i tempi in cui Carpi, settantamila abitanti e uno stadio da cinquemilacinquecento posti, faceva sognare i propri tifosi in serie B ed in serie A. 

    Sono lontani, lontanissimi, i tempi in cui a calcio giocavano i bravi e dietro le scrivanie sedevano i seri.

    A proposito di seri.

    Sapete perché più sopra ho scritto di Alfonso Morrone …  “immagino con grande sforzo, altrimenti sarebbe un guaio, è costretto, dopo il ribaltone societario, a tenersi al suo fianco proprio quel Mussi?” Oh bella, perché Mussi è arrivato a Carpi ed è divenuto direttore sportivo della società per volere di…Federico Marcellusi.

    Mi ritorna allora alla mente una pubblicità, che va forte a Verona, proprio dalle parti di Marcellusi … “Come trovare la badante giusta per le tue necessità”.

    Ed allora vi prego, restituiteci gli uomini del calcio. 

     

     

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