Reggina, ora sono volatili per diabetici. Anzi no, non è mica la Reggina…

Povera Urbs Reggina. Braccata da qualche creditore. Come se non bastasse la falla sui contributi circa le mensilità di luglio ed agosto. O l’assenza di un campo d’allenamento fisso. O una messa in vendita delle quote di maggioranza, con tanto di dimissioni annunciate (ma formalmente ancora non avvenute) del presidente. Più giorni passano, più sono i nodi che vengono al pettine.

Quando ci si illude di essere un grande club, magari si vanno ad elargire compensi a figure extratecniche. Chissà a quanto ammontava il compenso forfettario per l’avvocato Mattia Grassani. Che ha già fatto richiesta di pignoramento per circa 100.000 euro sul conto della Urbs Reggina in Lega Pro. Significa che vanta crediti per almeno 50 mila euro. Cifra con cui si paga un centravanti, anche buono.

Ovviamente i contratti vanno rispettati. Anche quelli non federali. Facile ergersi a puri e lindi della situazione, fin quando ci si limita a pagare solo i calciatori. Altrimenti, altro che avvocato di grido. Tutti i club di Lega Pro potrebbero permettersi anche l’autista, il cuoco, l’odalisca. Stiamo parlando in generale, è chiaro.

Deve essere però successo qualcosa che va oltre la mancata corresponsione di un emolumento. Infatti Grassani ha mosso istanza di fallimento contro la Urbs Reggina, come anticipato in nottata da ildispaccio.it. Se ne discuterà il 18 dicembre all’interno del Tribunale di Reggio Calabria. E ora sono volatili per diabetici, per parafrasare l’esilarante Lino Banfi. Da notare come il 18 dicembre, martedì, sia esattamente il giorno successivo alla scadenza federale (il 16 dicembre è domenica, quindi ci sarà tempo fino a lunedì 17) utile per saldare le mensilità di settembre ed ottobre.

Al lordo, s’intende. Altrimenti gli uccelli diverranno sempre più amari, in chiave di possibili penalizzazioni.

La proprietà della Urbs Reggina è sicura di ricevere le elargizioni da parte della Lega Pro? È sicura di farla franca anche in secondo grado di giudizio, per quanto riguarda la fidejussione Finworld? Ha ragioni valide per non temere l’istanza di Grassani? Dispone delle risorse finanziarie per ottemperare la prossima scadenza federale e per tacitare il legale emiliano? Qualora superasse il duplice scoglio di 17 e 18 dicembre, da gennaio a giugno sarà un percorso liscio o in salita? Tutti questi argomenti sono stati affrontati apertamente con squadra e staff tecnico?

La risposta ai vari quesiti, la leggerete tra qualche rigo.

Prima c’è da specificare una differenza bella e buona tra l’essere Reggina ed il chiamarsi Reggina. Altrimenti sarebbe facile andare all’anagrafe, chiedere di chiamarmi Paolo Rossi, e scrivere nel curriculum di essere diventato campione del mondo (quando dovevo ancora compiere un anno, per giunta). La società attualmente militante in Lega Pro, l’estate scorsa, non ha rilevato in affitto i beni materiali ed immateriali appartenuti alla fallita Reggina Calcio, a differenza di quanto avvenuto nei precedenti due anni. Speriamo solo per mancanza di fondi. In ogni caso, a tenerli in vita ci ha pensato la Asd Magna Grecia presieduta da Antonio Girella, che si è anche prodigato nell’organizzare una rassegna sulla storia della Reggina.

Durante questa rassegna, in scena presso Palazzo Alvaro in Reggio Calabria fino a sabato 8 dicembre, è stato illuminante l’intervento dell’avvocato Cesare Di Cintio, oltremodo noto esperto di diritto sportivo: “Più che di palmares, parlerei di storia che è ancora di proprietà del fallimento. Oggi è in concessione ad un’altra società, rispetto a quella che l’ha utilizzata in precedenza. Qual è oggi la Reggina? Bella domanda. Al momento, la Reggina è ancora del fallimento. In Figc non abbiamo una Reggina Calcio 1914. Abbiamo una Urbs Reggina che ha tutto il diritto di usare l’aggettivo Reggina, ma l’identificazione è ancora nelle mani del fallimento. In termini civilistici, è i concessione ad un’altra società. Ad oggi, in ambito federale, non ha l’autorizzazione per utilizzarlo. Un domani può arrivare qualcuno che ricostituisca l’identità assieme alla storia. Oggi, in termini di titolarità, è del fallimento e c’è una concessione. Tutto tornerà alla casa madre. Se l’11 gennaio si può festeggiare il compleanno? La storia c’è, ma è un problema di natura tecnica. Di fatto, non c’è iscritta in Figc una società che abbia il vecchio marchio”.

Tradotto: la Urbs può anche mettersi la parola Reggina nella denominazione sociale, ma nella sostanza la Reggina quest’anno non c’è. Anche perché non è stato approvato il cambio denominazione della Magna Grecia, avendo presentato la domanda in ritardo rispetto ai termini previsti dalle Noif. Chi vuole veramente fare calcio a Reggio, con la Reggina, fa prima a passare dal Tribunale. Oppure a chiedere informazioni allo stesso avvocato Di Cintio, che fa parte ufficialmente a tutti gli effetti della curatela fallimentare della Reggina Calcio. Le condizioni per fare calcio, anche per il Lotito di turno, ci sono eccome. La piazza è importante. Recuperare identità e storia sarebbe il primo biglietto da visita per i tifosi.

E adesso, come nei giornaletti dei cruciverba, vi forniamo la risposta ai quesiti precedenti: nel dubbio, senso di responsabilità consiglierebbe di portare i libri in tribunale. Il prima possibile. Per consentire alla città di non perdere il titolo sportivo. O comunque, di fare di tutto per conservarlo con la squadra in autogestione.

Tornando al famoso film. Fa parte della “collana” di Fracchia. Un po’ per tutta la pellicola, il commissario Auricchio (Lino Banfi) non riesce a capire quando Paolo Villaggio gli si manifesta davanti come timido impiegato, anziché come la “belva umana” che lui cerca di arrestare. Ogni riferimento all’ottimo primo cittadino di Reggio Calabria, circa la distinzione tra Reggina autentica ed Urbs, è puramente casuale.

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