QUEL TARANTO CHE NON RIESCE A CAVARE UN “RAGNO” DA UN BUCO…

A Fasano, potrà sembrarvi impossibile, ma è vero. In una intera stagione di serie D spendono soltanto 150 mila euro per la gestione. Tutto con sontuosa semplicità e trasparenza. Vi vedo sorpresi ed allibiti. Qualcuno, in Eccellenza e Promozione regionale, ne spende anche di più. La ricetta? Un valido allenatore, Giuseppe Laterza, fatto in casa. Una associazione, funzionante, di tifosi “Il Fasano siamo noi” che sostiene anche economicamente il club. Una Società gestita in maniera egregia da Franco D’Amico e dai suoi collaboratori. Il Fasano, partito per giocarsi una salvezza tranquilla, dopo sei giornate di campionato è secondo il classifica a un solo punto dalla vetta.
Un esempio che tanti dovrebbero imitare in categoria. Per economie, progettualità ed ambizioni. Interpretazione migliore nella categoria di serie D non ci potrebbe essere.

Favarin ha tirato fuori gli artigli. Non avevo dubbi che ci sarebbe riuscito. In quarta serie ce ne sono pochi come lui. Ha vinto a tutte le latitudini. Ieri ne ha fatto le spese il Brindisi sconfitto in rimonta. Nel futuro immediato dovranno tutti porre molta attenzione. L’Andria, con una marcia costante, si aggiunge al gruppo delle pretendenti alla serie C.

Gelbison (l’altra cenerentola rivelazione?) non le da, ma nemmeno le prende. Ancora imbattuta non subisce gol e questo, per quel detto che gli attaccanti vincono le partite e le difese i campionati, gli permette di insidiare da vicino la prima posizione. Bitonto, seppure a fatica, ma teniamo conto che incontrava il temibile Gravina, sembra essere uscito dal letargo.

Una classifica cortissima, con 12 squadre in cinque punti. E mancano ancora tante partite da giocare. E’ il timbro posto su una situazione di grande equilibrio tra le forze del campionato. Unica attardata, al momento, il Cerignola. Dispiace per i dauni e per Alessandro Potenza, ma perdere a Nardò è indice di grande approssimazione professionale. Di un approccio sbagliato alla partita. Vero che la rosa è ancora incompleta, ma il divario con i neretini, nonostante tutto, è tale e tanto, che nulla può giustificare questo inopportuno passo falso. Non credo che Nicola Grieco digerirà in silenzio questa delusione.

Foggia – Taranto c’è da scrivere un poema.

1) Sulla pochezza del gioco espresso.
Nel primo tempo si giocava a tamburello. Un brutto spettacolo per gli ottomila spettatori dello Zaccheria. Con il pallone spesso in aria sospinto a vanvera da entrambe le squadre. Se il Foggia, con quella difesa è il primo della classe sta a significare che i valori del torneo sono proprio scarsi

Il meglio del Taranto si è visto nel secondo tempo. Quando è stato costretto a giocare in inferiorità numerica. Per abnegazione e sacrificio di chi era in campo, non per il gioco. I rossoblu non meritavano di perdere. Una beffa cocente giunta a tempo scaduto. Peccato che il migliore in campo dei tarantini, Matute, schierato nella ripresa quale baluardo della difesa, sia incappato nella indecisione che ha permesso ai padroni di casa di incamerare i tre punti. Tutto è avvenuto nei secondi che, per un cambio chiamato da Ragno nel recupero, hanno allungato l’extra time. Decisioni, prese più per perdita di tempo che per necessità tattica, della quale personalmente non ne ho mai compreso l’utilità.  Rifletta, Nicola Ragno, anche su questo lato negativo.

2) Sulle intemperanze dei protagonisti.
Chi non conosce Ninni Corda. Un maestro della provocazione. Da polli cadere nella sua trappola. L’allenatore sardo non pone limite ai suoi comportamenti pur di giungere all’obbiettivo desiderato. Il suo trascorso lo insegna. Dico di più, ci prepara la partita su certe situazioni. Dove non arrivano i suoi giocatori, trova il sistema per arrivarci lui stesso. E’ vendicativo. Negli spogliatoi dello Zaccheria si è scrollato di dosso la “ruggine” accumulata con Manzo lo scorso anno, quando il ragazzo era a Mantova.  Non gli interessa quanto questi suoi comportamenti siano leciti o meno. Nella sua filosofia il fine giustifica il mezzo. I tarantini, tutti (calciatori, collaboratori tecnici e società), sono ingenuamente caduti nella sua nassa. Come delle seppie. Una leggerezza imperdonabile. Manca nell’ambiente rossoblù l’esperienza e la scaltrezza indispensabili per affrontare certe situazioni.

3) Sulla sceneggiata del presidente del Foggia.
Signor Felleca, ascolti me, se la poteva evitare. Qualunque sia stata la frase pronunciata da Massimo Giove durante il battibecco con Ninni Corda. Vorrò vedere la sua reazione il giorno in cui le sottrarranno il risultato da sotto il naso. Con uno scippo. Mentre l’arbitro ha già il fischietto in bocca per decretare la fine dell’incontro. Con un giocatore infortunato ed un altro espulso. Con una grossa fetta della partita giocata in inferiorità numerica. Con il proprio portiere mai chiamato all’opera dagli avversari. Con la consapevolezza che il risultato è ingiusto. Si è ingiusto, signor Felleca, perché il Foggia, nella ripresa, ha fatto tanto possesso di palla, ma non si è mai reso pericoloso. Non ci fosse stato l’errore di Matute potevate giocare 24 ore di seguito e non avreste mai fatto gol.

Poi l’esplosione irascibile nei confronti di Massimo Giove. Quella sua esplicita allusione ai genitali, che caduta di stile. La susseguente chiama agli inservienti per espellere l’ospite. E poi quel … non si deve dire mai a un sardo. Ma che vuol dire? Esiste forse qualche differenza tra i sardi ed il resto degli italiani? Ma per piacere. Una frase sciocca che sa tanto di inutile minaccia. Che non si deve dire mai. Che lascia il tempo che trova. E quel dito volteggiato in aria maleducatamente. Mai sia.

Quello è il suo aplomb? I sardi sono persone squisite, di una ospitalità ineguagliabile. L’ho provato personalmente nel mio soggiorno nell’isola quando ero direttore generale del Cagliari. Conservo tutt’ora splendidi ricordi dei momenti trascorsi con Gigi Piras. Mi meraviglio di lei. Un vero presidente, uno di quelli con la P maiuscola, avrebbe tenuto tutt’altro atteggiamento con un collega. Indipendente da qualsiasi espressione altrui, più o meno infelice. Anche perché non è che Ninni Corda, al quale Giove si era rivolto, sia una viola mammola, un candido “santarellino” e che, nello specifico, non abbia le sue belle responsabilità.

Accetti un buon consiglio: domani faccia un bel gesto, rimedi a tutto con un’ammenda pubblica nei confronti del presidente del Taranto. Stemperi toni ed animi. Il calcio, il nostro calcio, non sente alcun bisogno delle sue intemperanze.

4) Sulle carenze dell’allenatore del Taranto.
Ancora una formazione sbagliata. Ancora una scelta tattica errata, rinunciataria, quella del primo tempo. Ancora una partita di contenimento cercato e voluto nella prima frazione. Questo taranto non può agire sempre e soltanto di rimessa. Nella ripresa i ragazzi in campo si sono superati. Per volontà ed abnegazione. Era conseguenziale schierarsi a 5 in difesa (non ci voleva certamente la maga) e, guarda caso, Ferrara (finalmente difensore a sinistra) ha offerto il meglio di se stesso. Peccato, ripeto, per Matute. Per quella indecisione determinante. Da difensore era stato il migliore in campo.
Il Taranto gioca poco e male a centro campo, non ha schemi d’attacco. Genchi e Favetta non attuano mai un movimento che riesca a liberarli degli avversari. A Foggia, per di più, abbiamo visto un Favetta sotto tono. Genchi è costretto ad affannarsi ed a rincorre tutti. Si sacrifica senza mai ricevere una palla degna di chiamarsi tale per essere giocata. Le migliori occasioni nascono sempre dalle indecisioni degli avversari. Su sei partite Ragno ha collezionato tre sconfitte. Quasi un record. In negativo. Non era certamente questo che la piazza si aspettava da lui (e neppure la proprietà). Ora il Taranto, relegato nella pancia della classifica, si trova anche a dover fare i conti con una difesa rabberciata. Agli infortuni di Lanzolla e di Allegrini (bisognerà valutarne l’entità) si aggiunge la squalifica (sicuramente due giornate) di Manzo.

Il piatto piange, come si usa dire. Se ci si deve dare “pizzicotto” e prendere una drastica decisione meglio farlo subito. Costi quello che costi. Se si vuole vincere il campionato! Tempo per recuperare ce n’è più che a sufficienza.

La “macchina” del Taranto è unanimemente riconosciuta come la migliore del girone. La più completa ed attrezzata, ma non riesce a ingranare. Se non riesce a tenere la strada bisogna correre, in fretta, ai ripari. O si cambiano le ruote o si cambia il “manico”. Prima che sia troppo tardi e la platea degli appassionati tifosi tarantini si disamori completamente per il modesto spettacolo offerto da Ragno & C.

“Graffi” sportivi a tutti.

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