QUANDO I PROGETTI DI UNA SOCIETA’ VENGONO ROVINATI DALLA POLITICA

La figura del presidente nel mondo del calcio, viene spesso discussa dalla critica, soprattutto perché è vista come un soggetto che pensa esclusivamente ai propri interessi. Non sempre è così. Per fortuna ci sono presidenti che oltre ai soldi mettono anche tanta passione, con l’obiettivo principale di voler raggiungere, con le loro squadre buoni traguardi, con una programmazione e facendosi affiancare dalle persone giuste.


Un vero presidente è  prima di tutto imprenditore . Normale che come scopo abbia quello di fare le cose al meglio. Occorrono non soltanto risorse e programmazione, ma anche la fortuna di avere a sostegno un territorio o meglio le istituzioni. Fattori che sono indispensabili per raggiungere quei risultati tanto sperati. Nel calcio d’oggi, una delle cose più positive che possono avere le società calcistiche è quella di possedere uno stadio di proprietà. Un tema su cui, in Italia, si battaglia da anni senza riuscire a trovare una soluzione definitiva, all’estero, invece, è normalissimo che un club sia proprietario dell’impianto impianto sportivo in cui gioca.

In Italia sono davvero pochi i club che possono vantare uno stadio di proprietà o anche una “corposa” concessione pluriennale. A parte la Juventus, l’Atalanta e l’Udinese, tutte le altre si trovano a scontrarsi con i sindaci dei rispettivi comuni, in considerazione del fatto che gli stadi sono una struttura pubblica. Le amministrazioni territoriali, fanno fatica a sostenere i costi di manutenzione di uno stadio, penalizzando  le società che si trovano obbligate  a sopportare  tutti i disagi dalla carenza delle infrastrutture come, in alcuni casi, a disputare le partite casalinghe in impianti di altre città concessi in deroga.
Il problema è molto diffuso già in Serie A, basti pensare alle lotte del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis con il comune partenopeo, per la gestione dello stadio San Paolo. Figuriamoci se scendiamo nelle serie minori, soprattutto in Serie C, dove molti presidenti sono tentati di mollare tutto, a causa delle difficoltà esistenti. I vantaggi di avere una struttura propria sono immensi. Si affronterebbero meno costi, aumenterebbero i ricavi, ci sarebbe la possibilità di programmare maggiori investimenti.


Tra i presidenti che lottano con le amministrazioni comunali, c’è senz’altro il massimo dirigente della Virtus Francavilla, Antonio Magrì. Artefice di una delle più belle realtà del nostro calcio, società modello, con conti in ordine abbinati agli ottimi risultati sul campo che hanno portato in pochi anni la squadra pugliese dai dilettanti ai professionisti. In questi giorni il presidente della Virtus Francavilla, ha dato un ultimatum all’amministrazione comunale in merito proprio alla situazione stadio, ribadendo che se non riceverà certezze sulla disponibilità futura dell’impianto cittadino, da qui al prossimo gennaio, valuterà se proseguire o meno nel suo progetto calcistico sul territorio.
Magrì, come qualcuno sbagliando ha inteso interpretare, non scappa. Desidera chiarezza. Gestire un club professionistico comporta degli obblighi, inclusi quelli relativi alle infrastrutture. Si è anche dichiarato disponibile a sostenere in proprio eventuali costi riguardanti il completamente della struttura stadio. Non vuole arrivare all’inizio della prossima stagione sportiva con l’incertezza del presente. Ricordiamo che la Virtus Francavilla, appunto nel presente, non ha neppure la disponibilità dei campi per far allenare le proprie squadre. Settore giovanile incluso.La sua è una chiama rivolta al sindaco ed alle Istituzioni di Francavilla. Sino ad oggi si sono fatte solo promesse (mai mantenute) e … chiacchiere. Antonio Magrì va compreso e sostenuto,non va esasperato.  Perderlo rappresenterebbe la sconfitta degli amministratori e di tutto il territorio.

Il nostro Paese rimane ancorato alle lungaggini della burocrazia e all’inefficienza della politica, che strozzano ogni progetto sportivo utile alla comunità. Ci piace restare vecchi, fare guerra al nuovo, come se avessimo paura del cambiamento. Ormai ci siamo adagiati a vivere in un contesto dove non funziona nulla, illudendoci però che sia giusto così. La politica interviene a favore dello sport soltanto se ne trae un guadagno e mai per altro. L’esempio di Francavilla Fontana è quello, esasperato, di tanti comuni italiani. Chi investe risorse proprie per realizzare progetti qualificanti sbatte sempre sulle lungaggini burocratiche e sull’inefficienza delle amministrazioni locali. Un muro perennemente invalicabile.