QUANDO GLI ALLENATORI PAGANO I FALLIMENTI DEI PRESIDENTI

    Chi sceglie di intraprendere la carriera di allenatore sa benissimo che il suo destino è appeso solo e soltanto ai risultati, soprattutto in Italia dove il risultato è tutto e la pazienza non esiste. A prescindere dal livello della rosa che un allenatore ha a disposizione, deve obbligatoriamente centrare, ad ogni costo, gli obiettivi prefissati.

    In questa stagione stiamo assistendo a quanta fatica stanno facendo due bravissimi allenatori, come Maurizio Sarri e Antonio Conte, che nonostante siano al loro primo anno sulle panchine rispettivamente di Juventus e Inter, sono già in bilico per la prossima stagione. Pur essendo ancora in corsa su più fronti. Se scorriamo in fondo alla classifica del campionato di Serie A  scopriamo che quasi tutte le formazioni coinvolte nella lotta per non retrocedere hanno cambiato allenatore, senza poi riuscire a migliorare la loro situazione.

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    L’unica società è il Lecce ad aver continuato a dare fiducia al proprio  tecnico, Fabio Liverani. Molto bravo, nonostante una rosa con evidenti limiti tecnici, ad imporre la sua idea di gioco.

    Chi invece ha cambiato in maniera repentina timoniere sono le ultime due della classe. Brescia e Spal, entrambe ormai con più di un piede in Serie B. Parliamo di due compagini allestite, a nostro avviso, nel peggiore dei modi. In ogni caso pretendendo da Corini e Semplici di compiere dei veri miracoli. Chiaro che non stiamo scoprendo nulla di nuovo, ma la girandola di allenatori vista a Brescia ha soltanto peggiorato la situazione, quando invece, con Corini alla guida, si sarebbe potuta realizzare la possibilità di restare in corsa salvezza.

    L’attuale tecnico delle rondinelle, Diego Lopez, fedelissimo di Massimo Cellino si dai tempi di Cagliari, continua grazie al suo presidente a trovare una panchina a stagione in corso, ma senza aver mai dimostrato nulla di concreto. Come conferma anche la sua esperienza bresciana. Eugenio Corini oltre aver riportato il Brescia in Serie A nella scorsa stagione, aveva dato un’impronta ad una squadra tecnicamente limitata che ha avuto anche la sfortuna di trovarsi il peggior Balotelli di sempre.

    Altra inspiegabile scelta a Ferrara. Quella di esonerare Leonardo Semplici (nella foto di copertina), autore del miracolo Spal, da lui portato dalla Lega Pro alla massima serie. Il tecnico toscano pur trovandosi una rosa indebolita, rispetto alle stagioni precedenti, era comunque riuscito a dare una sua identità alla squadra. La società ferrarese, è stata poco riconoscente nei riguardi di un tecnico valido come Semplici, rimpiazzandolo con l’ex ct dell’Under 21 Luigi Di Biagio, allenatore senza esperienza in Serie A, che non ha portato nulla di nuovo nei risultati e tanto meno sul piano del gioco.

    Ormai è diventata una tradizione, specie nel nostro calcio, che gli allenatori continuino a pagare i fallimenti dei loro presidenti. Gli allenatori sono spesso costretti ad adeguarsi da veri aziendalisti, per poi pagare il prezzo più alto, soprattutto perché rappresentano il bersaglio più facile da colpire quando le cose non vanno bene.

    Purtroppo questa cultura non cambierà mai nel nostro calcio.

    La figura dell’allenatore dovrebbe essere più tutelata, in particolare chi parte dalla gavetta. Altra parola in via d’estinzione in un sistema che porta avanti soggetti particolari o chi è più sponsorizzato. Occorre programmazione e lungimiranza, se vengono a mancare questi due importanti elementi diventa inutile cambiare guida tecnica.

    Il problema  sta comunque molto più in alto, ma nessuno dimostra di avere interesse reale a volerlo risolvere. Tanto meno si vuole il bene del calcio italiano.

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