PRONTI, PARTENZA, VIA: RICOMINCIARE NEL SEGNO DELLA DISCONTINUITA’

A quasi due mesi dalla fine dei campionati, molte squadre sia di Serie A che di B sono in procinto di ripartire, alcune sono addirittura già a lavoro da qualche giorno per preparare al meglio la nuova stagione.
A dire il vero, però, sembra che i campionati non siano mai finiti, soprattutto quello di Serie B che fino a qualche giorno fa ha regalato agli occhi di tutto il mondo colpi di scena degni della migliore classe circense o del peggiore sistema democratico.

Inutile tornare su vecchie questioni perché sappiamo tutti come è cominciato e come è finito, purtroppo, questo campionato.
La tristezza per aver visto sparire due piazze importanti come Palermo e Foggia passa quasi in secondo piano se pensiamo al penoso scenario al quale si è assistito durante tutto l’ anno, dove le regole sembrava quasi non esistessero.

Se a questo ci aggiungiamo anche il caos della Lega Pro allora il dubbio inizia a divenire certezza del fatto che vi sia una classe dirigente alla quale non interessa il rispetto delle regole e la loro efficienza sociale.
Le note vicende che hanno caratterizzato il caos creatosi hanno finito con l’ offuscare l’ interesse prima verso la nazionale under 21, uscita malamente dagli europei di categoria, e poi per il mercato estivo che da sempre in questo periodo riempiva le giornate degli italiani, portandoli a fantasticare sul possibile colpo che la squadra del cuore avrebbe potuto mettere a segno, mettendo carne al fuoco da portare sotto l’ ombrellone per intraprendere un confronto dialettico con il rivale di turno con il quale confrontarsi durante il periodo delle ferie in attesa del tanto sospirato inizio di campionato.
Neanche gli arrivi di Sarri e Conte, rispettivamente alla Juventus e all’ Inter, hanno acceso più di tanto l’ entusiasmo proprio perché macchiato da questo alone di instabilità e polemiche che da un anno a questa parte ancora non hanno trovato fine.

E’ vero il mondo cambia, com’è giusto che sia, ma i sentimenti e le passioni restano e non si possono reprimere o addirittura sopprimere.
Ci avete tolto Rivera, Baggio, Totti, la Nazionale ai mondiali, la libertà di tifare liberamente allo stadio portando striscioni e colorando gli spalti, ci state togliendo ogni anno la speranza di continuare a credere in questo sport e in quello che rappresenta per l’ identità culturale e territoriale di ognuno, facendo sparire sempre troppo spesso qualche squadra blasonata (Bari, Parma, Palermo e Foggia sono gli esempi).

L’ augurio è che questa nuova stagione possa nascere nel segno della discontinuità rispetto alla precedente per riportare quell’ entusiasmo e quella ventata di passione che piano piano sta venendo meno e di cui si ha un necessario bisogno per continuare a credere in un gioco che per antonomasia è considerato portatore di valori sani e duraturi nel tempo.

L’ estate del 1982 o del 2006 oggi sembrano un ricordo lontano per tutti noi, ma per i nostri figli rischiano di diventare seriamente dei racconti di carattere epico, da inserire nella frangia mitologica. Ai quali potrebbero non assistere mai, compresa la gioia e le emozioni indelebili che solo episodi e circostanze come questi riescono a regalare, perché è proprio vero che “la felicità è
sovversiva quando si collettivizza”.