PATIERNO RE GOL. MAIURI RE MIDA. GIOVE PENSI AL FUTURO

La rincorsa del Cerignola si ferma in Val D’Agri. Capita a chi è obbligato a rincorrere con l’obbligo di vincerle tutte. La difesa “arroccata” dei padroni di casa (ridotti in dieci a causa di una espulsione) contro uno dei reparti avanzati più prolifici del girone. Non c’è stato nulla da fare. Vuoi per gli errori sotto rete di Rodriguez e soci. Vuoi per le valide parate dell’estremo difensore dei padroni di casa. Ora Cerignola, che in settimana si era vista accreditare la vittoria a tavolino con il Taranto, è quarto in classifica, ma a sette punti dalla vetta.

Si delinea una leadership autorevole nel girone H. Bitonto sempre più autoritario. Torna al gol Patierno con una doppietta che ne rafforza la posizione di capo cannoniere. Un undici di grande qualità quello dei neroverdi che, nell’asse mediana del campo, possono giovarsi dell’esperienza e dell’acume tattico di Biason e Marsili. 36 gol all’attivo e soltanto 8 subiti la dicono lunga sulla marcia autoritaria della capolista. Andando a cercare il pelo sull’uovo viene da chiedersi, in caso di promozione alla categoria superiore, dove potrà eventualmente giocare il Bitonto. Il “Degli Ulivi” non possiede infatti le caratteristiche di idoneità per ospitare gare di serie C.
Soccombe, senza fare drammi il Fasano che sembra aver smarrito la spontaneità e la freschezza che hanno caratterizzato il suo girone d’andata. Del resto gli adriatici non hanno mai nascosto le loro ambizioni per una salvezza da raggiungere senza troppi patemi. Una gestione finanziaria oculata e qualche giovane interessante da valorizzare. Questi gli ulteriori obbiettivi, centrati, degli adriatici.

Un errore difensivo della Nocerina ed il conseguente rigore spianano la strada al successo del Foggia. I satanelli alla fine vincono con un risultato rotondo. Mantengono il passo della capolista e rimangono in scia. Qualche mugugno dagli spalti per lo spettacolo poco qualitativo offerto dai padroni di casa. Ninni Corda ha il suo bel da fare dibattendosi tra una squadra allestita in estate all’ultimo momento (che necessità ancora di alcuni correttivi) e l’impazienza manifesta dei tifosi rossoneri. La necessità del risultato non sempre si coniuga a dovere con il bel gioco. Guardando la classifica si ha la sensazione che la parola definitiva, parlando di vittoria finale del campionato, potranno fornirla gli scontri diretti.
Non dimenticando, a tal proposito, il ruolo che potrà essere recitato dal Sorrento. La squadra di Enzo Maiuri (seconda difesa del torneo) a suon di risultati positivi si candida autorevolmente come terza forza del campionato. Soltanto quattro i punti di distacco dalla capolista. Due sole sconfitte nell’arco della stagione (come Bitonto e Foggia). Una marcia impressionante per un complesso dove emergono, assieme all’esperienza, alcuni giovani di qualità già corteggiati da club di categoria superiore.

Il Sorrento va preso ad esempio sulla programmazione. Società e Maiuri hanno dato continuità al lavoro impostato nella scorsa stagione. Senza eccessivi stravolgimenti tecnici. Rinunciando anche alla cessione (affrettata) di qualche ragazzo. Il Sorrento non vincerà magari il campionato ma, confermando quando di buono messo sinora in mostra, potrebbe risultare arbitro di una sfida (definitiva) che al momento vede Bitonto e Foggia contendersi la palma del migliore.

Sugli altri campi. Delude ancora il Casarano. Lentissima la marcia di avvicinamento alla zona play off della squadra di Bitetto. Una scialbo pareggio contro il modesto Brindisi tiene i salentini ancora fuori dalla zona spareggi promozione. Visti gli antagonisti che la precedono in classifica anche quell’obbiettivo non appare di facile portata. Il presidente Maci, dopo i corposi investimenti estivi, per allestire la squadra, non può risultare contento dei risultati ottenuto sul campo
Brindisi naviga nella pancia della classifica. L’aumento di capitale deliberato presuppone cambi a livello di struttura societaria? Lo scopriremo nel volgere di pochi giorni.

Note dolenti in casa Fidelis Andria. Una settimana tribolata. Non trova giustificazione la violenza usata nei confronti di Fabio Moscelli. Le manifestazioni esasperate non si coniugano mai con espressioni civili. Il gesto inconsulto di qualche male intenzionato non si identifica nei tifosi dell’Andria.Certamente calorosi, ma mai oltre la decenza nella contestazione. Il clima intimidatorio non fa bene alla squadra. Chiaro che lo spogliatoio ha smarrito la tranquillità. Qualche svarione di troppo, sul finale di tempo, porta a una sconfitta immeritata. Ora sta Favarin e Langella raccogliere i “cocci”, restituire serenità e riportare i federiciani in una posizione di classifica più consona alle aspettative dell’ambiente (Tifosi, società e squadra).

Il Taranto. Una stagione oramai compromessa. Inutile commentare il pareggio di Nardò. Sono venuti meno i calciatori sui quali, in estate, si faceva maggiore affidamento. Su tutti Genchi, Guaita e D’Agostino. Allegrini si è smarrito immediatamente nell’anonimato. La mia esperienza dice che sono calciatori ormai obsoleti. Erano quelli che dovevano dare il contributo maggiore per un campionato di vertice. Mediocre l’apporto nelle breve gestione Ragno. Insufficiente in quella Panarelli. E non si tratta di sistema o tattica di gioco. Qualunque fosse lo schema adottato le prestazioni dei citati è vissuta di lampi altalenanti. Una punizione di D’Agostino, il gol di Brindisi di Genchi, qualche raro spunto in velocità di Guaita. Nulla più. La continuità smarrita troppo in fretta e qualche errore madornale (per esempio quel rigore sbattuto malamente sul palo da Genchi) hanno frenato la corsa del Taranto verso la vetta della classifica. I migliori, nel rendimento, sono stati gli under. A nulla sono valsi i pesanti investimenti effettuati dal presidente Giove nella composizione dell’organico iniziale. Giove in estate osannato (secondo il giudizio unanime aveva allestito la squadra più forte del girone) è finito anche lui (immeritatamente, devo ricredermi) sulla graticola. La critica ingenerosa di una piazza dove diventa sempre più difficile fare buon calcio. Dove sono tutti bravi, ma con il fondo schiena dell’altro.

La ricostruzione del Taranto parte dall’immediato. Inutile insistere su calciatori dal buon passato, ma che non hanno più nulla da offrire alla città. Giove può gettare le basi per un progetto diverso. Un calcio fatto di giovani di qualità e con un piano industriale a medio termine. Rivalutare il prodotto umano del territorio non sarebbe male. Dalla delusione tecnica e dei risultati (del presente) può nascere il Taranto del futuro. Con un’ottica diametralmente opposta, ma più confacente alla realtà del territorio.
Sulle critiche che vengono mosse a Giove stenderei un velo pietoso. All’orizzonte non vedo imprenditori o investitori solvibili interessati alla vicenda. Principalmente per l’eccesso di critica mosso a chiunque si avvicina alla presidenza del Taranto. Direi che bisogna smetterla con la politica del “poi si pensa” perché è proprio per quel modo di vivere che la città è andata in declino.

Se poi, tra i nani e le ballerine, ci fosse qualcuno che realmente ha voglia di “danzare” si faccia pure avanti. Non credo che Massimo Giove abbia difficoltà a sedersi ad “ascoltare”, tranquillamente, la musica.

Nella foto di copertina in capocannoniere del campionato Patierno