NAZIONALE, NON SERVE NASCONDERE LA CENERE SOTTO IL TAPPETO

    Noi ve l’avevamo detto all’indomani della notte di Wembley, l’Italia è tornata a vincere, ma non il calcio italiano. Aver riportato la Nazionale azzurra sul tetto d’Europa, è stata un’impresa epica, frutto del lavoro certosino svolto da Roberto Mancini. I meriti del ct jesino sono sotto gli occhi di tutti, abile nel  saper fare un ricevimento, di nozze, con i fichi secchi.

    La conquista dell’Europeo è stato l’alibi perfetto per fare in modo che il calcio italiano continuasse a perseverare sempre negli stessi errori. Quelli stessi che non consentono all’intero movimento di essere competitivo rispetto a molte realtà europee. I problemi li conosciamo bene, sono sempre i soliti, vale a dire i settori giovanili, le strutture e chi ne ha più ne metta.

    Ormai sono diventati proclami, utili solo per  arricchire i contenuti che vengono poi discussi nei vari talk show. Parole, parole e solo parole diceva una famosa canzone, ma i fatti dove sono? Cosa pensa di fare la Federcalcio di fronte a questa situazione? Al momento ci sono solo parole.

    In una competizione di breve durata come gli Europei, dove tanti fattori possono essere determinanti, non si può pensare che pur vincendo sia risorto il calcio italiano. Vittoria meritata, di questo ne andiamo fieri, ma ecco che dopo pochi mesi ci ritroviamo al punto in cui eravamo prima. Sembra passata un’eternità da quando potevamo vantarci di campioni come Totti, Del Piero, Vieri e tanti altri.

    La verità è che non sforniamo più campioni, nei vivai non privilegiamo più il talento, ma diamo priorità, in maniera ossessiva, all’aspetto fisico e alla tattica. Ed anche ad altri ammennicoli di valore piu’ finanziario che tecnico. Incredibilmente siamo tornati a far fatica contro avversari modesti come Bulgaria, Svizzera, Irlanda del Nord, tanto da mettere in bilico la qualificazione ai mondiali del Qatar.

    Chi l’avrebbe mai detto che, in un girone più che alla portata per gli azzurri ci saremmo trovati a rivivere gli stessi spauracchi del 2017, quando fallimmo ai play off ad opera della Svezia.

    La nostra sensazione è che al mondiale gli azzurri ci andranno, resta però il fatto che i problemi sono sul tavolo e non sono mai stati risolti. Il nostro calcio deve tornare ad essere competitivo e vincente, non attraverso il fattore sorpresa, ma per mentalità e tradizione. Per poter far sì che questo accada nuovamente c’è bisogno di tanto lavoro, partendo dalle scuole calcio e dall’apertura di nuovi centri federali che consentono all’Italia di sfornare i campioni del domani.

    Sarebbe da qualunquisti additare colpe all’arrivo di troppi stranieri, tenendo conto che ci sono ovunque. E’ fondamentale coltivare talenti, attraverso la guida di tecnici qualificati e possibilmente senza la presenza di figure che pensano solo a speculare.

    Sarebbe bello imitare il modello attuato dalla Federazione tedesca dopo il fallimento di Euro 2000. Una scelta intelligente e lungimirante, che in poco tempo ha portato la Germania a vincere e ad essere competitiva su tutti i fronti.

    Le soluzioni ci sono, se lo si vuole, senza essere costretti a dover nascondere la cenere sotto il tappeto. E’ giunta l’ora di fare pulizia, bisogna riportare il calcio italiano a vincere con le idee, il cuore e il talento.

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