Mimmo Praticò, quando è più facile piangersi addosso che risolvere i problemi

Gli elevati costi di gestione. Ormai si sa quanto sia difficile fare calcio a livello professionistico, soprattutto nelle serie minori, dove gli introiti non sono certo quelli della Serie A.
Ci sono presidenti che sanno come far fronte alle tante difficoltà, quanto meno ci provano. Altri preferiscono trovare degli alibi, dei colpevoli, nel tentativo di celare la loro inadeguatezza nel gestire una società. In serie C sono tante le nobili decadute del calcio italiano, tra queste anche la  Reggina (Urbs). Reggio Calabria, una piazza importante che vanta tanti campionati in Serie A, da diversi anni è lontana dai vecchi fasti di un tempo.
Gli amaranto dopo il fallimento dell’estate 2015, che ha chiuso definitivamente, seppur in malo modo, l’era del presidentissimo Lillo Foti (al quale vanno riconosciuti grandi meriti nonostante l’ultima parte, non esaltante, della sua gestione) si è stati costretti a trovare il modo per far ripartire il calcio a Reggio Calabria.


Nella città dello Stretto, se ancora oggi si può parlare di calcio professionistico lo si deve certamente alla famiglia Praticò. Decisa, insieme ad altri imprenditori locali, a riportare Reggio Calabria ad alti livelli pur ripartendo dalla Serie D. La squadra ci rimane soltanto una stagione, venendo successivamente ripescata in C. Il presidente degli amaranto, Mimmo Praticò, da vecchio dirigente della società calabrese, inaugura così il suo progetto affidandosi, in primis, all’esperienza del diesse Gabriele Martino. Una convivenza terminata presto, così interrompendo un progetto che aveva come obiettivo quello di riportare la squadra in serie B in pochi anni.
Il divorzio da Martino, ha dato seguito a tante situazioni che hanno peggiorato, o meglio annientato, i sogni di una piazza intera che aveva ritrovato entusiasmo. Sono già trascorsi quattro anni da quando la famiglia Praticò è al timone della Reggina, si Reggina perché a Reggio Calabria piace chiamarla proprio così, anche se l’attuale proprietà aveva deciso di prendere le distanze dal passato.


La società amaranto, è rimasta involuta dal punto di vista dei risultati. Vive tra la confusione e l’incertezza sul futuro. In questi quattro anni, sono stati cambiati con frequenza diesse ed allenatori, proprio a dimostrazione che non esiste progetto. Con futuro tutto da decifrare, a causa delle tante difficoltà.
Le dichiarazioni rese pubblicamente dal massimo dirigente amaranto, hanno destabilizzato la squadra nei momenti positivi. Quel che è peggio è di aver allontanato il pubblico, stanco e deluso da questo continuo piangersi addosso. La famiglia Praticò non era obbligata a far ripartire il calcio in una piazza difficile e esigente come quella amaranto. Come non è oggi obbligata a continuare. Sapeva a cosa andava incontro. Invece si preferisce “piagnucolare”, accusando i tifosi, la stampa, la pubblica amministrazione (quest’ultima sicuramente non esente da colpe, vedi la vicenda stadio).
Praticò dovrebbe comprendere. Chi critica lo fa per avere delle risposte da una dirigenza che dimostra di non essere in grado di dare le giuste garanzie alla Reggio Calabria calcistica. Per mancanza di risorse economiche e di idee, entrambe indispensabili per poter stare in questo sistema.

Oggi la Reggina, non ha uno stadio in cui giocare le gare interne di campionato. Non ha un impianto sportivo dove allenarsi e, ancor peggio, non ha neanche un luogo per poter tenere una conferenza stampa. Lasciamo in disparte la questione legata al mancato versamento dei contributi.
Ora lei presidente Praticò, può tranquillamente continuare a prendersela anche con gli alieni, ciò non toglie che in questi quattro anni non ha creato nulla e la colpa non è certo del tifoso che sogna di rivedere grande la sua squadra. Non è colpa degli abbonati che devono farsi 100 kilometri per seguire le gare casalinghe di campionato. Non è colpa del giornalista che racconta la dimensione che lei ha dato a questo club, vale a dire da terza categoria, con tutto il dovuto rispetto di chi ci milita.
Caro presidente lei non è obbligato a tenere una società in questa maniera inadeguata. Cosa ci sta guadagnando nel reggere una situazione più grande di lei? Ritiene di poter monetizzare più del dovuto, aspettando un nuovo possibile acquirente? La situazione continua ad essere insostenibile, non sarebbe più facile consegnare tutto al sindaco? Dia una risposta a queste domande al posto di prendersela con chi di colpe non ne ha.
Il presidente dovrebbe garantire all’azienda l’abc. Lei , presidente Praticò, è invece più impegnato a piangersi addosso che a dare certezze ad una comunità di appassionati che da sempre interpreta il calcio anche come riscatto sociale.