MILAN, UNA LUNGA CRISI DA “FINE PENA MAI”

Anche quest’ anno siamo alle solite: il Milan stecca nel decollare e, a dire il vero, rischia proprio di sprofondare. Come sempre accade in queste circostanze la colpa di una crisi viene data all’ allenatore, ma nel caso del Milan le cause vanno ricercate ben oltre. Sicuramente Marco Giampaolo ha la sua percentuale di responsabilità, dal momento che le cose non vanno bene, però in questo caso sembra proprio mancare una serenità di fondo dettata da un assetto societario poco solido e da una piazza che vive con l’ ombra pesante di un passato glorioso.

Il Milan di oggi non è più quello che per 30 anni ha incantato il mondo disponendo di risorse economiche importanti e di una società ambiziosa e capace. Dirigenti del calibro di Galliani, Braida e Ramaccioni rappresentano per il popolo rossonero un passato difficile da cancellare, ma che vive ancora nel presente creando aspettative illusorie.

In tutto questo anche i media fanno purtroppo la loro parte in maniera negativa, accostando alla squadra giocatori di grande spessore, ma fuori dalla portata dei rossoneri. La realtà invece descrive un quadro molto più ridimensionato che colloca il Milan a livello di una provinciale o poco più. Sicuramente è difficile da accettare tutto questo, ma se non si vestono i panni di una realtà di provincia sarà difficile risalire la china.

Al Milan di oggi servono fatti concreti, composti di lavoro e sacrificio, con un progetto a lungo termine basato sulla crescita dei giovani con l’ inserimento di qualche “big” avanti con l’ età, ma ancora integro e utile alla causa. A tal proposito l’ esempio da seguire sarebbe proprio la Fiorentina che ha sposato questa causa coadiuvando un mix di giovani dalle grandi potenzialità e “vecchi” come Ribery, Caceres e Boateng. Prima dei viola anche la Juventus aveva seguito questa linea per iniziare a costruire una squadra che oggi può competere con le grandi d’ Europa.

Giampaolo sicuramente è un allenatore bravo e capace, ma ha bisogno di tranquillità, tempo e fiducia indeterminata per svolgere al meglio il suo lavoro in modo da ottenere risultati concreti nel medio-lungo periodo. Forse per la situazione nella quale naviga il Milan, ormai da 5-6 anni, era più adatto uno come Gattuso che da grande uomo del Sud ha la determinazione e la cultura del lavoro nel proprio dna. Il buon ringhio conosceva bene l’ ambiente rossonero e si comportava non solo da allenatore, ma da padre di famiglia, rimboccandosi le maniche affinché le cose potessero andare per il verso giusto. Cercando di proteggere la squadra da tutto e da tutti come solo un capofamiglia sa fare.

Ecco, il Milan di oggi e degli anni a venire ha bisogno di ritrovare quella serenità famigliare attraverso la quale si fa quadrato, tutti insieme, per raggiungere degli obiettivi con sano realismo, vivendo sì alla giornata, ma con prospettiva futura. E’ l’ unica strada da percorrere per uscire da una crisi lunga ormai 5-6 anni, cercando di togliersi quel “velo di Maya” che offusca la realtà dei tifosi rossoneri altrimenti il futuro sarà ancora più nero di questo sgraziato presente. Con il rischio di vivere un’ agonia continua e senza termine. Una sorta di condizione da “fine pena mai” che nessun tifoso rossonero merita.

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