Maiuri stende il Taranto. Ragno pensi al gioco non alla gramigna

Il migliore in campo, per il Taranto, Massimo Giove. Per le sue dichiarazioni a fine partita, di grande onestà intellettuale. Onore al Sorrento ed a Enzo Maiuri. Il Sorrento (dei giovani) ha vinto con merito. Non ha rubato nulla.

Sbaglia Ragno quando recrimina su un ipotetico fallo di mano nell’azione del gol dei campani e quando asserisce che la sua squadra avrebbe meritato il risultato. Giustificabile ove le sue dichiarazioni fossero di opportunità. Preoccupanti se all’inverso lo dice perché ne è convinto.
Resta il fatto che il Taranto su cinque partite disputate ne ha perse due. Per di più nel suo fortino. Lo Iacovone. Poco per chi ha come unico obbiettivo la vittoria del campionato.

Oggi, lo dicono il gioco ed il risultati, i rossoblu non sono la squadra ammazza campionato che i pronostici della vigilia davano per favorita. In assoluto. Le valutazioni da fare sono diverse per quanto riguarda la compagine allenata da Nicola Ragno.

Il Taranto non esprime un gioco accettabile. Non nel senso di belle trame di gioco per soddisfare il “palato” dei tifosi, ma come poca concretezza di uno schema tattico che è sempre senza sbocco. Asfittico. C’è una costante nei gol messi a segno da Genchi e compagni. Non nascono mai da una azione studiata a tavolino e provata nel corso degli allenamenti settimanali. Sono sempre e soltanto frutto di iniziative individuali. Del singolo.
Una punizione di D’Agostino. Un calcio d’angolo (diretto) di Genchi. Uno slalom di Favetta. E così di seguito. Il Taranto, in 5 partite, ha messo a segno 9 reti. 8 delle quali alle due squadre che sono sul fondo classifica (Nardò e Grumentum). Anche questi numeri hanno il loro buon significato. La squadra non esprime gioco a centrocampo ed utilizza poco e male le fasce laterali. Ritiro precampionato e la fase iniziale del torneo sembra non siano servite a nulla o giù di lì.

Giove, per assemblare al meglio la macchina rossoblu, ha sostenuto spese notevoli, con sacrifici finanziari superiori alla media che richiede la categoria. Nell’attuale non è ripagato con egual moneta. Individui in fretta se le responsabilità per la poca tenuta di strada sono del “manico” o delle ruote.
Intanto domenica si va a Foggia. Non è assolutamente costruttivo che già alla sesta giornata di campionato si debba argomentare sulla necessità assoluta di vincere. Le aspettative di tutto l’ambiente, erano certamente ben altre.

La quinta di campionato ha detto anche tante altre cose. Gelbison, unica del girone, conferma la sua imbattibilità anche difensiva. I campani non hanno ancora subito gol. Saranno la sorpresa della stagione?
Il Foggia passa a Cerignola. I gialloblu non sono ancora competitivi al massimo. In alcuni ruoli stentano nei risultati. A mercato chiuso, nonostante le indubbie possibilità economiche della proprietà, rimane difficile completare la squadra.

I rossoneri sfruttano il mestiere del loro allenatore. Un marpione in questa categoria Ninni Corda. Si assestano a ridosso delle prime ed attendono domenica prossima di misurarsi con il Taranto. Non sarà decisiva, ma certamente molto indicativa. L’ambiente e l’entusiasmo, allo Zaccheria, saranno a mille. Auguriamoci che prevalga il buon senso e non venga in mente a qualcuno di interdire la trasferta ai residenti nella provincia tarantina.
Il Brindisi, che vive alla giornata, si isola in vetta alla classifica. Nel segno che l’appetito vien mangiando. Sara vera gloria?  Risorgono, a Nocera Inferiore, il Bitonto ed il suo mentore Patierno (una doppietta).

Domenica prossima oltre a Foggia – Taranto, sono da seguire, per la parte alta della classifica, anche Andria –Brindisi e Bitonto – Gravina. Una sorta di cartina di tornasole per le ambizioni di diversi. Il Cerignola si reca a Nardò ed ha la possibilità di rimettersi subito in carreggiata.

“Chiosina” finale dedicata alla bravura di Enzo Maiuri. Capita nel calcio di dare dispiaceri ai colori per i quali si è dato tanto. La vittoria in questi casi ha sempre un retrogusto amarognolo. Anche questo però è il calcio. Il bello di questo sport. Enzo ha iniziato la partita con quattro under di qualità. In panchina ne aveva altri sette. E’ stato capace di imbrigliare i più esperti avversari. Ha portato a Sorrento i tre punti senza neanche tanto soffrire. Serva da insegnamento.

Rifletta chi di dovere, il prato di gramigna (li avevo avvisati un mese orsono) e la conseguente “coniglia”, nei rimbalzi del pallone, vale per tutti. Aggrapparsi alle scuse è indice di scarsa professionalità.

Sportivi “graffi” a tutti.

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