LO SFASCIO DELLA GIUSTIZIA FEDERALE NELL’ERA GRAVINA

    Ha scritto il filosofo francese Blaise Pascal: “Poiché non si poteva trovare la giustizia, si è inventato il potere”. Mai frase fu più appropriata se riferita all’attuale vertice federale.

    Quello della Giustizia Sportiva,nella Federcalcio del presidente federale (minuscolo d’obbligo) Gravina, è un capitolo tutto da raccontare.

    In uno dei tanti annunci – spot, il bel Gabri aveva detto che avrebbe riformato il sistema di giustizia federale, con l’approvazione di un codice più “snello” ed efficiente. Quanto alla “snellezza”, si è passati da 50 articoli che componevano il vecchio Codice di Giustizia Sportiva ai 142 di quello attuale.

    Se un dietologo, promettendoti “snellezza”, ti facesse triplicare il peso, la cosa minima che potrebbe capitargli è di finire radiato dall’Ordine dei Medici. Ma tant’ è, al bel Gabri tutto è concesso. Quindi, se non c’è stato lo “snellimento”, almeno ci sarà stata l’efficienza e la velocità. Pensate voi. Beh, a giudicare dai dati non risulta proprio. Il nuovo Codice di Giustizia Sportiva federale è stato affidato, nella sua elaborazione, a tal Giancarlo Viglione. Avvocato amministrativista le cui esperienze pregresse di Diritto Sportivo sembrerebbero pari a quelle del sottoscritto in cibernetica.

    Si è inventato, per esempio, la perentorietà dei termini anche per il deposito delle motivazioni. E tanto, nonostante il Collegio di Garanzia dello Sport (in più occasioni) abbia considerato quello del deposito delle motivazioni (di tutte le decisioni) come termine a garantire l’attività processuale (ordinatorio).

    Rien ne va plus.

    E via, Vittorio! Se tale scelta è stata fatta, evidentemente ci sarà stato un motivo. E, soprattutto, si sarà verificato (preventivamente) che tutti gli Organi di Giustizia Sportiva, nell’ambito federale, sarebbero poi stati in grado di rispettare questi termini. La cui violazione, peraltro, benché definiti perentori, risulta allo stato attuale ancora priva di sanzione.

    E no! Magari stenterete a crederci, ma ad oggi, i risultati che emergono sono addirittura catastrofici.

    La Corte Sportiva di Appello, presieduta da quel galantuomo (assolutamente incolpevole di una simile disfatta) che risponde al nome del Professor Piero Sandulli  (a quanto si mormora non è stato nemmeno consultato alla vigilia dell’approvazione del nuovo Codice di Giustizia Sportiva) che costituisce un esempio per certi versi clamoroso. Da quanto risulta rilevabile, dal sito della Federcalcio, ad oggi sono stati pronunciati ben 208 dispositivi, ma risultano pubblicate solo 119 decisioni con motivazione.

    Ora, se si escludono i dispositivi relativi a decisioni per così dire “interlocutorie” (rinvii, ordinanze istruttorie), manca all’appello quasi l’80 per cento delle motivazioni.

    Beh e dove sta il problema? Vittorio dove vai a mettere il naso, sei sempre il solito pignolo.

    Il problema consiste nel fatto che anziché  prendere atto del problema. Di modificare la norma e di considerare non più perentorio il termine per il deposito delle motivazioni, si preferisce barare. Il tentativo di far risultare quello che in realtà non è.

    In occasione di una riunione tra tutti gli Organi di Giustizia Sportiva che, a livello Nazionale e Territoriale, operano nell’ambito della Lega Nazionale Dilettanti, sembra che tale situazione sia emersa. E’ stato fatto rilevare ai presenti (che sul territorio devono affrontare centinaia di procedimenti disciplinari ogni mese) che se anche gli Organi di Giustizia a livello Nazionale in ambito federale non rispettano i termini, in fondo non bisogna farne un dramma.

    Compreso?

    Potevano stare tranquilli che, “di fatto”, nessuna conseguenza ci sarebbe stata se, oberati di procedimenti, come lo sono a livello territoriale, non avessero fatto a tempo  a depositare le motivazioni. Una rassicurazione, insomma. Non una critica.

    Tuttavia chi, tra i presenti a quella riunione ha riferito a Via Allegri, ha fatto scattare l’allarme. Infatti, come sosteneva quel mio scaltro amico: “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

    E così, dalla fine di Gennaio all’inizio di Febbraio, per incanto, sono apparse ben 50 motivazioni, di cui ben 42 relative a dispositivi pubblicati ad Ottobre, Novembre e Dicembre dell’anno scorso.

    E allora Vittorio, ancora una volta, qual è il problema?
    Beh, il problema è che le motivazioni recano la data del deposito. Come se i termini perentori fossero stati rispettati. Il diavolo, tuttavia (come si è soliti dire) fa le pentole, ma non i coperchi.

    Il Segretario della Corte Sportiva di Appello, tale Fabio Pesce, evidentemente ignora che l’articolo 51 del Codice di Giustizia Sportiva prevede che la notifica alle parti debba essere contestuale alla pubblicazione delle motivazioni.  Che l’articolo 56 dello stesso Codice pone tale adempimento proprio a suo carico. Sono stato sufficientemente chiaro?

    Di conseguenza, se pure è stata indicata sul sito una data, a smentire clamorosamente che il deposito non è avvenuto nei termini (riportati in calce ai singoli provvedimenti) è proprio la notifica alle parti ed alle Leghe interessate.

    Se infatti, una o due decisioni potevano essere sfuggite e, quindi, si giustificava il ritardo di quasi 60 giorni per la notifica alle parti interessate, come si può giustificare se avviene per 42 volte? E che (se non si pone rimedio) avverrà ancora con riferimento alle altre 73 motivazioni che ancora mancano all’appello?

    Sono sconosciute le determinazioni che saranno assunte dagli Uffici federali. Come ignoto appare il contributo che, a tale proposito, ha fornito l’avvocato Chiara Faggi da Firenze (che oltre ad essere Risk Management è anche Coordinatrice delle Segreterie degli Organi di Giustizia Sportiva).
    Certo è che in tanti anni una cosa simile non si era mai vista. Smentitemi se siete capaci!

    Vabbè, penserete voi, in fondo si tratta di un peccato. Di una cosa non proprio conforme alla correttezza ed alla lealtà. Ma la velocità, impressa nelle decisioni dei procedimenti, alla fine non ha inciso sulla qualità dei provvedimenti.

    Manco per idea.

    Si può solo scegliere quali sono gli esempi citare.

    In questo, la Terza Sezione della Corte Sportiva di Appello, presieduta da Italo Pappa, è “fonte” ispiratrice primaria.
    Decisione numero 117/2019 del Registro Decisioni. Il Collegio è formato per l’appunto da Pappa (che presiede), Borgo che è Relatore e Del Vecchio componente. Questo in testa al provvedimento. In calce, la firma del Presidente è quella di Piero Sandulli !

    Provvedimento numero 98/2019 del Registro Decisioni della Corte Sportiva di Appello. Sempre Terza Sezione. Sempre Presidente Italo Pappa. Nella motivazione si legge testualmente “…A prescindere dalla valutazione di gravità irritualmente introdotta nel Comunicato Ufficiale, infatti, l’atto violento a gioco fermo integra necessariamente i presupposti della fattispecie sanzionata più gravemente dal Codice di Giustizia Sportiva, a nulla rilevando le circostanze di fatto evidenziate dalla difesa circa l’asserita volontà di “allontanare” il calciatore avversario a seguito di una “mischia” e non certo di colpirlo con violenza. Conseguentemente, la richiesta di riqualificazione della condotta ex art. 19, c.4, lett. a9) non può trovare accoglimento. Così come la richiesta di riduzione della misura della sanzione inflitta, deve essere rigettata, considerato il minimo edittale di tre giornate effettive di gara previsto dall’art. 38 del C.G.S. con riferimento alla condotta violenta, posta in essere nel caso concreto dal tesserato Pasquale Moccia…”.
    Beh, Voi cosa avete capito? Che la richiesta di riduzione è respinta?
    Niente di più errato, perché nel dispositivo (incredibile ma vero) si legge “…P.Q.M. La Corte Sportiva d’Appello Nazionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando, accoglie il reclamo proposto dalla società Atlante Grosseto e, per l’effetto, riduce la sanzione della squalifica a 2 giornate effettive di gara…”.

    Dire che sono un po’ confusi vi sembra esagerato?

    Ed ancora. Sempre Terza Sezione. Sempre Presidente Pappa, con il dispositivo numero 195 pubblicato il 30 Gennaio 2020, si introduce per un allenatore dilettante (che, com’è noto, non ha e non può avere uno stipendio) la rideterminazione della sanzione, convertendo la squalifica di 2 giornate effettive di gara ad 1 giornata ed all’ammenda di Euro 500. Ammenda? Di grazia, in base a quale norma del Codice ad un allenatore dilettante può essere inflitta un’ammenda? Sarà interessante, quando avranno tempo e voglia (con comodo, of course…) leggere la motivazione.

    Ora, se questa è la situazione della giustizia federale è evidente che bisognerà correre, e subito, ai ripari. Magari evitando di affidarsi a coloro che ci hanno messo le mani sino ad oggi.

    Al bel Gabri, come consiglio disinteressato, voglio ricordare gli splendidi versi di “storia di un impiegato” una delle magnifiche storie scritte e cantate da Fabrizio De Andrè: “una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge.”

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