LILLO FOTI: LA MIA REGGINA? CI SIAMO DIVERTITI

LILLO FOTI : “BISOGNA LAVORARE PER UN FUTURO SOSTENBILE. IL MIO ERA UN CALCIO FATTO DI PASSIONE. LA MIA REGGINA? CI SIAMO DIVERTITI”.

In esclusiva per i Graffi sul Pallone, Pasquale (per tutti Lillo) Foti, ex presidente della Reggina, con il quale abbiamo analizzato il difficile momento del calcio italiano e ricordato le grandi imprese ottenute con la squadra amaranto nel corso della sua lunga gestione.

Presidente, che idea si è fatto del difficile momento che sta vivendo il calcio italiano, ritiene che si debbano riprendere i campionati oppure dare priorità alla salute e di conseguenza fermare tutto ?
“Stiamo attraversando un momento storico difficile, soprattutto dal punto di vista della salute considerando le tante vittime che purtroppo ci hanno lasciato, è questo l’aspetto più negativo di questo periodo, oltre alle problematiche dovute alla chiusura di numerose attività produttive, che stanno causando problemi generali di natura finanziaria. Il calcio è un sistema che fa parte della nostra vita di tutti i giorni, con tutte le sue difficoltà e problematiche anche a livello economico. Credo che il sistema, dovrebbe guardare con grande attenzione alla possibilità di sviluppare un calcio che possa essere sostenibile per il futuro, con l’obiettivo di ottenere dei risultati sportivi importanti e dando l’opportunità ai giovani di potersi creare una prospettiva per il futuro”.

Lei, nella sua lunga gestione alla guida della Reggina, è riuscito a portare, con competenza e merito, la squadra amaranto ai vertici del calcio italiano. Qual è stato il segreto ?
“E’ una storia riempita da tantissime pagine. Tutt’oggi incontro qualche tifoso e non facciamo altro che dire un’espressione molto semplice e sintetica “ci siamo divertiti”, accompagnandola con un sorriso da entrambe le parti. Abbiamo vissuto momenti straordinari, non solo nei nove anni di Serie A, credo che anche quelli precedenti sono nella memoria e appartengono a tutti quelli che hanno vissuto con amore quello che la squadra esprimeva. Dal 1986 è stato un susseguirsi di grandissime emozioni a cui tutti noi abbiamo partecipato, attraversando qualche difficoltà , qualche sconfitta, ma tantissime vittorie esaltanti che hanno riempito il cammino della Reggina, quindi non mi soffermerei soltanto ai nove anni di serie A, ma darei risalto ad un percorso dove il merito è da attribuire a tutti. Tutti quanti hanno collaborato con grande impegno, amore e passione, chiaramente un’attenzione particolare va ai tifosi di una squadra che per molti anni ha rappresentato un punto di riferimento non solo per la città, ma per tutto il territorio calabrese”.

La Reggina è stata la prima società al Sud a poter vantare un suo centro sportivo, quanto è stato importante il Sant’Agata nei successi ottenuti dal club amaranto nel corso della sua storia ?
“Il centro sportivo Sant’Agata è stato il vero laboratorio della Reggina, qualcuno all’inizio forse storceva il muso quando parlavo di società azienda. Credo che il Sant’Agata sia stato qualcosa di straordinario, perché ha permesso a tanti giovani di poter fare un percorso e trovare uno spazio, alla società, invece, di tirare fuori idee e risvolti economici che hanno consentito lunga vita nei trenta di anni di Reggina Calcio. Il Sant’Agata è stato un movimento importante, si respirava un’aria familiare, c’era la partecipazione da parte di tutti, non solo dei ragazzini e dei professionisti, ma anche di tanta gente che nel tempo libero veniva a vivere quella che era la realtà Reggina” .

Quali differenze ha avuto modo di riscontrare tra il calcio che ha vissuto lei da protagonista con quello attuale ?
“Un calcio che sicuramente è cambiato come sono cambiati tanti sistemi, perché il mondo va avanti. Il mio era un calcio fatto di tanta passione e partecipazione da parte di tutti, era un gruppo solido che guardava più all’interesse collettivo e meno a quello personale. Oggi invece conta più l’aspetto economico, le società hanno altri tipi di interessi. I presidenti del passato, avevano uno spirito diverso e disponibilità diverse, oggi è la finanza a farla da padrona. Dal punto di vista tecnico, Reggio ha avuto la possibilità di vedere ed avere giocatori di grande livello qualitativo, basti vedere Acerbi dalla B alla Nazionale, i vari Missiroli, Barillà, tutti i giocatori che oggi con più esperienza sono ancora presenti su palcoscenici importanti”.

Dei suoi 30 anni da presidente della Reggina, qual è la cosa che l’ha resa più orgoglioso e se ritiene di aver commesso qualche errore ?
“ Di errori ne ho fatti tanti, stare qui a guardare l’errore significherebbe sminuire quanto di buono è stato fatto. Bisogna andare avanti, guardando con entusiasmo al futuro e allo stesso tempo avere la forza di gioire per quello che abbiamo passato, perché sono stati anni straordinari, indimenticabili e che ci auguriamo ci sia l’opportunità di poter rivedere”.

Lei crede che la Reggina attuale del presidente Gallo, potrà emulare quanto ha fatto di buono lei nel corso della sua gestione?
“Intanto il debutto è stato con i fiocchi, nel senso che bisogna dare atto ed essere grati come comunità reggina al tipo d’investimento che il presidente Gallo ha fatto per questa società. Nel giro di un anno, è riuscito a togliere la Reggina dalle difficoltà e riportarla a livelli sportivi importanti. La cosa principale è che ha riportato, in una città in difficoltà, entusiasmo e senso di appartenenza. Il tifoso reggino sente ancora la Reggina come un qualcosa che gli appartiene, l’espressione di una terra e di un popolo”.