L’esempio di Bari per Reggio Calabria: studiare i migliori per non diventare peggiori

Anche per le Città Metropolitane, esistono le categorie. Ben 11 proposte, quasi tutte di qualità, sono giunte sul tavolo del sindaco di Bari, per far ripartire i Galletti dalla Serie D. L’ha spuntata Aurelio De Laurentiis: il presidente del Napoli, a differenza di un altro concorrente di prim’ordine come Claudio Lotito, ha promesso che si batterà per eliminare il divieto di multiproprietà. Se riuscirà nei propri intenti, potrà guidare i pugliesi fino in Serie A.

Bari è nella top ten del calcio italiano, come piazza. Ha ospitato, tra le poche nel Mezzogiorno, i Mondiali del 1990. Il bacino d’utenza è elevatissimo. Non c’è da stupirsi, circa qualità e quantità delle proposte pervenute al sindaco Decaro. Ogni paragone con Reggio Calabria, sarebbe azzardato.

Il paragone non regge. Ma nemmeno la discrepanza.

Perché in undici oggi a Bari, mentre a Reggio si è presentato solo Praticò per ripartire (non male, malissimo) nel 2015? Perché lì si parla di rifacimento del “San Nicola”, mentre qui il “Granillo” è all’abbandono e qualcuno vorrebbe pure l’applauso appena si ricorda di accendere una falciatrice? Perché lì c’è massima apertura verso investitori non autoctoni, mentre qui ogni accostamento viene presto bollato come illusione? Per quanto tempo ancora il blasone accumulato in un’era circoscritta, e null’altro, ci consentirà di non sprofondare nella depressione al pensiero di dover reggere il passo, faticosamente, con Francavilla, Monopoli o Siracusa?

Qui nessuno vuole denigrare l’operato di chi c’è. Anzi. Il direttore sportivo, con le sue spalle larghe, si sta caricando addosso anche problemi che non appartengono alla sua sfera, nel prode tentativo di proteggere la propria società. L’allenatore si è fatto rispettare in silenzio, fornendo diverse indicazioni utili per assemblare ex novo una squadra. Per Taibi e Cevoli, ovviamente, dovrà poi parlare il campo. Ma andiamo oltre. L’addetto stampa è stato eccezionale per costanza di servizi ed aggiornamenti dalle varie sedi di ritiro. Il responsabile del settore giovanile si sta facendo in quattro, e davanti al problema strutture ha fatto come con Shevchenko dal dischetto. Sospendiamo volutamente la prima impressione sul club manager: la chiesa da riportare al centro del villaggio, non per colpa sua, è sconsacrata. Diventa anche colpa sua, solo se finge di non accorgersene.

Ma il pesce continua a puzzare dalla testa. In tre anni non solo non si sono registrati progressi, ma ora siamo nella fase dei sensibili regressi. Parlare del caos strutture sarebbe come sparare sulla croce rossa. L’arroganza con la quale si pretende che tutto sia dovuto, è utile solo ad amplificare il distacco di una buona fetta di innamorati della Reggina. In Serie D esistono club dal monte ingaggi più elevato. Diversi singoli dirigenti o componenti dello staff tecnico sono sicuramente professionali, e questo è un merito per chi li ha messi sotto contratto. Ma professionalità e professionismo sono due cose distinte e separate. Qua di professionistico c’è solo il titolo sportivo. Per il resto, dalla irrefrenabile voglia di consegnare la targa ricordo come se fossero irripetibili amichevoli tra il Bocale (con tutto il rispetto) ed il Milan, all’effetto cortisolo scaturito verso la tifoseria ad ogni uscita pubblica, passando ovviamente per le risorse sempre più esigue, di professionistico non scorgiamo alcunché.

Decaro, a Bari, ha potuto scegliere tra undici offerte una più importante dell’altra. Falcomatà, a Reggio, viene messo in mezzo solo se c’è da ottenere il campo d’allenamento o di gioco a condizioni favorevolissime. A Bari c’è un vincitore, De Laurentiis, e dieci sconfitti. Se Cairo, Lotito e Preziosi si sono presentati, significa che hanno voglia e mezzi per rivolgersi anche a piazze diverse dalla loro principale. Una telefonata, un sondaggio o un’ambasciata ad uno di questi tre sarebbe utilissima. Male che vada, anche in caso di risposta tranciante, figure peggiori rispetto a quelle dell’ultimo biennio non se ne possono rimediare.

Ah già, dimenticavamo… qua, anche se bussano gli svizzeri, non viene detto nemmeno il prezzo.

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