LEGA PRO, UNA SCARPA VECCHIA CHE NON TORNA A LUCCICARE

Riecheggiano ad ogni angolo del sistema calcio italiano le autocelebrazioni del “girovago” e del bel “Gabri”.
“Siamo bravi, siamo bravi, siamo veramente bravi”.
Sa tanto di quella barzelletta del pugile che in mezzo al ring veniva riempito di “cazzotti” dal suo avversario. Quando rientrava (rintronato) al suo angolo veniva “tranquillizzato” dal suo secondo che gli diceva di continuare così, che era bravo, che tutto andava bene e che l’avversario non riusciva neppure a sfiorarlo. Sino a quando, in un attimo di ritrovata lucidità, lo stesso pugile chiese di controllare l’arbitro. Perché lui di botte ne stava prendendo tante e se non era l’avversario, a picchiarlo, poteva essere soltanto il giudice di gara!

Abbiamo cambiato il calcio. Questo è stato il ritornello, primavera estate, “cantato” da Gravina e Ghirelli.
A me, a noi dei “graffi” la cosa non torna.

Per carità, grandi manifestazioni di facciata (ricordo ancora quell’inutile convegno sulle squadre B tenutosi a Torino) Oppure la celebrazione dei 60 anni della Lega Pro alla quale hanno partecipato soltanto due o tre presidenti. Ma, alla resa dei conti (i conti appunto 1), soltanto fuffa.
Perché i problemi sul tavolo, specialmente per quanto attiene la Lega Pro, sono sempre gli stessi.

“ ‘L sold” come dicono in Puglia.

Presidenti scontenti (rimprovero molti dei quali perchè appecorati, direi assurdamente intimoriti) e in enormi difficoltà, ad ogni fine mese, nel saldare spettanze ai tesserati ed ai fornitori (i conti appunto 2). Sono certo, al proposito, che i primi affanni (se così vogliamo chiamare la carenza economica) emergeranno già dopo ferragosto.

Ghirelli “sfugge” al suo mandato prioritario. Quello per il quale era stato eletto. Reperire risorse per i suoi associati. Ghirelli, a quanto risulta, non avrebbe neppure avviato la procedura per il recupero del denaro sottratto alla Lega Pro da Macalli (in verità non lo aveva fatto neppure Gravina quando era presidente della terza serie). Dalle dirette di Eleven i presidenti hanno ricavato soltanto “briciole”. Quisquiglie sufficienti a malapena per offrire un caffè agli ospiti domenicali. Ma il contratto con Eleven è stato rinnovato.
La Lega Pro non ha sponsor degni, finanziariamente, di tale nome. Aziende che facciano realmente da sostegno al calcio dei campanili e dei pulmini per i ragazzini (come “ama” definirlo il girovago).
Ghirelli finge.
Sì, finge di non essersi reso conto che i “rintocchi” di quei campanili sono sempre più lontani e che quei pulmini sono rimasti senza carburante. Sa benissimo, Ghirelli, che la Lega Pro, in un percorso senza ritorno, è arrivata al capolinea.
Ghirelli non si applica alla soluzione di quel problema fondamentale.
Altro che il pallone ufficiale “vintage”. Che ci incastra il riconoscimento consegnato a Carraro (con la Lega Pro non ha mai avuto nulla a che vedere) alla presentazione dei calendari (l’ex presidente, causa impegni personali, non era presente alla festa dei 60 anni)?

Federcalcio e Lega Pro eccellono in eventi di facciata, peccano (entrambe) sulle cose sostanziali. Sugli interventi e sui tempi della loro esecuzione. Vedi Palermo e Foggia. Come Lucchese, Pro Piacenza. La possibile doppia proprietà riguardante la Juve Stabia. Su quello che potrebbe accadere, a breve, al Genoa come al Trapani.

Ma questi sono soltanto alcuni esempi di un sistema che si sta sgretolando. Che coinvolge anche altre federazioni sportive italiane. Sport & Salute sta procedendo come un treno ad alta velocità. Opera tagli drastici, anche inaspettati se vogliamo. Infischiandosene delle rimostranze di Gravina come di altri suoi sodali. Appare chiaro che gli appannaggi finanziari che il Governo ha riservato all’universo dello sport italiano sono decrescenti. Una pesante limitazione agli sperperi del passato. Un invito esplicito a gestioni più morigerate. In tutti i settori. A una cospicua produzione dei ricavi con attività proprie di settore.

Basta adagiarsi sperando nell’aiuto dello Stato. Questo è il messaggio trasversale.

Nell’estate del presente, che solo Gravina e Ghirelli sostenevano essere di una tranquillità assoluta, si stanno ripetendo le “beghe” di sempre.
Con “Gabri” presidente di Lega Pro fece epoca (un paio di stagioni addietro) la riammissione negata alla Vibonese per favorire quel Messina, targato Franco Proto, che aveva giocato una stagione intera senza fidejussione e senza pagare i suoi tesserati. Che venne radiato per le innumerevoli inadempienze all’atto della domanda d’iscrizione al campionato successivo. La vertenza intentata dalla Vibonese è ancora in piedi. Deciderà il Tar, se necessario il Consiglio di Stato. Le promesse di conciliazione fatte da Gravina, anche in mia presenza, si sono smarrite nel tragitto che va dalla via di Diaccetto (a Firenze) al palazzo di via Allegri (a Roma).

Oggi nel gioco delle riammissioni e dei ripescaggi in Lega Pro ne stanno accadendo di tutti i colori. Si era detto, per logica, che a fronte delle radiazioni (tre) e delle rinunce (tre) si sarebbero effettuate tre riammissioni e tre ripescaggi.
Ma quando mai! Ma fatemi il piacere.

Per favorire la Paganese (sembrerebbe che a Raffaele Trapani, in tempi al di sopra di ogni sospetto, fossero già state fatte delle promesse) si è giunti alla decisione di effettuare 4 riammissioni e due soli ripescaggi.
Con un solo colpo di spugna si è voluto cancellare il risultato dei play off di serie D. Con il sistema adottato nelle decisioni assunte, viene da chiedersi che valore ha, oggi, la disputa di quegli spareggi.
Con un cavillo è stata estromesso il Cerignola che, nella apposita graduatoria stilata dalla Lega Nazionale Dilettanti, godeva del miglior punteggio e della migliore posizione. Rispetto anche a Modena e Reggiana.

A proposito, fosse ripescato il Cerignola e rimanesse il format a 60 squadre, che ne sarebbe della Reggiana?

Lascia pertanto alquanto perplessi la fretta con la quale si è voluta ufficializzare la riammissione della Paganese, come i ripescaggi dei due club emiliani. La riammissione del Bisceglie non è altro che un atto dovuto. Un atto di rispetto nei confronti di Nicola Canonico. I neroazzurri avevano perso ai play out contro la Lucchese. In uno spareggio che non si sarebbe mai dovuto disputare. Gravina e Ghirelli, calpestando ogni norma in materia, avevano permesso ai rossoneri toscani di giungere, giocando, a fine campionato.

L’accanimento contro il Cerignola è palese. Quella lettera di Ghirelli scritta a Gravina il 24 luglio scorso fa ancora gridare allo scandalo. Profuma tanto di inciucio, si dimostri, per cortesia, che non è così (ne va della credibilità della categoria e di chi la governa). Sa tanto di una “cosa” che era già scritta e tirata fuori dal cassetto. Inopportunamente!
L’accesso agli atti effettuato dal Cerignola ha dimostrato come la Lega Pro abbia soprasseduto, nelle ultime due stagioni, alle manchevolezze di alcuni club. Su tutti l’inadempienza del Siracusa che ha giocato due campionati senza aver esibito la certificazione di idoneità Fifa Quality Pro, relativa al manto sintetico dello stadio cittadino, in quanto non ne era in possesso.

Oggi lo stato dei luoghi dimostra che il Monterisi (lo stadio di Cerignola) è a norma. Al pari degli stadi di tutti gli altri club che sono stati regolarmente ammessi al campionato di terza serie. Non sono in difetto gli uni come non è in difetto l’altro.
Il Cerignola merita, pertanto, di essere ripescato in Lega Pro.
Rimane da augurarsi che, lunedì prossimo, la decisione della Collegio di Garanzia del Coni sia tale da mettere tutti d’accordo. Evitando il protrarsi di strascichi giudiziari disdicevoli al sistema calcio. Come alle persone coinvolte in questa squallida vicenda. In fin dei conti giocare con una squadra in sovrannumero non nuocerà a nessuno. Qualunque sarà la decisione Federcalcio e Lega, nonché i rispettivi presidenti, ne usciranno con un segno al negativo.
A proposito poi, della tanto decantata sostenibilità, la Lega Pro potrà fregiarsi della presenza, in più, di una proprietà veramente solvibile.

Sempre in riferimento all’affaire Cerignola permangono tutt’ora alcune perplessità sui criteri infrastrutturali, della Lega Pro, in vigore da questa stagione.
Sulle valutazioni che sono state fatte. Sulle maglie ancora allargate dei controlli e sulle conseguenti concessioni c’è da rimanere di stucco. In qualche stadio, per esempio, non è che non ci sono le sedute conformi a quanto previsto dall’articolo 17, è che le sedute non ci sono proprio (altro che la facoltà, alle neo promosse, di adeguare le caratteristiche dei sediolini entro il 1 febbraio 2020).
Solleva l’ilarità generale l’articolo 20 riferito a “servizi igienici” che, da regolamento, debbono essere distribuiti in tutti i settori dello stadio (logico) con la disponibilità (e qui viene il bello) di lavandini, carta igienica e sapone.  Mi chiedo: quando lo potremo mai vedere?
Sulla disponibilità di un idoneo generatore di emergenza si addensano nubi stratosferiche. Perché solo a prenderlo in gestione costa all’incirca 800 euro al giorno. Tenerlo per tutta la stagione, allo stadio, vuol dire spendere una cifra iperbolica che, in un mondo di “poveri”, nessuno può permettersi.
Poche considerazioni, quelle sopra esposte, per evidenziare criteri che sembrano scritti più da una neofita illusionista che da un vero addetto ai lavori. Dimentico, costui, che la quasi totalità delle infrastrutture sono di proprietà delle amministrazioni territoriali. Enti pubblici che non dispongono delle risorse economiche necessarie. Che solo un numero di presidenti, che si contano sulle dita di una mano in serie C, sono in grado di anticipare per conto dello Stato.
Poche considerazioni per evidenziare che la “legge” deve essere uguale ed accessibile per tutti. In ogni momento della giornata ed a ogni latitudine. Senza predisporsi a chi figlio ed a chi figliastro!
Ma, soprattutto, per evidenziare che l’attuale serie C, per come è gestita, è paragonabile a un paio di scarpe vecchie e malandate alle quali non basta dare qualche colpo di spazzola e di “vernicetta” per farle tornare a luccicare.

A proposito, caro Francesco, ma di quello sciopero che avevi programmato se non arrivavano i soldi dello Stato, se n’è saputo più nulla? O te ne sei dimenticato?

Nella foto: un esultante Francesco Ghirelli

Comments (1)

  1. Questa’ è davvero la verità
    Bravo Galigani

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