LEGA PRO, UNA PALLOTTOLA SPUNTATA 3… Vale anche per i Direttori Sportivi

Ma che sorpresa cari amici. Vedere che qualcosa si muove nella scalcagnata Lega Pro, diretta dal vecchietto di Gubbio e dal suo invidiabile staff.

Ma che dici Vittorio, io vedo sempre i soliti discorsi (chiacchiere). Su Nelson Mandela, la lega dei valori. Bla, bla, bla. La solita fuffa, insomma.

Eppure ieri, finalmente, nel giorno di San Valentino noi tutti, dei Graffi, ci siamo sentiti un po’ meno soli.

Mi riferisco al devastante pezzo di Luca Bargellini su Tutto C (ex Tuttolegapro) testata nella quale ho avuto l’onore di militare per tanto tempo. Bargellini, a fronte del miele e delle frasi dolci di San Valentino, finalmente dice pane al pane e vino al vino.

Vi invito a leggere anche la “concorrenza”. Per questa volta.

Fosse la volta buona che si cominciano a risvegliare le menti e si vede la situazione per quella che è realmente. Altro che incontri col Papa o super stipendi elargiti al Toninelli Paoletti o alla new entry (femminile) delle relazioni istituzionali (peccato che non la conosca nessuno).

Scrive Luca Bargellini :
“Così ho deciso nel giorno dedicato all’amore di prendermi la briga e di certo il gusto di proporre 5 regole (non 100) per dare un futuro alla Lega Pro. Regole concrete e non fantasie che lasciano il tempo che trovano”.

Musica per le mie orecchie. Bravo !
Quindi si prospettano soluzioni. Cosa che dovrebbe fare una governance degna di questo nome.
1.Finanze valide e non creative;
2.Seconde squadre, no grazie;
3.TV… sempre!;
4.Professionisti nel semiprofessionismo;
5.Gironi.Sorteggiamoli.

Insomma, proposte alla faccia della fuffa imperante.

Perché guardate, cari amici, che il livello di impreparazione sta raggiungendo livelli insopportabili.
Questo vecchietto, ispirato dall’ameba Gravina, si concentra su Nelson Mandela e i valori (attenzione, non i suoi) mentre ci sono situazioni drammatiche come quella dell’Avellino.
Piazza prestigiosa in mano a soggetti non all’altezza. Come abbiamo dovuto vedere in questi giorni. Con il pagamento degli stipendi che incombe. La controllante venditrice Sidigas con istanze di fallimento e sequestri penali. E chi più ne ha più ne metta.
Bene, in questo caos societario si aspettava l’intervento autorevole, decisivo, del presidente (minuscolo) di Lega. E invece? Fuffa.

Va bene così. Che bello.

Leggo poi “Il calcio della C è in un gesto, quello di un bambino con la casacca da raccattapalle che tende la mano ad un calciatore nero del Bisceglie seduto a terra dopo una sconfitta. E’ un’immagine che, nella sua semplicità, accoglie e diffonde il messaggio del nostro calcio, che mette in campo valori, fair-play e ribadisce il no al razzismo”.

Sono le parole del presidente di Lega Pro, il vecchietto da Gubbio, in riferimento ad una giornata dedicata ai valori del calcio. Come quella che ha visto protagonista la C contro il razzismo nel ricordo di Nelson Mandela. Il piccolo raccattapalle, Domenico, è stato ospite con la famiglia nella sede della Lega Pro a Firenze anche per una visita al Museo “Artemio Franchi”. Domande e occhi posati sulle lettere di Franchi, marito e papà, e sugli oggetti che lo raccontano come il più grande dirigente del calcio.

La frase di Mandela “Lo sport ha il potere di unire le persone come poco altro può” è diventata la frase-simbolo della lotta al razzismo della C. Verrà diffusa prima dell’inizio delle partite del prossimo turno di campionato di categoria, tra domani e lunedì.

Va bene, che bello, sono addirittura felice. Ma l’Avellino sta per sparire, con contatti pericolosi. La Lega ha il compito, per statuto, di organizzare il campionato non di fare proclami.

A Francè, e svegliati!

Poi c’è lo sciopero del tifo. La capienza ridotta del Partenio (ma come, non gli avevate dato la licenza ad inizio campionato?)
Insomma i quattro gatti della Cavese si vedranno la partita senza i tifosi di casa. In una delle piazze più prestigiose d’Italia.

E questo, caro il mio vecchietto, sarebbe un campionato regolare?
E lui come intende intervenire?
Con il nulla. Spetta alla Federcalcio verificare e prendere provvedimenti. Io non devo fare nulla.
“Si che sono preoccupato” dice (sempre il vecchietto) “aspetto che vengano fornite alla Federcalcio le garanzie richieste”
Ah bè! Un contributo veramente decisivo, non c’è che dire.
Non appena è chiamato a risolvere un problema questo strano personaggio si defila. Ha avuto, evidentemente, una buona scuola.

Ed allora lasciamolo giocare con i pulmini, l’etica, i valori. Mica vorrete davvero che risolva i problemi….

Che so: convocare tutti innanzi alle Autorità sportive e territoriali (Prefetto, Sindaco).
Promuovere azione di responsabilità agli amministratori, sostituendosi alla gestione con una persona suggerita al Tribunale. Escutere la fideiussione e andare avanti con quelle somme?

Vittorio, ma cosa dici! Cosa ti balza in mente. Quelle sono tutte cosucce da veri dirigenti.

Del resto oltre a lui, palesemente incapace, abbiamo una Vice presidente reduce dai trionfi sanremesi (e pensare che la Capotondi mi è pure simpatica). Un altro che è un leguleio senza esperienza sul campo e un povero segretario (quanto gli danno di stipendio? Tranquilli arriverò anche a questo), ribattezzato il Toninelli del calcio. Come potete vedere anche voi stiamo a posto.

Basta Vittorio, tiriamo a campare, oggi è il turno di Mandela e poi si va da Papa Francesco, con i bambini che giocano sul selciato di San Pietro….

L’Avellino, il campionato, i soldi, i diritti televisivi, la defiscalizzazione, la sede, lo sciopero, ma che se ne frega….

Eppure la soluzione (mi rivolgo ai Presidenti silenti di Serie C) ce l’avete sotto mano e non potete aspettare  Vittorio, sui Graffi, o Bargellini.

E’ lo statuto di Lega Pro che parla: l’articolo 15 numero 2 lettera D consente (con la maggioranza qualificata per carità) di revocare il Presidente e di mandarlo a casa.

E allora Presidenti, cosa state aspettando!  Se non volete andare avanti con Nelson Mandela e Papa Francesco. Se volete tutelare i vostri investimenti, avere la defiscalizzazione, aumentare le risorse. Fate qualcosa di concreto.

Insomma. Convocate una bella assemblea e mandatelo a casa. Il vecchietto e tutto il suo staff.

Altrimenti la pallottola rimarrà sempre spuntata e non potete lamentarvi….

Direttori sportivi, (ri)torno sul discorso di alcune settimane addietro riguardante quella categoria. Seguo a distanza, ma con interesse, l’evolversi della situazione. Mi sono anche fatto una mia opinione. Niente affatto positiva.

Mi rivolgo alla base, direttori non esiste spirito corporativo. Vi stanno prendendo in giro. Non lo avete ancora compreso!

Sia all’Adise che all’Adicosp. Le due associazioni riconosciute, detto con il beneficio d’inventario, dalla Federcalcio.

Vi concede udienza il bel Gabri. Poi vi rimbalza da un suo fedelissimo, l’avvocato Giancarlo Viglione. Ma come l’avvocato amministrativista che doveva snellire il codice di giustizia sportiva e da 50 articoli è andato bel oltre, sino a 142? (Bum!)

Parole tante, concretezza? Una bella sconosciuta. Adesso valutiamo, poi facciamo.

Gabri, al quinto piano di via Allegri, vi concede la foto di gruppo? Vi fa sentire certamente importanti. Nella realtà è la patina del nulla. E intanto vi rimanda a un prossimo appuntamento. Un ipotetico accordo con l’Associazione calciatori? Ma quando mai! Quelli a maggio debbono eleggere il loro nuovo presidente. Hanno tutt’altro a cui pensare. A proposito, pare che la candidatura a presidente dell’AIC di Marco Tardelli incontri il favore della base. Risulta che l’endorsement di Platini e quello di Paolo Rossi siano stati particolarmente apprezzati.

Nella realtà, tornando ai direttori sportivi, l’Adise accusa difficoltà di gestione (un bel guaio) nonostante i dichiarati mille e più associati. Proseguendo nell’attuale stato dell’arte e nonostante la grande applicazione di Claudio Molinari rischia di inciampare e rimanere stesa. Avviluppata tra i meandri della burocrazia. L’Adicosp si configura ancora con un peso specifico irrisorio. Si da un gran da fare chi ne ha la rappresentanza, ma a livello istituzionale non gode di grandissima considerazione. Potrà forse dispiacere, ma risponde al vero.

L’Adise ha piazzato qualche suo rappresentante in alcune commissioni. Mi perdonino gli interessanti, ma non mi sembra che vengano molto tutelati gli interessi della categoria. Si pensa più alla seduta del proprio fondo schiena che non agli interessi della base.

Faccio io, allora, una domanda: negli anni quali sono i passi in avanti che ha fatto la categoria? Pochini. Neppure la indispensabile tutela del posto di lavoro. Infatti nell’organigramma aziendale la norma stabilisce che il direttore sportivo può essere surrogato da terzi. Con modalità diverse. Una vera presa in giro.

L’Adicosp non ha ancora molta voce in capitolo. Vive di voli pindarici, il suo presidente (a parer mio, aggiungo, deve ancora scoprire cosa vuol fare da grande). Non esiste una solida struttura portante.  Non incide.Sino ad oggi si è puntato più su eventi di facciata (passerelle sponsorizzate) che su azioni mirate al miglioramento della categoria.

Gravina, per non smentirsi, ha suggerito alle due associazioni di trovare un accordo collaborativo, perché altrimenti la vede difficile. Se ne sta, in pratica, lavando le mani. Perché nell’attuale è come dire a Renzi di andare d’accordo con Conte. E il tempo trascorre inutilmente.

Nel frattempo la conquista di quella poltrona in seno al Consiglio Federale, che rappresenterebbe veramente una vittoria determinante, appare come chimera sempre più irraggiungibile. Abbarbicate come sono, tutte le altre componenti, ai loro pesi elettorali (in primis la Lega Pro). Un altro esempio? Provate a togliere agli arbitri quel loro due per cento!

Ed allora cari direttori,  di cosa state parlando !? Anche per voi rimane una pallottola spuntata.