LEGA PRO, PROMOZIONI E RETROCESSIONI, LA SOLITA DECISIONE PASTICCIATA

Il sistema ha scongiurato il pericolo. La stagione sportiva sarà portata a termine. Le decisione di fermare in quarantena soltanto il soggetto che risultasse essere stato colpito dal virus mette in ghiaccio ogni eventualità negativa. A prescindere dall’abuso di potere perpetrato (avremo modo di riparlarne).

Anche in Lega Pro.

L’unica serie professionistica che riparte mutilata. Uno sfregio all’etica ed alla regolarità. Si giocheranno soltanto playoff e playout. Gli spareggi promozione lasciano addirittura al libero arbitrio dei club se partecipare o meno (senza alcuna penalizzazione). Una decisione di una carenza assoluta.  Il fatto che cinque società vi abbiano rinunciato denuncia le sconfitta del sistema. Una decisione pasticciata che ha tolto la parola definitiva all’unico giudice da sempre responsabile. Il campo.

Promozioni e retrocessioni decise politicamente a tavolino. Non si potevano (dovevano?) scontentare Berlusconi e Galliani. Comprensibile il rispetto per il percorso di Monza e Reggina. Meritavano. Inqualificabile la scelta, nel girone B, di promuovere il Vicenza. In quel caso, con una situazione di classifica ben diversa, sono state calpestati i diritti di Carpi e Reggiana.

Una decisione pasticciata. Ho scritto sopra. Perché si doveva completare la stagione regolare. Senza play promozione e retrocessione. Non sapremo mai, pertanto, se il Vicenza sarebbe stato in grado di mantenere il suo vantaggio sulle inseguitrici. Ricordo che avrebbe dovuto recarsi a Carpi e che lo stesso Carpi doveva anche recuperare una partita. Stefano Bonacini con una proiezione arguta, sugli sviluppi della vicenda, ha deciso di soprassedere a qualsiasi azione legale. Ingiustizia totale nei confronti del Rimini, che pur in parità con il Fano viene retrocesso. Dicasi altrettanto per Picerno e Sicula Leonzio. Costrette a giocarsi la salvezza nonostante il largo vantaggio, voluto dai regolamenti, rispettivamente su Rende e Bisceglie.

Il vecchietto di Gubbio ci ha fatto sorridere spesso nel corso di questa stagione. I campanili, i pulmini. I direttivi convocati con frequenza quasi giornaliera. Il modo di contradirsi perpetuo. Gioco no. Gioco sì. Lo sciopero. Il blocco delle retrocessioni. Ha giocato sovente con il sentimento e con il portafogli dei suoi presidenti. Coloro che lo avevano eletto. Ha preso in giro quelle 12 società che gli avevano chiesto, legittimamente, di convocare l’assemblea. Ha preso in giro il popolo degli appassionati di calcio.
Nel timore di rischiare la poltrona ha usato metodi dilatori. Lui che si riempie la bocca con l’etica (che però non rispetta). Ha convocato quella assemblea per il prossimo 22 giugno. Il giorno successivo alla scadenza dei termini per eventuali ricorsi al Tar del Lazio.

La governance di Ghirelli? Dilettanti allo sbaraglio. Un esempio calzante? Nei playoff alcune squadre passeranno il turno senza scendere in campo. Veramente cose da oggi le comiche.
Ho scritto più volte che il “vecchietto” ha portato la terza serie alla distruzione. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Uno su tanti la cassa integrazione. Si torna a giocare, ma si chiede di prorogarla per altre 9 settimane. Una assurdità. Perché chi decide di non tornare in campo lo fa per volontà propria, non è causato dall’emergenza virus. Chi decide di non giocare lo fa soltanto per risparmiare.
La serie c non è più un campionato professionistico. La spinta definitiva, verso il basso, è stata inferta proprio dal suo presidente. Il vecchietto di Gubbio.

E’ sensazione comune che molte delle decisioni assunte dalla Lega Pro ruotino attorno a quel 17 per cento che identifica la terza serie a livello di peso elettorale. Gravina, che si vuole ricandidare in Figc (ormai è palese), conta su quel valore per (ri)affermare determinate alleanze che, ove fossero confermate, potrebbero permettergli di rimanere ancorato al suo scranno per una ulteriore legislatura.
E’ sensazione comune  che anche il rinvio della riforma, alla prossima stagione sportiva, ruoti proprio attorno a quel desiderio di Gabri Gravina. Prevale nel soggetto la volontà delle passerelle e la partecipazione, da protagonista, nelle pubbliche apparizioni. La più ghiotta delle occasione è proprio l’Europeo di calcio rinviato al prossimo anno, la cerimonia di inaugurazione e tutti gli eventi legati a quella manifestazione internazionale.
Peccato che anche in questa occasione si sia anteposto l’interesse personale, di alcuni, alle necessità di ristrutturazione che il momento storico imponeva al sistema.

Le cinque società che, per risparmiare, hanno ritenuto inutile partecipare ai playoff vanno a fare coppia con quelle (Catania, Siena e Casertana) che, pur con motivazioni diverse, non avevano ottemperato alle scadenze di metà febbraio scorso (si riferivano alle mensilità non corrisposte degli emolumenti relativi a novembre e dicembre 2019).

Molto più di un campanello d’allarme sulle prossime iscrizioni pertanto.
Una prima avvisaglia sulle enormi difficoltà che molti club di terza serie incontreranno nel presentare la domanda per il rilascio della prossima licenza nazionale. Voglio proprio vedere come supereranno quelle “forche caudine” i presidenti che nel tentativo di superare le criticità derivanti dalla pandemia usufruiscono ancora, per le loro aziende di famiglia, degli ammortizzatori sociali. A nulla vale, alla resa dei conti, aver abbassato a 0,10 il pa. Un palliativo che non risolve le difficoltà del momento.

A meno che, anche in quel caso, non si voglia assumere una ulteriore decisione pasticciata. Ammorbidendo i controlli e trascurando le norme. Concedendo altresì deroghe sulle infrastrutture.
La serie c (sempre più minuscolo), a 60 squadre, sta a dimostrare il fallimento più totale del sistema calcio italiano. Mi chiedo come si faccia a rimanere insensibili dinanzi alla perdita globale e costante di gestione di oltre cento milioni di euro all’anno. Come, conoscendo le difficoltà economiche generali, il vecchietto possa pensare di disporre, a garanzia dei club, denaro che una legge di Stato gira, alla terza serie, con una finalità di utilizzo totalmente diversa.

Il fatto che si torni a parlare di calcio, quello giocato, ha riacceso parte degli entusiasmi. Ma i problemi, per la Lega Pro, rimangono sul tavolo. Tutti irrisolti. Passi per l’obbligo temporaneo delle porte chiuse, che le entrate da botteghino sono sempre più esigue. Stanno scappando tutti gli sponsor. Non parliamo della pubblicità cartellonistica. I ricavi di quei club sono ridotti al lumicino.
L’utilizzo dei giovani non è legato alla meritocrazia, ma al ricavo che producono. Una vera indecenza. Non si fa più formazione. La Lega Pro scambiata per una fabbrica di raccomandati. E stiamo ancora a parlare di format e di professionismo. Di status e di categoria. Sa soltanto di burla!

Gabri Gravina ha promesso, lo ha già annunciato, la riforma andrà in vigore dal 2021. Perseverare con la terza serie ancora professionistica significherebbe insultare il buon senso umano. Il calcio italiano non può supportare più di 60 squadre professionistiche. Un solo girone di serie C sarebbe pura utopia. Soltanto un bella guerra attorno a quell’ormai famoso 17 per cento.

Nel frattempo godiamoci Ghirelli. Con una domanda. Per quanto tempo ancora dovremo sopportare i suoi ripetuti, insopportabili pistolotti?