Lega Pro, parole, soltanto parole …

“Le rose e i violini questa sera raccontale a un’altra”. Mi perdonerete se riprendo le parole di quel motivo armonioso che una ineguagliabile Mina cantava, per noi, soltanto alcuni anni addietro. In quella frase, significativa, è racchiuso tutto il momento che sta attraversando la Lega Pro. La terza categoria professionistica del calcio italiano “galleggia” sulle parole, dispensate con troppa facilità da chi la rappresenta a livello istituzionale.
Una Lega che recentemente viene costantemente sminuita. Del suo potere e della sua immagine (quel 20 a zero di Cuneo è imperdonabile). Dimenticata nella sua azione di controllo. Messa in un angolo nelle decisioni. Questa è, purtroppo, la realtà più lapalissiana.

Gli esempi sono molteplici. Vale la pena di accennarne qualcuno. Esiste sempre una possibilità, a tutte le latitudini, per i “turisti del calcio”. Come definisco io quelli che, con un mordi e fuggi impressionante, saltano da una piazza all’altra aggirando le norme. Calpestando quanto recita il codice etico. Un esempio? Il Messina (prima e durante l’avvento di Proto), in quell’annata in cui i peloritani, prima di essere stati radiati, disputarono un campionato senza aver mai depositato le garanzie fidejussorie imposte dai regolamenti. C’erano, allora a Messina, gli stessi soggetti che si sono presentati recentemente a Lucca. Oggi, come allora, protagonisti di una gestione fallimentare. In Toscana sono stati costretti a nascondersi. La Lucchese, nuovamente deferita nei giorni scorsi, è con più di un piede nella fossa. Non ci sono neppure i soldi per affrontare le trasferte. Asseriscono i calciatori che debbono lavarsi in casa gli indumenti necessari per allenarsi. E’ diventata una sfida contro tutto e tutti, nel tentativo di non andare mai al tappeto. Un baluardo, composto da un manipolo di persone che, in assenza di una proprietà solvibile, cerca disperatamente di sopravvivere a dispetto delle tante penalizzazioni e dei continui deferimenti.

Anche chi gestisce il Cuneo si è infilato in quel vicolo cieco, chiamato “radiazione”, che ha già visto protagoniste Pro Piacenza e Matera. Voci ben informate riferiscono che il Lamanna, che gestisce a Cuneo, stia facendo scomparire anche la Massese che attualmente gioca in serie D. C’è da auspicarsi che Maurizio De Simone, recente direttore generale a Matera, con trascorsi di collaborazione anche nell’Avellino di Taccone, abbia maggiore fortuna nell’esperienza che ha iniziato, da pochissimi giorni, a Trapani. Che i suoi partner siano in grado di sostenere gli impegni ereditati dalla gestione Morace. Perché sbagliare è umano, perseverare, oltre che imperdonabile, sarebbe veramente diabolico.
Francesco Ghirelli vive tutto questo da spettatore. Con un atteggiamento distaccato. Lui è più impegnato in altri settori, cura immagine (la sua) ed il marketing. I suoi pareri, però, non incidono mai sull’esito politico e sportivo dell’attuale stagione di Lega Pro. “L’affaire” Trapani, per esempio. I contraenti non hanno dato nessun peso a quel suo comunicato che invitava all’osservanza delle procedure regolamentari. Se ne sono infischiati.
Di certo si sa però che in categoria lo scontento dei presidenti che lui rappresenta monta di giorno in giorno. In molti iniziano ad interrogarsi se la fiducia accordatagli, in sede elettorale, sia stata mal riposta.
E’ un bel dire che le responsabilità sul rilascio delle licenze nazionali, della scorsa estate, sono tutte in capo al commissario Fabbricini. Per carità nulla da obiettare. Però in Lega Pro gestiva Gabriele Gravina autorevolmente assistito da Ghirelli. Nessuno meglio di loro (e della Covisoc) conosceva la reale situazione di Lucchese, Matera, Cuneo, Pro Piacenza ed anche quella della Reggina. Come di altri club la cui situazione, precaria, cova sotto la cenere. Esistevano tempi, metodi e validi argomenti per evitare che l’inadeguato commissario mettesse in atto, in una sola volta, tante “castronerie”. Sussistevano mille ragioni per evitare che il campionato di serie C si rivelasse al pari di una macroscopica burla.
Poco sopra ho accennato al Messina di Proto e di chi lo aveva preceduto. Allora lo si preferì, scandalosamente, alla Vibonese. Al Tar è tutt’ora pendente la causa giustamente intentata dalla società calabrese. Tra pochi giorni il Collegio di Garanzia del Coni dovrà pronunciarsi su un caso analogo, che riguarda la Racing Roma ed il Matera. I Lucani, questa estate, furono preferiti ai laziali che furono privati del giusto diritto di giocare tra i professionisti. Due situazioni “rognose” che sono tutt’ora in sospeso e che coinvolgono la Federcalcio e la Lega Pro. Due club virtuosi guidati da due affermati imprenditori: Pippo Caffo ed Antonio Pezone. Due persone a modo che non hanno comunque fretta di accelerare i tempi. Entrambi si sono seduti sulla riva del fiume…
Lega Pro “galleggia” su parole che vengono dispensate con troppa facilita. Fatti se ne fanno realmente pochini. Un presidente eletto dovrebbe tutelare in modo più deciso gli interessi dei propri associati.
Vittorio, ma che dici? Qualcuno potrebbe obiettare. Porto allora qualche altro esempio.
Tra gli errori o leggerezze, che dir si voglia, commessi da Mario Macalli, che fecero affondare, irrimediabilmente, la sua gestione, fanno tutt’ora spicco quei 277 mila euro utilizzati per pagare, arbitrariamente, la parcella di un suo avvocato. Un professionista che lo difendeva in una causa che lo vedeva coinvolto personalmente. Ghirelli conosce bene quella situazione.
Quella somma non è mai stata restituita. Sono soldi che appartengono alle società. In periodi di magra, non si getta mai nulla. E poi esiste il fatto deontologico. Il tribunale penale di Firenze ha a suo tempo accertato le responsabilità di Macalli, ma non lo ha potuto condannare per la mancata costituzione di parte civile della parte offesa. Cioè della Lega Pro. Chi avrebbe dovuto agire, allora, è l’attuale presidente della Federcalcio. Il quale a suo tempo non lo fece, nonostante le tante promesse verbali. Ghirelli, da buon presidente, ha il dovere di intraprendere le vie legali per il recupero di quel denaro. Dovrebbe poi consentire alle società di esprimersi sull’avvio dell’azione di responsabilità nei confronti di tutti i responsabili di allora. Un atto che avrebbe dovuto già fare, senza guardare in faccia nessuno. Sarebbe allora opportuno si sbrigasse, non essendo ancora scattata la prescrizione.
Da tempo sostengo che il campionato organizzato dalla Lega Pro è “farlocco”. In coda come in vetta. Ne sa qualcosa il Catanzaro che prima che il Matera facesse scendere in campo la sua squadra allievi, ed esalasse l’ultimo respiro, ha dovuto disputare partita vera, pareggiandola, nella città dei sassi. Il Cuneo invece, con suoi tesserati che non percepiscono emolumenti, che non paga i contributi e che ha subito penalizzazioni e deferimenti da guinness dei primati, affronta sconfiggendoli, prima l’Arezzo e poi l’Entella. Perdonate, qualcosa non mi torna. Ma che razza di campionato è?
Ghirelli, nel frattempo continua il suo pellegrinare per l’Italia. Regalando parole. Sostiene che la sua categoria rappresenta i comuni d’Italia. Evidentemente debbo essermi perso qualche passaggio. Finge di non essersi reso conto della gravità della situazione.
Glissa sui criteri che sanciranno le retrocessioni tra i dilettanti. Si è rimasti ancorati a quel comunicato partorito dal Consiglio Federale del 30 gennaio scorso che prevede ancora 7, ripeto sette, retrocessioni. Nel frattempo Pro Piacenza e Matera sono state escluse dal campionato e le retrocessioni sarebbero di conseguenza scese a cinque.
Appare altresì evidente che a breve, per palesi carenze di natura finanziaria, salteranno (con dispiacere, magari) anche Cuneo e Lucchese per cui le retrocessioni scenderanno a 3 (tre) unità.
Errato Vittorio. Perché ci si è dimenticati che portando a 5 (cinque) le promozioni in serie B e lasciando inalterato il numero delle retrocesse dalla cadetteria (quattro), si libererà un altro posto. Le retrocessioni, a quel punto, dovrebbero essere (saranno?) soltanto due. Adottando quali criteri, però, non è ancora dato sapere. Qualunque sarà la decisione ed il sistema adottato, verrà impugnata, a ragion veduta, da chi riterrà di esserne uscito penalizzato. In pratica già si preannuncia un nuovo guazzabuglio estivo. Alla faccia delle riforme e delle norme più restrittive.
Ed allora cosa c’è di meglio di un bel blocco delle retrocessioni.
Rispettando chi, in questo immenso bailamme, sta facendo sacrifici per portare a termine il campionato in modalità virtuosa. Francesco Ghirelli sostiene che tutto cambierà dalla prossima stagione. Sarà, ma io prediligo l’immediatezza. Perché al mal fatto si può porre rimedio in fretta.
Noi dei “graffi” peroriamo la causa dei giusti. Al format di 60 squadre non ci si arriverà neppure alla prossima tornata. Abbassarlo di troppo sarebbe per di più pericoloso (lo spiego di seguito). Basta darsi una guardata attorno. Palermo e Foggia potrebbero fare da apripista, solo apparentemente inaspettati. A ruota le pessime condizioni delle infrastrutture di altri. Attenzione poi, perché risulterebbe che ci siano società, che al momento vanno per la maggiore, le quali da un paio di stagioni non avrebbero depositato in Camera di Commercio i propri bilanci.
Ghirelli abbia la compiacenza di guardare al di la del proprio naso.
Interpreti il blocco delle retrocessioni come ottimo suggerimento in chiave futura. Un valido toccasana per limitare i danni. Che aiuterebbe a tenere in vita la Lega Pro. Per contrastare quella serie C a 40 squadre suddivisa in due gironi (perorata/voluta/pretesa da Claudio Lotito, il “magno”) perché significherebbe dare, per sempre, l’addio a quel 17 percento che la componente Lega Pro rappresenta in assemblea generale. Le Leghe di serie A e B non vedono l’ora di potersi spartire una bella fetta di quella percentuale. Un evento che limiterebbe ancor più il già debole potere esercitato dalla terza serie professionistica che, svilita al di sotto del 10 per cento, non potrebbe mai più essere ago della bilancia. Conta poco ora, figuriamoci in futuro, con quelle prospettive.
“Caramelle non ne voglio più…” cantava allora Mina
Questo per ricordarti, caro Francesco, che solo i fatti hanno un peso…

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