Lega Pro occorre un punto e a capo, cari presidenti!

Lega Pro un campionato ridicolo. Falsato sotto tutti i punti di vista. Inconsistente. Una categoria che sta perdendo tutta la sua peculiarità. A voglia a parlare di nuove regole. Inutile asserire “l’anno prossimo vedrete”. Si perché continueremo a riscontrare le tante, troppe manchevolezze degli ultimi tempi. Al nulla non vi è mai rimedio.

Ghirelli sta accompagnando la Lega Pro al disfacimento.
“Vittorio, ma sempre con Ghirelli te la prendi”

Per forza. Francesco Ghirelli, nel sedersi sulla poltrona di presidente della terza serie aveva fatto delle promesse. Non ne ha mantenuta nessuna. Anzi. Con il passare dei mesi le cose sono peggiorate. All’inutilità della Capotondi e di Tognon si sono aggiunte le pessime vicende legate al Matera ed alla Pro Piacenza.
Quelle riguardanti Lucchese e Cuneo sono ancora sul tavolo. Si nuota nel ridicolo, come ho scritto sopra. Sui toscani si rincorrono voci “pettegole” quotidianamente. Intanto i calciatori si lavano a casa gli indumenti di lavoro. Al Cuneo è stato concesso di utilizzare crediti di Lega per pagare una sanzione di 350 mila euro, ma il club è stato ulteriormente deferito, nei giorni scorsi, perché non paga contributi dal mese di novembre. Dico io, ma abbiamo voglia prenderci in giro? Cuneo e Lucchese, lo si è ormai compreso, andranno in campo sino a fine campionato. In barba a tutti i regolamenti che impongono la fidejussione di 350 mila euro a garanzia del campionato, come “conditio sine qua non”, per essere iscritti. Per ottenere la licenza nazionale.

Sintomatica la situazione che si rincorre a Bisceglie. I criteri, il meccanismo assurdo, penalizzante, in contrapposizione ad ogni norma, sui play out, proposti dalla Lega Pro e ufficializzati nel consiglio federale, del 2 aprile scorso (5 retrocessioni in serie D comunicate a sole 5 giornate dalla fine del campionato), pongono i pugliesi a rischio retrocessione nonostante lo stratosferico vantaggio che vantano nei confronti della Paganese (ultima in classifica). Il Bisceglie, all’improvviso, deve sperare nella imminente e consistente penalizzazione del Siracusa nel tentativo di evitare il coinvolgimento nei play out.  Fossero state estromesse Cuneo e Lucchese le retrocessioni sarebbero state soltanto tre. Presumibilmente una per girone. Il Bisceglie, che vanta 10 punti di vantaggio sulla Paganese, sarebbe già in salvo.
Per non parlare dell’Albissola che, ove i recenti deferimenti di Cuneo e Lucchese non conducessero alle giuste penalizzazioni prima della fine del campionato, rischierebbe addirittura di disputare i play out proprio contro una delle due. Se non proprio di retrocedere. Un club modello, gestito in maniera esemplare da un ottimo imprenditore, messo alla stregua di due società sull’orlo della radiazione.

E vogliamo ancora parlare di campionato regolare? E Ghirelli? Improvvisamente non può più pronunciarsi. Dice che è tutto in mano alla Procura Federale.

Quanto questa stagione sportiva sia “farlocca” lo dimostra anche il campo. La Viterbese nello specifico. I laziali dal 20 aprile all’otto maggio dovranno disputare 6 gare. Una ogni tre giorni tra finale di Coppa Italia e campionato. Addirittura Catanzaro – Viterbese (dell’andata), che si sarebbe dovuta giocare mercoledì 12 dicembre dello scorso anno, si disputerà il prossimo primo maggio. Da una vita la squadra allenata da Antonio Calabro non riesce ad allenarsi tra le mura amiche. Un sacrificio economico richiesto alla società ed uno fisico, agli atleti, che non capita nemmeno a chi disputa le coppe a livello internazionale.
Legato alle vicende della Viterbese e del Monza anche l’esito del campionato nei gironi A e C.

“Vittorio, ma cosa ti stai inventando?”

Nulla. E’ presto detto. Il campionato, sino a prova contraria, termina il 5 maggio prossimo. La finale di ritorno della Coppa Italia si disputerà a Viterbo l’otto maggio. A torneo concluso. La vincente tra i gialloblu laziali ed il Monza avrà il vantaggio di accedere ai play off dagli ottavi. Qualunque sia l’esito del confronto l’undicesima squadra del girone A o del girone C avrà automaticamente diritto di accedere alla disputa dei play promozione (da ripescata, diciamo).

La “ripescata” per i play, qualunque essa sia, avrà soltanto tre giorni per organizzarsi (dal punto di vista organizzativo e logistico) in quanto lo spareggio, in gara secca ed in trasferta, è prevista per il giorno 11 maggio. Dopo soli tre giorni. L’ennesima dimostrazione della pochezza organizzativa della Lega Pro. I dubbi sulle capacità professionale di tal Paolucci, nominato da Ghirelli segretario generale, emergono ogni giorno di più.

Capitasse poi che la Reggina, grazie a quei quattro punti che gli sono stati restituiti in modo anomalo, si infilasse nei play (da undicesima) a danno della Vibonese o dell’Atletico Leonzio si potrebbe ancora parlare di stagione regolare? Certo ci vorrebbe tanto coraggio ed altrettanta spudoratezza.

Ci sarebbe ancora tanto da evidenziare. Sulle norme che andranno in vigore dal prossimo campionato. Sui seggiolini in tutti i settori dello stadio. Sugli impianti di illuminazioni. Sulla pretesa perfezione dei manti erbosi. Tutti costi aggiuntivi, in una categoria disastrata, nei confronti di club molti dei quali arrivano a chiudere il campionato con evidente affanno economico. Senza tenere in considerazione che tutte le infrastrutture, in Italia, sono di proprietà delle amministrazioni comunali.

Desidero allora soffermarmi soltanto sui ripescaggi.

Ghirelli, giorni addietro, ne ha sparata una assurda. Proprio sulle riammissioni e sui ripescaggi. Da oggi le comiche. Nell’inutile tentativo di coinvolgere la Lega Nazionale Dilettanti. Cosimo Sibilia, anche se con garbo, gli ha risposto per le rime. Io, da mesi, mi batto per il blocco delle retrocessioni in serie D.
Il mio ragionamento nasce da una considerazione logica. Se a livello istituzionale si parla tanto di ripescaggi si presume che difficilmente , tra promosse dalla serie D e le aventi diritto alla licenza nazionale, si potrà arrivare al completamento del format con sessanta squadre.
Infatti, sul futuro di Cuneo e Lucchese, anche si dovessero salvare, non sussistono dubbi. Altre ce ne sono, di società, che corrono sulla lama del rasoio. Sulla regolarita di Juve Stabia e Trapani aleggia sempre il dubbio. Sulla validità dei criteri fissati il 2 aprile scorso sulle retrocessioni e sui play out si nutrono dubbi concreti. Una volta impugnati (nei trenta giorni però, ricordatevelo presidenti), nelle opportune sedi della giustizia sportiva, andrebbero incontro ad una clamorosa “rivisitazione”. Al loro annullamento. Che brutta figura ci farebbe Ghirelli. Ma Gravina, a tal proposito, non ha nulla da osservare?

L’estate, alla faccia del rinnovamento e delle riforme, si preannuncia pertanto nuovamente sotto l’egida delle controversie. Un bel flop, non c’è che dire.
Mi domando allora quanto sia giusto, in virtù di quanto irregolare (nella continuità) è accaduto nel corso del campionato, procedere con le retrocessioni a danno di club virtuosi che hanno fatto del rispetto delle regole il loro biglietto da visita.
Come ho già scritto nel recente passato il blocco delle retrocessioni sarebbe configurabile al pari di una dovuta sanatoria per quanto di irregolare si è verificato nel corso della stagione sportiva. A livello di licenze nazionali (Matera e Lucchese), di risultati (quel 20 a zero di Cuneo o le gare giocate dai bambini a Matera, per esempio), di ulteriori irregolarità legate al mancato pagamento degli stipendi e degli oneri riflessi ai tesserati. Alla lungaggine con la quale si procede a livello di giustizia sportiva.
Tutto però transita attraverso l’intraprendenza dei presidenti. Il loro voler pretendere, concretamente, giustizia. Sino ad oggi tutti pronti a recriminare ed a lamentarsi. In verità però poco propensi a catapultarsi nella realtà.

E’ invece indispensabile, dopo tanti disastri, mettere un punto fermo.

Un esempio? Anche a costo di perdere una partita io (da presidente) mi sarei rifiutato di giocare contro il Cuneo o contro la Lucchese. Contro quel Matera che schierava la squadra allievi. Avrei dato un segnale forte, per la legalità e per l’etica, in attesa di vedere la reazione dei miei colleghi.

Invece ho notato che a borbottare, nel privato, si è tutti campioni. A prendere iniziativa è più difficile. Nel fare i fatti ci si tira sempre indietro con il …fondo schiena.
Potrà sembrare forte, come espressione, ma certifica la verità.

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