LEGA PRO, non esiste piu’ sordo di chi non sa ascoltare

    Non si sa se si parlano. di sicuro non si ascoltano. O forse non si …”capiscono”. È una Lega Pro a due voci e a un padrone. Ormai. Non c’è bisogno di scriverne i nomi. tanto lettori ed addetti ai lavori sanno benissimo di cosa si … argomenta.

    Uno piange miseria e grida all’abbandono del Governo. L’altro si improvvisa stratega. Si perde in discorsi tecnici. Triti e ritriti per la verità. Ad esempio sull’utilità del progetto seconde squadre. Ignorando però che la Juventus, unica società ad aver allestito una seconda squadra e ad averla iscritta al campionato di serie C, con risultati non propriamente memorabili, sta seriamente riflettendo se continuare nell’esperimento. Dato che la spesa risulta essere di gran lunga superiore all’impresa.

    Uno ha passato il tempo ad allestire tavoli e creare comitati punto zero (zero come i risultati ottenuti in qualsivoglia progetto del quale siano stati investiti i comitati stessi). L’altro ha riempito le sue giornate rilasciando interviste ricche di banalità ovvie. Maldestri tentativi di ammiccamento con società e dirigenti ( per ora ci sono cascati solo certi nostalgici macalliani, da sempre macerati nel rimpianto tipo “ah! Quando c’era luil! “). Ancor più maldestri tentativi di mettere a tacere chi lo critica o ne critica le idee. Per lo più espresse come in un talk show in onda su qualche Grande Tivu’ Commerciale. Simil-fabbrica di baggianate ad uso e consumo della massa.

    Uno consegna coppe con l’entusiasmo di un guidatore di tram ad Hanoi. L’altro taglia nastri e inaugura centri sportivi calandosi nella parte dell’antimafia per professione. L’uno farnetica di piani di rilancio. L’altro parla di progetti, di condivisione oneri, con Lega A e B dove stanno giusto aspettando uno gnoccolone (come lui) per fargli capire bene chi comanda e quanto a loro gliene importi della serie C.

    L’uno teme che qualcuno gli presenti il conto per tutte le ca..ate (riempite i puntini come meglio vi aggrada, non serve essere grandi esperti di enigmistica per trovare la soluzione) fin qui compiute stando sullo scranno più alto di via Jacopo da Diacceto. L’altro immagina e confida che quello stesso qualcuno decida di puntare su di lui come un nuovo cavallo di razza. Ignorando però, data la propria innata presunzione, che al massimo, a quel qualcuno, egli potrebbe servire al pari di un rappresentante di lista.

    E quel qualcuno?

    Certamente i miei amici lettori avranno compreso a chi mi riferisco. Conosco talmente bene quel qualcuno, in una stagione della mia vita gli ho pure dato retta sperimentando quanto poco ci si debba fidare di lui, che mi vien naturale pensare che egli possa credere, di se stesso, di essere come il conte Dallara.

    Cioè di essere il proprietario di una ricca scuderia. Piena di talenti.

    Attento però, signor qualcuno. C’è sempre qualche Pomata pronto a fregarti il miglior fantino. Si corre sempre il rischio di credere di essere imbattibili. A volte però basta trascurare un banale raffreddore per prendersi la febbre e finire ko. Poveri noi.

    Che razza di uomini! E che tempi!

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