LEGA PRO, L’ACQUA E’ POCA E LA PAPERA NON GALLEGGIA

Ti piace vincere facile? Ha un bel vantarsi Ghirelli sui 300 mila spettatori dei Play Off. Come fosse merito suo. E ci mancherebbe che anche quella manifestazione non avesse attirato l’attenzione dei tifosi.

Ci si giocava la serie B!

Osservi invece l’altro verso della medaglia. Il girovago Francesco. Quanti spettatori hanno assistito a Cuneo – Lucchese ed a Paganese – Bisceglie dei Play Out? Dovrebbe preoccuparsi per gli spalti semi vuoti di quelle partite. Invece di incensarsi per dei numeri che non gli appartengono.
Un flop tremendo il campionato di serie C, per come è attualmente concepito. Nella stagione appena conclusa la media spettatori del girone A è deprimente. Sono state disputate 338 partite con una media di 1.405 paganti a gara.

Nel girone B su 342 partite giocate la media è di 1.885 spettatori. Si alza, ma lievemente, nel girone C (grazie principalmente alla presenza in quel campionato del Catania) che su 319 gare disputate fa registrare una media di 2.285 paganti a partita.

Su 59 squadre 26 non riescono a raggiungere la media dei mille spettatori a gara. La Juventus B fa registrare una media bassissima: 412 paganti a partita (sic!). E fortuna che le squadre B dovevamo portare maggiori incassi e qualità.
C’è di che mettersi le mani nei capelli. Altro che vantarsi alla Ghirelli maniera!
Il peggio del presidente di Lega, nelle sue dichiarazioni spesso inconcepibili, è quel desiderio di dar da bere al prossimo una realtà virtuale. Inesistente. Come se i suoi interlocutori fossero tutti degli sprovveduti. Alla maniera del tutto va ben, madama la marchesa.
Nel frattempo Matera e Pro Piacenza sono saltate nel corso del campionato. Cuneo e Lucchese, con le loro penalizzazioni, rappresentano i distintivi peggiori della categoria. Appare al proposito impossibile che il glorioso club toscano riesca ad iscriversi. I presidenti di Fano (retrocesso, ma riammissibile), Arzachena, Siracusa e non solo, prima della scadenza dei termini, hanno già alzato le mani in segno di resa. Piero Camilli, presidente della Viterbese, deluso dalle vicissitudini poco rappresentative della categoria, ha deciso di mettersi da parte. Il calcio italiano perde un imprenditore di grande spessore e credibilità.

E Ghirelli fa pure lo smemorato.
Dichiara di non ricordarsi più dei suoi primi sei mesi alla presidenza. Certo. Fa comodo dimenticarsi quel 20 a zero di Cuneo, con il Pro Piacenza sceso in campo con soli otto elementi tra i quali un “magazziniere” mai tesserato. Alla faccia del rispetto per il calcio dei campanili e della passione!
Mi è rimasto impresso il sorrisino ironico, stampato sul viso di Ghirelli, al termine della gara che ha sancito la promozione del Trapani in serie B. Come se nulla fosse mai accaduto. Sempre a riempirsi la bocca con quei 300 mila spettatori ai play off. Quando, con un campionato farlocco e falsato sotto tutti i punti di vista, come quello trascorso, ci sarebbe stato solo di che vergognarsi. Il nostro invece intervistato da Rai Sport, magnificava (volutamente smemorato provocatore) il percorso dell’ultima stagione. Con una incommensurabile faccia di bonzo!
All’insegna di “Ora possiamo dedicarsi alla sostenibilità”. Ma quando mai Francesco!
Proclamare lo stato di agitazione. Cose da oggi le comiche. E contro chi, casomai? Contro il Governo Italiano? Gravina al proposito tace. Perché acconsente o non è affatto d’accordo e non desidera essere coinvolto. Come nel suo stile.
Con la UE che ci stringe i genitali, per evitare che in nostro Paese cada in default, con quale coraggio vi dovreste presentare in Parlamento per chiedere agevolazioni finanziarie per la categoria.

Sgravi fiscali da reinvestire nei settori giovanili e nelle infrastrutture. Mi sembra una soluzione alquanto contorta. Con i settori giovanili che in serie C vengono spesso affidati ad avventurieri che ne fanno uno scopo di lucro (quei famosi zainetti) e le infrastrutture che nei territori sono quasi sempre di proprietà dei Comuni. Facciamo i seri per cortesia!
E poi. Agevolazioni, tra altre iniziative di carattere generale, per sanare la pessima situazione economica delle società di Lega Pro. E tutte le altre Leghe che fanno, stanno a guardare? I contratti economici dei professioni sono eguali per tutti.
Lo Stato Italiano può permettersi di rinunciare, nel momento storico che si sta vivendo, al gettito prodotto della contribuzione derivante dalle retribuzioni dei professionisti del calcio? Fate voi.
Sono proprio curioso di vedere cosa ne pensano, al proposito, 5 Stelle e Lega.
E pensare, caro Francesco, che la soluzione del problema giace da tempo sui tavoli istituzionali del calcio.
Un po’ come l’uovo di Colombo.
Basterebbe mettere via gli interessi di parte e lavorare per al categoria. Lavorare per i presidenti che ti hanno eletto.
Quel 17 per cento che la Lega Pro rappresenta, a livello di componente, in seduta assembleare. Era proporzionato quando il format superava le cento unità. Ora non più.
E’ universalmente riconosciuto che il calcio italiano non può sostenere 90 club professionistici. Siamo gli unici in Europa. Pensate tutti a fare le riforme, ma quelle indispensabili non arrivano. Mai! Ognuno vuol continuare solo a coltivare il proprio orticello.
Anche se viviamo nel Paese dei campanili i club che portano allo stadio meno di mille spettatori a partita non possono partecipare a un campionato professionistico. Nell’ultima stagione erano 26 su 59 (l’ho scritto sopra). Non riusciranno mai a sostenere i costi di gestione derivanti. E’ sbagliato pensare che un eventuale sgravio della contribuzione rappresenti la panacea a tutti i mali economici.
Serie C a 40 squadre pertanto. Nel giro di due stagioni. Ma bisogna applicarcisi concretamente. Lo richiede la scarsa autonomia finanziaria della categoria. Lo richiede la credibilità, che si sta smarrendo, del sistema.
La Lega di serie A mira, da tempo, ad appropriarsi di una fetta di quel 17 per cento che appartiene alla serie C. Si cerchi allora il dialogo, prima che sia troppo tardi e gli eventi travolgano la terza serie. Prima che la massima serie imponga il rispetto dei pesi elettorali senza più corrispondere alcun contributo.

Non mi risulta che questo passo sia mai stato fatto.

La cessione di un sette per cento può ben valere 40 milioni in più a stagione. Aggiunti ai trenta che già vengono girati alla terza serie rappresenterebbero, in quel caso veramente, la soluzione di tutti i problemi.
Il tutto nelle more di quel miliardo e trecento milioni che la Lega di Serie A produce come ricavi solo per i diritti televisivi.
A mio avviso è percorribile. Miccichè ed i suoi sodali debbono sedersi al tavolo di una possibile trattativa.
Aprire poi a una serie C composta da 40 club configurerebbe la volontà della categoria a collaborare alla soluzione definitiva di un problema divenuto atavico. Un approvvigionamento economico di 70 milioni di euro all’anno metterebbe la serie C al riparo da qualsiasi futuro, ipotetico, danno alla gestione.
Al di sotto progettare quel campionato cuscinetto, gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti. Il perché è sin troppo chiaro: alla categoria dei dilettanti si che si possono concedere agevolazioni fiscali.
Ne abbiamo tanto parlato. Tutti. Nessuno ha avuto concretamente la volontà di imporlo.
Come vedi Francesco è un po’ come l’uovo di Colombo.
Anziché girovagare a vuoto, come un dipanatore, sarebbe pertanto sufficiente applicarsi. Diligentemente. Come richiede il tuo ruolo.
Perché, mio caro, le chiacchiere stanno a zero. I soldi sono pochi e la papera non galleggia.