LEGA PRO. IL BUIO OLTRE LA SIEPE

    Ho scomodato il grande Gregory Peck e l’omonimo film per trasmettervi la strana sensazione di questi tempi cupi e, soprattutto, una prospettiva non piacevole.

    I tempi sono quelli che sono. Le immagini della sofferenza. La pandemia. Invadono le nostre vite quotidianamente.

    Visto però che è  inutile piangersi addosso noi dei Graffi non molliamo. Non mi faccio travolgere dagli eventi o dalle Buttara di turno. Una  miracolata, con un super stipendio, piazzata da amici in Lega Pro a non si sa  cosa fare. Che si sente pure offesa e ha avuto il coraggio di farmi scrivere da un legale e, ancora non contenta, di lamentarsi pure del fatto che ho osato attaccarla.

    Di questi tempi, percepire uno stipendio di 65.000 euro (circostanza mai smentita) per un ruolo francamente oscuro (responsabile dei rapporti istituzionali della Lega Pro) non è proprio male.

    Chiedetelo agli imprenditori coraggiosi che sostengono il movimento della Sere C (per loro maiuscolo) quanti sacrifici di tempo, di soldi, di tamponi, fanno ogni giorno. Quanto gli possano dare fastidio una Buttara o un  Carito, Direttore sviluppo strategico, commerciale e marketing. Di quale sviluppo strategico abbia goduto di questi tempi la Lega Pro chiedete a Striscia la Notizia che ha ben descritto la situazione con il bubbone Eleven Sport (pagate ma non vedete le partite).

    Certo la responsabilità di tale sfacelo della povera serie c non è di questi strateghi, ma sempre di lui, del vecchietto di Gubbio. Il peggior presidente della storia della terza serie, altro che Macalli. E di chi ce l’ha messo (vero Gabri?) Che del resto lo stesso Gabriele Gravina in Lega non aveva combinato nulla.

    Di Ghirelli non abbiamo notizie da giorni. Né delle sue promesse scritte sul programma elettorale di quel nefasto 6 novembre 2017, “Se non riesco tolgo il disturbo”.

    Bene, neanche il coraggio di annunciare, per una volta, di mantenere fede alla parola data. Altro che programma. Ha piazzato gli amici. Ha rimediato compensi per managers improbabili. Percepisce stipendi misteriosi.

    Di dimissioni non c’è traccia.

    Allora ecco qui il buio oltre la siepe. Non solo della povera Lega Pro, ma di tutto il calcio italiano, in mano ad una governance concentrata in tutt’altro piuttosto che di prospettare il futuro.

    La situazione è quella che è. Tra pandemie e partite che non si giocano per calciatori positivi. Stadi chiusi. Il grido d’allarme è quotidiano.

    Basta aprire “Repubblica”, non i Graffi, per trovare l’inchiesta “Il pallone Bucato” di Carlo Bonini. Con uno staff di altri cinque giornalisti che descrivono le perdite miliardarie del nostro calcio. Perdite che per  la Serie A negli ultimi dieci anni parlano di 2,5 miliardi a stagione, in epoca ante-covid.

    Il grido di allarme di Beppe Marotta, il manager più accreditato della Serie A, che ha parlato di rischio default? Certo, il problema, almeno per la Serie A sta nei costi dei calciatori, insaziabili. Restii a riduzioni pure nei mesi di chiusura.

    Ma di fronte a questa situazione drammatica di che si occupano Gabri e soci?

    Di riforme. Di ristori da prendere almeno per le categorie inferiori. Di format e snellimento dei campionati?

    Ovviamente no. Qui ci sono in ballo le elezioni (ma quando?). Fammi brigare qui. Prendo Tardelli e gli do’ un superstipendio. Il Salaria Sport Village , appalti da fare. Sgombro Via Campania e piazzo gli uffici a Via Salaria. Questi sono i temi importanti.

    C’è da risolvere il problema della Lega Pro e di quel bel 17% da spolpare per farmi rieleggere. Ma che faccio, ripropongo Ghirelli che ha agito talmente bene che i presidenti, solo a sentirlo nominare, gli viene l’orticaria? Senza contare che ha speso soldi qui e là. Sperpera per una sede non di proprietà per la quale paga l’affitto alla Calcio Servizi che a sua volta deve pagare il mutuo di BPM. Strapaga un segretario palesemente incapace, ribattezzato il Toninelli del calcio, che ha avuto il merito di sposare la figlia di Marino Bartoletti. Il noto giornalista televisivo. Grande amico del vecchietto.

    Ma quindi il bel Gabri non si occupa di strategie, ma delle poltrone….

    Se Ghirelli corresse da solo senza l’appoggio di Gravina, non prenderebbe neanche un voto. Pure i suoi Vice presidenti sono scappati. La povera attrice Capotondi ha capito che ha fatto una sciocchezza a farsi trascinare nel calcio.

    E anche l’altro Vice presidente Tognon si è ribellato e ultimamente, con scarso senso istituzionale però. Ha votato contro. Caro amico, quando sei Vice e non sei d’accordo, per carità sei libero di farlo, ma prima ti dimetti. Compreso?

    Insomma questo Tognon pare che si voglia candidare, Auguri.

    E poi Gravina se decide di mollare il vecchietto (è ora di farlo) proporrà un suo candidato (Vulpis?) o, secondo i rumors che ho percepito, pare che anche il vecchio Lello Pagnozzi voglia ripresentarsi.

    Dopo lo schiaffone ricevuto da Malago’ all’epoca del post Petrucci, Lello, segretario generale del Coni per tanti anni, provò l’avventura in Lega Pro. All’epoca del post commissariamento, ma con risultati scarsi. Scontrandosi con il Gabri, conoscitore del mondo della serie c. Da ultimo si è presentato per fare il sindaco di Frascati. Ovviamente ha perso al ballottaggio….

    Per carità, l’esperienza non manca, ma qui il problema è di prospettive. Di programmi, non solo di uomini.

    Figuriamoci se io, dai capelli bianchi, non difendo la categoria, ma Pagnozzi va per i 73. Magari una figura un filino più giovane. Che si porti appresso uno staff di persone che conoscono le cose del calcio. Basta Paolucci, Buttara o Carito.

    E poi programmi semplici e chiari. La Lega Pro pesa per il 17%? Ovviamente non puo’ più sostenersi. Cedesse una percentuale alle categorie superiori in cambio di risorse. Anche perché si corre il rischio che prima o poi la percentuale venga tolta da qualcun altro…..

    E poi basta con i Trapani, i Livorno o i Carpi di turno.

    Cara Banca Cerea che hai finanziato gli acquisti con Lamanna consulente. Tutti i vertici dell’istituto sono stati licenziati dalla ICCREA? Io nei Graffi, ahimè, l’avevo scritto in tempi non sospetti.

    Limitare i costi dei tesserati, non c’è scampo.

    Cara Associazione  Italiana Calciatori, capisco che i tuoi voti siano essenziali, ma gli stipendi  non possono  rappresentare il 90% del budget.

    E poi la mia idea di una totale riforma del sistema del Consiglio Federale. Non mi stancherò mai di riproporla. Manager veri. Esperti di budget e di finanza. Non il Gabri o  il Pagnozzi di turno. Finchè il Consiglio Federale sarà fatto da personaggi che difendono il proprio orticello, non andremo avanti. L’Aia? Ma per quale recondito motivo siede in Consiglio? Idem per il sindacato dei calciatori. Facesse il sindacato non la governance come è oggi. Il famoso discorso dei “percipienti” e di chi “paga”. Una incongruenza che si verifica soltanto nel sistema calcio italiano

    Vittorio, Vittorio, tu sei un povero illuso.

    Si d’accordo, ma se si pensa solo alle poltrone il buio oltre la siepe non scomparirà. Mai!

     

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