LEGA PRO: FATTI, NON PUGNETTE!

    Lo sciopero (o blocco come lo chiama il pluripensionato). La defiscalizzazione. I pulmini ed i campanili. Il fiume delle chiacchiere delle quali ci ha “inondati” il nostro Francesco da quel triste (per la categoria) 6 novembre 2018, giorno della sua elezione a presidente della Lega Pro.

    Fiumi di parole (vane) erano già contenute nel suo pur scarno programma elettorale. Il tempo ci ha messi dinanzi alla povertà reale del suo progetto. Il presidente (minuscolo) più scarso. Visto da ogni angolazione.
    Contradicente. Smentisce sovente se stesso. Spudoratamente. Ci ha ripetutamente propinato la teoria di stadi resi più accoglienti con le nuove norme.
    Noi abbiamo fatto questo. Noi abbiamo migliorato quello. Strutture che invitano finalmente le famiglie ad assistere alle partite e non solo. Lega Pro, noi siamo la base per il sociale. Di crescita. Portiamo le famiglie allo stadio. Raccogliamo la gente con i pulmini. Tutto bene. Tutto bello. Per chi, con prosciutto agli occhi, ci vuole credere.

    Fatta salva, poi, una inversione di marcia totale quando Salvatore Caiata (presidente del Potenza Calcio) presenta il suo progetto per un nuovo stadio, polivalente, nel capoluogo della Basilicata.

    Queste, nel merito, le dichiarazioni del presidente (sempre minuscolo) Ghirelli: “Il calcio italiano è situato nella retroguardia rispetto agli altri Paesi europei, abbiamo stadi obsoleti, siamo bloccati da anni tra impossibilità di intervento dei Comuni e gli impedimenti ai privati che vorrebbero fare. Ma perché un imprenditore privato dovrebbe non pensare a interventi di natura commerciale per realizzare profitti che (non si dimentichi portano lavoro e occupazione) sostengano le attività sportive? Sarebbe opportuno prendere in attenta e veloce considerazione il progetto presentato dal presidente Caiata”.
    “Si approfondisca nel merito, si valutino le compatibilità, ma sarebbe delittuoso appassionarsi a un dibattito fallimentare che nega sviluppo al progetto di crescita del Potenza calcio. Se non ci doteremo di stadi nuovi, di case accoglienti, il calcio in Italia e a Potenza non ha futuro”, conclude. (ANSA).

    Delle due l’una. Debbo ripetermi. O Ghirelli pensa davvero di prenderci per fessi o  inizia a perdere, come qualche altro suo sodale, qualche colpo (ed anche questo potrebbe essere probabile, perché escluderlo).
    Lo sciopero o il blocco (come lui lo definisce) aveva lo scopo di allertare le Istituzione di Stato. Non se n’è fregato niente nessuno. Un mese che la Lega Pro non gioca e si fosse mai alzata una voce. Una rimostranza. Tutto è avvenuto nell’indifferenza più totale. Del pubblico e delle Istituzioni. In verità anche dei presidenti che hanno accettato supinamente questa forzatura priva di ogni senso. Quando bisognerebbe invece fare la chiama alle responsabilità sul fallimento programmatico della Lega Pro.

    Con una considerazione: ha destato più interesse, a livello mediatico e generale, la prima tripletta messa a segno, in Italia, da Ronaldo, che tutti i comunicati del “mediocre” presidente della serie c (sempre minuscolo).


    Altro tema di interesse, per il nostro Francesco dal compenso occulto, gli incassi da botteghino. In aumento. Ma quando mai. Gli stadi rimangono sempre più desolatamente deserti. Salvo rare eccezioni di piazze (Bari, Vicenza, Cesena e poche altre) che tradizionalmente non “appartengono” a questa categoria. Club che ci sono solo di transito. Nella realtà bisogna guardare nella “pancia” della serie C. A Rende, Gozzano, Bisceglie, Virtus Verona e tanti altri medio/piccoli club. Nel Girone A sembra vivere nel deserto. Ci sono numeri da far paura negativamente. Ci sono tante cose da cambiare, caro il mio Ghirelli. Perché il Gozzano (per esempio) non può sopportare gli oneri ed i costi di impresa di una qualsiasi società di serie A.

    Ghirelli il giorno della sua elezione aveva promesso ai presidenti nuove risorse economiche. Non sono mai arrivate! Oggi parla di defiscalizzazione. Non per dare nuova linfa ai presidenti, ma per creare crediti d’imposta da utilizzare in investimenti nelle strutture sportive, negli stadi e nella formazione dei giovani. Mi chiedo se stia vivendo nel mondo della luna, oppure.
    I presidenti hanno bisogno di denaro. Non di promesse fantasmagoriche.

    Riprendo all’uopo una frase di Giorgio Grassi, presidente del Rimini, nel corso di un suo indovinato intervento in assemblea, quel fatidico 6 novembre. “Fatti, non pugnette!” esclamò concludendo. Qualcuno ebbe anche l’ardire di scandalizzarsi per quella espressione colorita alla presenza femminile della Capotondi. Giorgio Grassi, un industriale affermato e solvibile, aveva invece avuto il grande merito di sintetizzare le necessità della categoria. Se i club di serie C fanno registrare una perdita secca annua di 60 milioni (riconosciuta dallo stesso Ghirelli) una ragione ci dovrà pur essere. Hai voglia a parlare di sostenibilità e di formazione dei giovani quando non ci sono nemmeno i soldi per mettere il gasolio nei serbatoi di quei suoi benedetti pulmini!
    E pensare che, al di la dei pesi elettorali da usare come merce di scambio (che voglio trattare approfonditamente in un prossimo graffio) sistemi per portare nelle casse della Lega Pro denaro fresco che ne sono in quantità industriale.

    Uno a caso. Il primo che mi viene in mente. Facile e di una semplicità disarmante, l’utilizzo pubblico ed a pagamento di quello stupendo “garage”, da 50 posti auto, nel sottoterra della sede della via da Diacceto. Una piccola miniera d’oro a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Firenze. Un punto strategico. Sarebbe sempre stracolmo. Oggi viene usufruita dai dipendenti di Lega e da qualche raro visitatore. In tempi di magra, caro Francesco, ci si ingegna.
    Come l’inutilità totale di quella stupenda villa. Una sede splendida, se cassa e bilanci fossero floridi. Se ce la si potesse permettere. Metto in risalto, al proposito, che l’ultimo bilancio approvato, a conti fatti, si sarebbe chiuso in passivo. Quale migliore occasione allora per mettere in vendita l’immobile. Ricavarne 6/7 milioni di euro. Concordare poi l’utilizzo di quel denaro in assemblea. Con tutti i presidenti.

    La sede? Non sarebbe una brutta idea trasferire armi e bagagli presso la cattedrale del calcio italiano, a Coverciano. Sono due passi. Ci sono spazi ed aule sufficienti per ospitare gli uffici ed il personale della Lega Pro. Pensa quanto denaro si potrebbe risparmiare.
    Una soluzione semplicistica?
    In tempi di magra, caro Francesco, occorrono amministratori. Capaci nella gestione finanziaria. A costo (come si usa dire) di spaccare il centesimo. Non quelli che si autoincensano. Che vanno con i pulmini a cercare i campanili per suonare le campane.

    Tranquillo Francesco, dillo anche al bel Gabri. Lo ribadisco. Non sto candidandomi né cercando spazi.
    “Or non è più quel tempo e quell’età” come scriveva il poeta prediletto nella mia infanzia. Il fatto è, invece, che dovresti rendertene conto anche tu, come mio coetaneo. Senza per questo voler fare paragoni fisici e mentali. Sarebbe opportuno che ti mettesi da parte.
    Asserisci che la Lega Pro è ancora in stato di agitazione (pensa tu, stanno tremando tutti). Che voi non scherzate perché siete seri (quello che dite fate). Bene, allora è arrivato, finalmente, il momento di dimostrarlo. Perché diversamente dovete andare a casa, con la coda tra le gambe. Perché la realtà dimostra invece che siete degli incapaci a governare.

    Mi è capitato di leggere una dichiarazione di Paolo Carito, il responsabile sviluppo strategico, marketing e commerciale Lega Pro (vedi foto qui a fianco). Ancora fuffa. Obbiettivi di breve e più lungo termine. Parole. Progetto di ampio respiro, moderno, di forte impatto. Anche qui pongo una domanda: ma se questi erano i presupposti, che senso ha avuto fermare il campionato. Se come cerca di far credere questo signore (sulla sostenibilità) il denaro è sul punto di arrivare.
    Riporto qui di seguito quella sua dichiarazione. Uno spasso leggerla. Attendo impaziente la realizzazione degli obiettivi citati.

    «Il piano strategico e commerciale della Lega Pro  si sta sviluppando con accordi già raggiunti negli ultimi tre mesi di lavoro. A breve ufficializzeremo alcune partnership e rapporti commerciali con aziende importanti. Con il Presidente Ghirelli abbiamo posto le basi per un progetto Lega Pro di ampio respiro, moderno, di forte impatto e orientato al raggiungimento di importanti obiettivi di breve e più lungo termine. Puntiamo ad una Lega Pro sempre più attrattiva ed a supporto delle società di calcio affiliate alla Serie C». (Sole24ore) 

    Mi riferiscono che il piano si focalizza su tre pilastri: identità, posizionamento del brand e sostenibilità economica. Fingono tutti di non aver compreso che sostenibilità è soltanto una parola. Riempie la bocca non il portafogli.

    «La maglia da gioco: il principale strumento di marketing nel calcio».
    Mi soffermo solo un attimo su questo ultimo argomento. Vorrei andare alla scoperta di come farà il responsabile della Lega Pro a convincere i presidenti di Gozzano, Bisceglie, Virtus Verona, Sicula Leonzio, Imolese (come di tanti altri ancora) che la maglia da gioco è il principale strumento di marketing, per loro una risorsa economica (neanche fossero il Barça o il City).

    Povero Paolo Carito, scopre l’acqua calda, anche lui afflitto da sensazioni retrograde. Come se questi tentativi non fossero già miseramente naufragati in inutili operazioni vintage.
    Attendo allora, impaziente, di conoscere il posizionamento del brand (tanto più giù di dove lo ha condotto Ghirelli è difficile che possa andare) e, come detto, anche l’ufficializzazione dei rapporti con quelle aziende importanti. Sono proprio curioso. Avessimo finalmente trovato quello che ha scoperto l’uovo di Colombo!

    A bientot Carito!

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