Lega Pro, è la fine se ci si mettono anche gli arbitri…

Seguo sempre l’andamento delle gare. Magari più sotto l’aspetto politico/sportivo che su quello tattico. Il fine settimana è sempre dedicato all’analisi di quanto accade nei campi. Mi appassionano la prestazioni degli arbitri. Seguo con interesse l’evolversi della carriera di ognuno di loro.
Personalmente ho sempre difeso la categoria. Ho sempre ritenuto il campionato di serie C una importante palestra formativa per tutti loro. Ho sempre giustificato i giovani “fischietti” per le distrazioni commesse nel fare il salto di categoria. Sui quattro e cinque anni di questa stagione ho però delle riserve da esprimere.
A pensar male è peccato …, era solito asserire un caro vecchio amico, grande esperto dei comportamenti dell’essere umano, comincio a credere che avesse ragione. Domenica ho seguito la gara più importante del girone C di Lega Pro. Mi interessava l’arbitro Robilotta. Sette giorni prima aveva toppato clamorosamente. A Catanzaro si ripetuto.

“Ivan Robilotta sezione Sala Consilina – Quinto anno alla Can C – Assistenti: De Palma – Abruzzese (Catanzaro – Catania 1-2). Errore al 66′ del direttore di gara che non concede il calcio di rigore ai locali. Nella circostanza il centrocampista dei giallorossi Maita entra in slalom in area e viene messo giù in modo irregolare. Ancora una volta fa finta di non vedere. Signor Robilotta non è un reato fischiare un penalty ogni tanto…”
Condivido quel giudizio.
Perché errare è umano, capita a tutti, perseverare è diabolico. Anche per gli arbitri. Ivan Robilotta nell’ultimo periodo di errori di valutazione ne ha commessi veramente tanti. Troppi. E con una frequenza impressionante. Incredibile. Meraviglia che un direttore di gara, nelle ultime uscite deludente, sia stato inviato a dirigere la partita clou del girone. I segnali sulla sua precaria condizione di forma si erano mostrati anche nei turni precedenti. Nel corso di Catanzaro – Catania, di domenica scorsa, si sono mostrati in tutta la loro mediocrità.
Da tempo asserisco che quello di serie C è un campionato “farlocco”. Ci ha messo tanto del suo, per mancare tutti gli obbiettivi, il commissario Fabbricini. Lo abbiamo criticato tutti, aspramente. Sulle sue tracce si è purtroppo “smarrito” anche Francesco Ghirelli. Un presidente di Lega con polsi troppo morbidi per tenere salde in pugno le redini della categoria.
Proprio il Catanzaro, che in più occasioni si è visto penalizzato dalle decisioni dei direttori di gara, risulta essere vittima anche delle incongruenze manifestate da chi è stato chiamato a guidare la Lega Pro.

Sulle prospettive future, per esempio, non credo che il presidente Noto, come lo stesso Gaetano Auteri, possano rimanere inermi dinanzi al risultato di quella partita pareggiata a Matera. L’ultima forse in cui i lucani schierarono la loro formazione ideale. L’ultima prima di mandare in campo gli allievi che poi persero con tutti, a ripetizione, collezionando risultati negativi da set tennistici. Sulla classifica finale di quel girone peserà anche la differenza reti di certe partite.
Meraviglia al proposito come, nel recente passato, in Lega si sia sorvolato sui controlli di accesso alla categoria, mentre nel presente si stia attuando un braccio di ferro nei confronti di chi è subentrato alla guida del Trapani. Un atteggiamento, di interpretazione, su una regola del 2015, sempre ignorata sino ad oggi, che alimenta il dubbio che ci sia qualche club che debba essere tutelato a prescindere.
Patate bollenti che si ritrova tra le mani Francesco Ghirelli. Situazioni precarie di difficile interpretazione che condurranno la categoria alla inevitabile apertura di contenziosi sportivi. Lo scontento dei presidenti, a bordo della Lega Pro, è in aumento. A fine stagione ci sarà da discutere in vetta come in zona retrocessione. Un banco di prova notevole per quello che Gravina definisce il suo fiore all’occhiello. La giustizia Sportiva. Auguriamoci che non si aprano ancora falle. Sarà comunque una estate ancora “particolare”. Alla faccia del rinnovamento!

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