Lega Pro e dintorni, le regole solo per gli amici

Anche in questa stagione il campionato di serie C è “finto”. Personalmente non ne ho mai dubitato. Gli eventi, purtroppo (perché non mi fanno felice), mi stanno dando ragione. Francesco Ghirelli potrà gridare ai quattro venti che tutto va bene, lo fa, senza dubbio, per farsene una ragione lui stesso. La penosa realtà è invece sotto gli occhi di tutti. Lo contraddice.
Due sole giornate sono state sufficienti per evidenziare carenze comportamentali e palesi lacune nella gestione. Mi riferisco a quelle nuove norme riguardanti il rilascio delle licenze nazionali (i criteri economico-finanziari e quelli infrastrutturali). Dovevano servire per rendere virtuoso il torneo della terza serie professionistica. Vengono invece di sovente “calpestate”. Ovvero sembrerebbe che vengano applicate seguendo un criterio amicale. Le amicizie più “strette”, sarà magari un caso, risulterebbero sempre avvantaggiate.
In ogni caso.
Nessuno (tra Ghirelli ed i suoi sodali) si prende la briga di usare, quando è necessario, la scure dei controlli.

Alcuni presidenti, tra quelli veramente virtuosi, stanchi di un sistema che non li tutela, danno segnali di stanchezza. Qualcuno addirittura disgustato ha già abbandonato (leggi Piero Camilli a Viterbo). Altri sono sulla sua scia. A Vercelli come a Rimini, per esempio.
Il fatto è che, oggi, passare di mano una società di calcio (di serie C) è divenuta un’impresa quasi irrealizzabile. Anche se la regali.
Basta vedere quanto sta accadendo ad Avellino. Il timore di negativi risvolti giudiziari tiene ipotetici acquirenti lontani da quel club. Il Tribunale ha nominato dei commissari giudiziari per il controllo. La squadra è praticamente in autogestione. La situazione degli irpini riporta alla mente quella la Lucchese della scorsa stagione. Un manipolo di ragazzi che andavano in campo gettando il cuore oltre l’ostacolo. Sul campo, in un campionato che di regolare non aveva nulla, riuscirono a salvarsi. Poi sappiamo come è andata a finire.

La proprietà dell’Avellino, come allora quella della Lucchese, ha presentato domanda di concordato in bianco. Sono stati concessi dei termini. La prossime ore però potrebbero essere decisive per la sorte giudiziaria del club e del suo proprietario. In buona sostanza manca la certezza che la squadra possa competere sino a fine campionato rispettando impegni e regole.
Fintanto che non ci saranno quelle certezze i biancoverdi rimangono una mina vagante, pericolosa, all’interno del girone C. Domenica scorsa, intanto, sono andati a vincere in trasferta. Al gol sono andati a festeggiare sotto un manipolo di tifosi festanti (un centinaio) che non vogliono arrendersi all’evidenza (la speranza è sempre l’ultima a morire). Hanno sottratto punti preziosi alla Vibonese. Ne toglieranno altri ad altre compagini. Il rischio è che, giunti a fine girone d’andata, si ripeta Matera dello scorso campionato.
E Ghirelli, il girovago, vuole convincerci che si tratta di un campionato eccelso. Dove tutti rispettano le regole.
Ma faccia il piacere! Basta soffermarsi sulle decisioni adottate sulle “riammissioni” e sui “ripescaggi”. Una disgustosa, indigesta frittata.
Per non parlare dei criteri infrastrutturali. Sono paragonabili a un labirinto magico. Dove lo stesso Ghirelli (assieme a Gravina, in questo caso) si è smarrito alla ricerca della soluzione migliore per poter favorire taluni piuttosto che altri.
I così detti amici degli amici.
Onde non essere male interpretato (perché capita) riporto, integralmente, qui di seguito, quanto previsto dal “Sistema Licenze Nazionali – Criteri infrastrutturali – Lega Italiana Calcio Professionistico” all’articolo A punto 2
“CARATTERISTICHE DEL TERRENO DI GIOCO
Il terreno di gioco ed il campo per destinazione devono essere: • in erba naturale o in manto erboso artificiale approvato dalla FIFA tramite il rilascio di apposita licenza per gare di campionati professionistici (FIFA Quality Pro), o in erba naturale rinforzato con erba artificiale FIFA Quality Pro; il solo campo per destinazione, se artificiale, deve comunque essere approvato da un laboratorio accreditato dalla FIFA tramite il rilascio di apposita licenza. • dotati di superficie piana e regolare; • di colore verde; • in buone condizioni; • dotati di un idoneo sistema di drenaggio; • dotati di idoneo sistema di irrigazione che garantisca la maggiore uniformità possibile nella distribuzione dell’acqua.
Nessun oggetto può essere posizionato ad una altezza inferiore a m 21 dal terreno di gioco”.

Appare tremendamente chiaro che quel “manto erboso artificiale approvato dalla FIFA tramite il rilascio di apposita licenza per gare di campionati professionistici (Fifa Quality Pro)” vale per tutti i club. Indistintamente. Senza distinzione alcuna. Quelli che già si trovano il Lega Pro e quelli che ci arrivano perché promossi dalla serie D. O perché ripescati o perchè riammessi.
Quel certificato (voluto proprio dalla Lega Pro) è obbligatorio. Lo impongono le norme. La semplice documentazione rilasciata dalla LND non è sufficiente.
Il “Fifa Quality Pro” in Italia viene rilasciato soltanto dalla Labosport. Una azienda specializzata nel settore, che opera a livello internazionale. Che, all’uopo, ha ricevuto incarico dalla Fifa. Deve essere richiesto dai club, interessati, che usufruisco di manti erbosi in sintetico. Per ottenerlo ci vuole del tempo. Anche alcuni mesi.

Valeva per il Siracusa negli anni passati, quando giocava ancora in serie C pur essendone sprovvisto (per due anni). Vale nel presente per il Teramo (che il manto sintetico lo ha rinnovato ora) pur se lo scorso campionato era già tra i professionisti.
Vale oggi anche per il Lecco. Neopromosso dalla serie D. Che non lo possiede. Di più. Non lo ha mai richiesto. Domenica scorsa poteva “scoppiare” il caso. Sarebbe stata una “Bomba”. Lo ha evitato soltanto il buon senso del presidente della Pro Vercelli Massimo Secondo. Sarebbe infatti limitativo bloccarsi sul risultato del campo. Il vero problema è di una portata generale ben più importante.
Il rispetto generale delle norme. Se è vero che si desidera migliorare il sistema. A cosa serve scriverle, le norme, se poi vengono gettate nel cestino della spazzatura. Oppure se ne fa uso improprio, favorendo magari il prescelto di turno.
Perché ribadendo sempre la riflessione di quel mio illustre amico “a pensar male è peccato, ma spesso ci si indovina!”
E’ evidente, caro il mio Ghirelli (e caro Gravina), che quell’articolo A.2 è carente. Incompleto. Una svista madornale! Fatto con il “falcione” dicono proprio in Umbria, la tua terra.
Ci si doveva imporre.
Quel certificato, tanto importante, doveva essere allegato alla domanda di iscrizione al campionato. Concepito, al pari di altre, come “conditio sine qua non” per ottenere la licenza nazionale.
La dimostrazione, ulteriore, che il campionato di serie C, per l’ennesima stagione, è taroccato.
La domanda che pongo al “girovago” Francesco ed al bel “Gabri” è: come intendete comportarvi nell’immediato futuro?
Non posso fare a meno che riportare, nell’attuale, la vicenda che vede coinvolto il Cerignola. Che di ragione ne ha da vendere. Più di tutti.
Sbaglia chi ritiene che il club dei Grieco non ha più possibilità di essere ammesso il serie C. Nel merito lo stabilirà la “collegiale” del Tar del Lazio che si raduna il prossimo 9 settembre. Nella seduta di fine luglio il tema non venne affrontato. Il Collegio di Garanzia del Coni gli aveva già dato ragione!
L’emergere delle recenti situazioni, tra le quali le citate Siracusa, Teramo, Lecco (ma quanti sono realmente le società di serie C che possiedono quel certificato, ribadisco obbligatorio?) rafforza la posizione del club pugliese. Il Cerignola merita di essere ripescato tra i professionisti. Lo ha deciso il risultato del campo. Lo stabiliscono le regole. Tra tutte le infrastrutture nelle quali si usufruisce di manti in erba sintetica, il Monterisi è quello migliore.

Senza dimenticare che, in attesa del giudizio di cui sopra, L’Audace Cerignola non sta giocando nel campionato di serie D. Ha ottenuto una deroga in attesa di.
Si rassegnino allora il bel Gabri ed il “girovago”. Al 9 settembre saranno state giocate soltanto tre partite di campionato. Volessero perseverare nel loro insano atteggiamento, volessero ricorrere al Consiglio di Stato, passerebbe al massimo un’altra settimana. “Ributtare” giù il calendario del girone C per portarlo a 21 squadre non sarà pertanto un compito immane.
Renderà giustizia al Cerignola. Servirà loro, quanto meno, a restituire un “grammo” di quella credibilità totalmente smarrita.